15 Luglio 2026

L’ecosistema digitale, nel quale convivono internet, i motori di ricerca, i social media e le riviste digitali come Ruminantia, ha permesso a tutti, o meglio a molti, l’accesso alle informazioni, con o senza l’intermediazione giornalistica.

Molte riviste scientifiche peer reviewed sono ormai open access, anche se non ancora tutte, e iniziative come la rubrica ASPA Dissemination consentono a un pubblico sempre più ampio la fruizione della ricerca scientifica, contribuendo indirettamente alla diffusione del rigore e della qualità del metodo scientifico.

A noi che ci occupiamo di scienza e tecnica, la possibilità di accedere all’enorme patrimonio di conoscenze disponibile in rete, di valutarne criticamente la qualità e di selezionare le fonti più autorevoli, consente di trasformare informazioni spesso complesse in contenuti chiari, rigorosi e facilmente fruibili, mettendoli a disposizione sia degli operatori delle filiere agroalimentari sia di un pubblico più ampio.

Abbiamo certamente dovuto studiare con grande attenzione gli algoritmi sempre più complessi di Google e dei social media, per non rischiare che contenuti interessanti venissero dimenticati o resi invisibili. Abbiamo compreso quanto sia importante essere indicizzati da Google e quanto sia impegnativo, ma al tempo stesso moralmente indispensabile, verificare ogni notizia, in un momento storico nel quale le fake news sembrano essere fuori controllo, anche a causa dello tsunami di immagini e testi generati dall’intelligenza artificiale, che sta aggravando ulteriormente la situazione quando non viene correttamente gestito.

Noi di Ruminantia crediamo che l’umanità, e quindi ogni singola persona, abbia il diritto alla verità, perché questo principio è strettamente legato alla libertà di espressione e di pensiero, così come a tutti gli altri diritti e doveri che abbiamo scelto di riconoscere, e alla prosperità sanitaria, sociale ed economica della nostra civiltà.

È da molto tempo che la cinematografia e la letteratura, nel rappresentare il futuro dell’umanità, lo dipingono spesso a tinte fosche. Un futuro distopico, caratterizzato da una natura ormai completamente domata e distrutta, sostituita dall’artificiale creato dall’uomo. Un mondo nel quale la tecnica ha soppiantato la cultura e le macchine, nate dall’ingegno umano, finiscono per prendere il sopravvento.

Un mondo popolato da automi e complessi algoritmi che liberano gli esseri umani dal lavoro e dal pensiero, ma che, paradossalmente, rischiano di sottoporli ad una forma di schiavitù inconsapevole.

L’uomo, fin dalla sua comparsa sulla Terra, ha ingaggiato una lunga e difficile battaglia con la natura e con le sue leggi spietate. Lo ha fatto per affrancarsi dall’estenuante lotta per la sopravvivenza, ma ha sempre portato con sé un senso di colpa, perché alla natura apparteniamo e della natura siamo figli, anche se siamo forse i più difficili da gestire, essendo gli unici ad aver cercato di ribellarsi alle sue regole.

L’attrazione quasi irresistibile per la fantascienza distopica e il desiderio di rendere la Terra sempre più artificiale forse non avevano previsto che l’antico sogno umano di vincere la battaglia contro i limiti imposti dalla natura avrebbe potuto portare, in tempi brevissimi e assolutamente imprevedibili, all’invenzione dell’intelligenza artificiale e alla sua disponibilità gratuita per chiunque abbia una connessione alla Rete.

È vero che un primo assaggio di questo cambiamento ci era stato offerto dagli algoritmi di Google e di Meta, ma molti, ingenuamente, pensavano che fossero semplicemente strumenti necessari a ripagare ciò che appariva gratuito. Sapevamo, e sappiamo, che il prezzo da pagare era la nostra profilazione, una fonte preziosa di informazioni per l’industria e il commercio, ma successivamente abbiamo scoperto che questi dati potevano avere un ruolo anche per i partiti politici e per gli equilibri geopolitici mondiali.

Vediamo come le dittature gestiscono la libertà di pensiero e di informazione e come gli strumenti digitali possano essere utilizzati per orientare le elezioni interne e persino quelle di altri Stati. Abbiamo visto come i giganti del web stiano costruendo enormi ricchezze entrando nelle nostre abitudini, nelle nostre preferenze e in aspetti sempre più profondi della nostra vita.

Questo, tuttavia, è comunque progresso e non è corretto pensare di contrastarlo senza condizioni, in nome del principio secondo cui “una volta si stava meglio”.

La sfida non è quindi rifiutare il progresso tecnologico, ma governarlo, affinché gli strumenti creati dall’uomo rimangano al servizio dell’uomo e non diventino strumenti capaci di limitarne la libertà, la conoscenza e la capacità critica.

Ruminantia si definisce indipendente e laica, e i fatti lo dimostrano. Il suo payoff, “libero confronto di idee”, rappresenta una scelta editoriale rigorosa che ci ha accompagnato nel percorso compiuto fino ad oggi e che ha contribuito a portarci dove siamo.

L’11 dicembre 2015 è nato OpenAI, inizialmente una società no-profit con la missione di contrastare sul nascere un’intelligenza artificiale malevola e quindi potenzialmente pericolosa. La sua storia complessa è raccontata con dovizia di particolari sul sito Librologica.

Il 30 novembre 2022 OpenAI pubblica ChatGPT, un’intelligenza artificiale generativa con cui è possibile dialogare, uno strumento che ha sconvolto il mondo e continua tuttora a modificarlo profondamente.

Oggi l’IA generativa, insieme alle altre forme di intelligenza artificiale disponibili, sta entrando in ogni ambito della vita quotidiana e soprattutto nelle abitudini delle persone, che la utilizzano per studiare, svolgere ricerche, trovare risposte anche in ambito medico e per moltissime altre attività.

Si tratta di un enorme progresso, ma accompagnato da rischi importanti. Il rischio di un pensiero unico e della perdita della capacità di elaborare idee autonome può essere molto pericoloso, perché mette in discussione anche il ruolo dell’esperto, almeno di quello realmente competente e riconosciuto, e può relegare in secondo piano la creatività umana, che altro non significa se non la capacità di osservare un problema da prospettive nuove e originali.

Non dobbiamo dimenticare che intelligenza significa “capacità di adattamento a situazioni nuove”, una capacità che spesso utilizza anche euristiche e istinto, cioè meccanismi cognitivi dei quali conosciamo ancora solo in parte il funzionamento.

L’IA basata sui modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM) e quella in grado di creare immagini sono oggi disponibili spesso gratuitamente, almeno nelle versioni di accesso iniziale come ChatGPT, Gemini, Claude, Copilot e altri strumenti. Queste tecnologie stanno ponendo una seria questione occupazionale, ma soprattutto sollevano interrogativi sulla qualità dell’informazione e sul mantenimento dello spirito critico.

Un tempo si diceva: “lo ha detto la televisione”. Successivamente non si è più detto con la stessa frequenza “lo hanno detto i giornali”, spesso diventati strumenti fortemente caratterizzati da orientamenti ideologici e non sempre rispettosi dei diritti alla conoscenza e alla verità. Oggi rischiamo di arrivare a dire: “lo ha detto l’IA”.

Nel frattempo assistiamo alla proliferazione in rete di immagini artificiali, che rappresentano una realtà modificata o costruita, e di testi apparentemente impeccabili ma spesso privi di personalità, perché altamente omologati.

Ruminantia utilizza a volte l’IA generativa per orientarsi nella complessità dei report tecnico-scientifici e realizzarne sintesi successivamente rielaborate attraverso il lavoro della redazione, con l’obiettivo di offrire ai lettori strumenti di valore.

Continuerà tuttavia a farlo mantenendo centrale il contributo delle professionalità presenti in redazione e quello delle numerose università ed esperti che partecipano al nostro piano editoriale, per fornire una lettura critica dei contenuti pubblicati e svolgere una forte azione di contrasto alle fake news.

La redazione di Ruminantia ha deciso inoltre che gli articoli originali pubblicati e classificati come “editoriali” e “opinioni”, realizzati da esperti competenti della galassia Ruminantia nelle specifiche materie trattate senza alcun contributo dell’intelligenza artificiale, recheranno il contrassegno IA Free.

Allo stesso modo, verrà ridotto al minimo indispensabile l’utilizzo di immagini generate dall’IA, per continuare a rappresentare la realtà, e quindi la verità, senza modificarla o travisarla in alcun modo.

Ci piacerebbe conoscere la tua opinione su questa scelta.

About the Author: Alessandro Fantini

Dairy Production Medicine Specialist Fantini Professional Advice srl Email: dottalessandrofantini@gmail.com

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