
La composizione del latte intero bovino si è evoluta per consentire lo sviluppo ottimale della prole, ed è quindi la base nutrizionale naturale del vitello. Nei sistemi produttivi intensivi però il vitello viene allontanato dalla madre e gli viene somministrato un latte ricostituito (milk replacer, MR) la cui composizione si discosta parecchio da quella del latte materno.
Una delle differenze principali riguarda proprio il grasso: normalmente il MR ne contiene poco più della metà rispetto al latte intero.
A partire da questo presupposto Wilms ha pubblicato un’interessante review presentata alla Pacific Northwestern Nutrition Conference.
La formulazione di un alimento per un vitello dovrebbe cercare invece di riprodurre il più possibile la composizione del latte materno. I vitelli nascono con riserve adipose molto basse, circa il 3% del peso corporeo.
Il grasso assunto con colostro e latte serve quindi non solo per la crescita, ma anche per:
- termoregolazione;
- costituzione di riserve energetiche;
- capacità di affrontare periodi di ridotto apporto nutritivo;
- risposta alle malattie e agli altri stress della prima fase di vita.
Questo assume ancora più importanza perché nell’allevamento moderno il vitello affronta contemporaneamente diversi stress: separazione dalla madre, possibile insufficiente trasferimento dell’immunità colostrale, bassi volumi di latte (spesso vengono somministrati 4–6 L/die, mentre in natura il vitello assume 10–12 L/die dalla madre). Inoltre, il vitello viene svezzato precocemente rispetto alle condizioni naturali.
Tradizionalmente si è avuto un certo timore nell’aumentare il grasso del MR perché un’alimentazione più ricca porta effettivamente a una maggiore deposizione adiposa. Inoltre, nelle manze post-svezzamento, un’eccessiva deposizione di grasso nella mammella è stata associata a una minore produzione futura.
E’ importante però sottolineare una distinzione: non esistono evidenze che la deposizione di grasso durante la fase pre-svezzamento comprometta lo sviluppo mammario o la futura produzione di latte. Anzi, un piano alimentare più elevato prima dello svezzamento è associato a maggiore crescita del parenchima mammario e anche di fegato, reni e altri tessuti.
Nei tessuti adiposi, il profilo di espressione genica ha indicato uno spostamento verso gli adipociti beige (Leal et al., 2018), considerati metabolicamente più vantaggiosi rispetto al grasso bianco, poiché gli adipociti beige sono associati a una migliore regolazione energetica Quindi bisogna guardare allo sviluppo complessivo del vitello con un approccio olistico e non limitato al parenchima mammario.
Una maggiore assunzione di grasso attraverso l’alimento liquido è stata inoltre associata a minore mortalità pre-svezzamento. MR più ricchi di grasso hanno inoltre permesso di mantenere la crescita alle basse temperature e sono stati associati a minore morbilità, migliori fecal score e minore necessità di trattamenti farmacologici.
Il vantaggio di utilizzare i trigliceridi (TG) come riserva energetica, piuttosto che i polisaccaridi (glicogeno), è dovuto al numero inferiore di atomi di carbonio presenti negli acidi grassi rispetto a quelli dei carboidrati (Nelson et al., 2008), il che consente di immagazzinare più energia per molecola. Inoltre,non intaccando le riserve di glicogeno muscolare il vitello corre minori rischi di acidosi muscolare.
Qualità dell’apporto lipidico
Il grasso del latte bovino è estremamente complesso: contiene oltre 400 acidi grassi differenti. Il suo profilo cambia anche nel corso della lattazione e probabilmente ha una funzione biologica nello sviluppo del vitello.
Nei MR, però, utilizzare grasso del latte è costoso e compete con l’industria alimentare. Per questo vengono normalmente impiegati grassi vegetali o animali. Questi possono fornire energia e sostenere la crescita, ma non riproducono completamente il profilo lipidico del latte bovino.

Figura 1. Profilo degli acidi grassi del latte bovino intero (WM) (Moate et al., 2007) e di un sostituto del latte (MR) contenente il 65% di grassi di palma e il 35% di grassi di cocco.
Quando il profilo degli acidi grassi e la struttura dei trigliceridi del MR sono stati resi più simili a quelli del latte bovino attraverso l’aggiunta di panna, i vitelli alimentati ad libitum hanno avuto:
↑ ingestione volontaria di MR → ↑ crescita pre-svezzamento
Al contrario, con grassi vegetali come colza + cocco, si sono osservati minore ingestione, minore efficienza alimentare e minore crescita pre-svezzamento.
Sono state osservate anche differenze nel metabolismo lipidico. Alcune combinazioni di grassi vegetali hanno determinato concentrazioni plasmatiche di colesterolo maggiori rispetto a fonti animali/panna e una modifica sfavorevole del rapporto HDL/LDL. L’autore della review precisa però che queste differenze tendevano a ridursi durante lo svezzamento.
Aggiungere panna sarebbe un modo efficace per avvicinarsi al latte naturale, ma economicamente non è realistico. Da qui nasce un’altra idea: identificare quali componenti specifici del grasso del latte possano essere responsabili di parte degli effetti positivi.
L’attenzione si concentra soprattutto su due acidi grassi a corta/media catena naturalmente presenti nel latte ma generalmente assenti nei MR: acido butirrico (C4:0) e acido caproico (C6:0).
Per inserirli vengono utilizzate rispettivamente forme trigliceridiche come tributirina (tributyrin) e tricaproina (tricaproin).
Ed è qui che i risultati diventano molto interessanti.
L’inserimento di tributirina + tricaproina ha determinato:
migliore salute digestiva → migliori fecal score → maggiore digeribilità apparente del grasso → migliore sviluppo intestinale e microbiota
Ma soprattutto è stato osservato un effetto sul rumine.
A 5 settimane i vitelli che ricevevano tributirina mostravano un maggiore sviluppo ruminale anche se non avevano ancora accesso ad alimento solido. Questo è particolarmente interessante perché il latte, grazie alla doccia esofagea, bypassa normalmente il rumine e arriva all’abomaso.

Figura 2. Consumi di sostituto del latte (A), mangime starter (B) e accrescimento (C: incremento medio giornaliero, ADG; D: peso corporeo, BW) nei vitelli (Wilms, 2024b). Il sostituto del latte (13,5% di sostanza secca) è stato somministrato ad libitum dall’arrivo fino a 42 giorni dall’arrivo; lo svezzamento è avvenuto tra il 43° e il 70° giorno dall’arrivo e, dal 71° all’84° giorno, i vitelli sono stati alimentati esclusivamente con alimenti solidi. I trattamenti comprendevano un sostituto del latte con grassi vegetali (palma, cocco e lino, CON, n = 22) e un sostituto del latte contenente la stessa miscela di grassi, alla quale sono stati aggiunti tributirrina e tricaproina (TRI, n = 24).
L’autore ipotizza quindi che tributirina — e forse tricaproina — possano avere un effetto sistemico sulla maturazione gastrointestinale, non semplicemente un effetto locale.
Il maggiore sviluppo ruminale sembra tradursi in qualcosa di molto concreto: maggiore ingestione di starter durante lo svezzamento e, di conseguenza, una transizione più semplice verso l’alimentazione solida e migliori performance di crescita. I vitelli alimentati ad libitum con MR contenente tributirina + tricaproina hanno avuto anche una riduzione del 50% dei giorni di trattamento per malattia.
Questo può essere spiegato dalla combinazione di:
↓ gravità della diarrea + ↑ sviluppo intestinale + ↑ sviluppo ruminale + migliore transizione allo svezzamento = vitello più resiliente
Dal punto di vista metabolico, vitelli alimentati con tributirina + tricaproina necessitavano di meno insulina per controllare la glicemia post-prandiale, suggerendo una migliore sensibilità insulinica.

Figura 3. Dinamica postprandiale del glucosio (A) e dell’insulina (B) nei vitelli. I trattamenti (n = 15 per gruppo di trattamento) comprendevano un sostituto del latte con crema di latte (MF), un sostituto del latte con una miscela di oli vegetali (palma, cocco e lino, CON) e un sostituto del latte contenente la stessa miscela di oli del trattamento CON, alla quale sono stati aggiunti tributirrina e tricaproina (TRI). Le medie con lettere in apice diverse nella legenda sono significativamente differenti (P ≤ 0,05).
Presentavano inoltre:
↓ trigliceridi plasmatici post-prandiali↓ colesterolo plasmatico↓ NEFA.
L’autore però è molto prudente: nell’uomo questi marker sono considerati positivi in presenza di obesità o sindrome metabolica, mentre non sappiamo ancora quale sia il loro reale significato biologico nel vitello giovane.
La conclusione è che abbiamo probabilmente sottovalutato il ruolo dei grassi nell’alimentazione liquida del vitello, dal momento che non è in gioco solo il maggior apporto calorico.
Una maggiore inclusione di grasso consente al vitello di costruire riserve energetiche utilizzabili nei momenti critici — malattia, ridotta ingestione, freddo, svezzamento — e questo può contribuire a spiegare la minore morbilità e mortalità osservata con alimenti liquidi più ricchi di grasso.
Ma soprattutto la composizione lipidica conta.
Avvicinarsi maggiormente al profilo del latte intero e reintrodurre componenti normalmente assenti nei MR, in particolare tributirina e tricaproina, sembra migliorare salute digestiva, sviluppo ruminale, ingestione di starter e transizione allo svezzamento.
Il grasso è contemporaneamente riserva energetica, nutriente funzionale e segnale metabolico, e sia la quantità sia il profilo degli acidi grassi possono influenzare lo sviluppo del vitello.

















































































