
Lavorando a stretto contatto con gli allevatori di vacche da latte, ho notato che due domande vengono poste con particolare frequenza negli ultimi tempi:
- Veramente in Italia si produce così tanto latte?
- Il numero di vacche è diminuito nel corso del tempo?
Abbiamo quindi provato a rispondere con i dati disponibili.
Attraverso il portale SIAN è possibile reperire i dati sul latte prodotto (non rettificato) per singola provincia o regione.
Sul sito di VETINFO STATISTICHE si può invece trovare il numero di capi che hanno partorito – e che sono quindi munti – con età superiore ai dodici mesi.
Questi due parametri sono stati rielaborati a partire dal 2009 fino al 2025 e sintetizzati nel grafico successivo.
Il dato relativo alle vacche da latte è la sommatoria dei capi a “indirizzo produttivo latte” e a “indirizzo produttivo misto”. È probabile che quest’ultimo valore risulti leggermente sovrastimato per la presenza di animali allevati come vacche nutrici ma registrati nell’indirizzo misto.
I dati mostrano un incremento costante del latte prodotto complessivamente in Italia, passato dalle 10.493.536 tonnellate del 2009 alle 13.458.336 tonnellate del 2025.
Anche il numero complessivo di capi munti ha seguito inizialmente lo stesso trend: si è passati dai 1.499.306 capi del 2009 fino a raggiungere il picco di 1.523.052 capi nel 2021. Dal 2022 si è invece assistito a una contrazione del numero di vacche munte, scese a 1.485.993 nel 2025.
Quest’ultimo aspetto offre lo spunto per analizzare la produzione media annua per singola vacca.
È evidente come la produttività per singolo capo sia cresciuta in modo marcato negli anni. La media è infatti passata dai 6.999 chilogrammi del 2009 ai 9.057 chilogrammi del 2025.
Due aspetti sono da sottolineare:
- Questo dato risulta sottostimato per la presenza di vacche inserite nell’indirizzo produttivo misto ma che non vengono munte perché magari vacche nutrici.
- Non ci riferiamo al latte prodotto in una lattazione ma il dato deriva da un brutale conto matematico (latte prodotto in Italia/numero capi complessivi munti).
Utilizzando la classificazione degli indirizzi produttivi (“latte” e “misto”), possiamo definire indirettamente il grado di specializzazione degli allevamenti per ogni regione.
Maggiore è l’incidenza percentuale dell’indirizzo “latte” sul totale, più alto sarà il livello di specializzazione del territorio.
La situazione italiana si presenta fortemente variegata: l’Emilia-Romagna risulta la regione con il maggior grado di specializzazione, mentre la Valle d’Aosta si posiziona come fanalino di coda.
Delineato l’aspetto quantitativo complessivo, analizziamo la distribuzione geografica delle produzioni.
Nel 2025, la Lombardia si è confermata la prima regione per produzione con ben 6.254.700 tonnellate, mentre la Liguria chiude la classifica con sole 1.584 tonnellate.
La tabella seguente illustra, in termini percentuali, il peso di ogni singola regione sul totale nazionale nel 2009 e nel 2025.
È evidente come la Lombardia detenga quasi il monopolio della produzione lattiera sul territorio nazionale, la somma delle prime quattro regioni supera da sola l’80% del latte totale prodotto. Tale assetto non ha registrato variazioni significative tra il 2009 e il 2025.
Questo scenario contrasta parzialmente con la distribuzione dei capi munti, che risultano distribuiti in modo decisamente più omogeneo sul territorio italiano. Ciò evidenzia forti disparità produttive per singolo capo tra le diverse regioni, come mostrato nelle tabelle successive.
In ultimo si è provato a confermare quanto emerso dall’articolo “Come sono andate le produzioni di latte ad aprile e maggio 2026 in Emilia-Romagna?” pubblicato su Ruminantia il 31 agosto 2026.
Emerge chiaramente che le dinamiche osservate storicamente sulla razza Frisona in Emilia Romagna sono del tutto simili anche sull’intera popolazione bovina nazionale. Negli anni il volume produttivo complessivo è cambiato, ma la curva stagionale mantiene un andamento analogo.
Sintetizzando le risposte alle due domande iniziali: sì, in Italia oggi si produce più latte rispetto al passato, e il numero di vacche munte è leggermente diminuito.
Il quadro complessivo evidenzia inoltre ampi margini di miglioramento per tutte quelle regioni che non sfruttano appieno il potenziale produttivo già espresso da realtà come la Lombardia e il Veneto.

























































































