15 Luglio 2026

Lo stress da caldo (HS – Heat Stress) rappresenta una delle sfide più complesse per la zootecnia da latte moderna. L’omeostasi della bovina ad alta produzione viene alterata quando l’indice termo-igrometrico (THI – Temperature-Humidity Index) supera la soglia critica, stimata oggi a 68 per le bovine ad alta produzione (equivalente, ad esempio, a 22 °C con il 45% di umidità relativa).

Sebbene l’attenzione sia storicamente focalizzata sull’impatto durante il periodo di lattazione, che è palese in termini di calo produttivo immediato, la ricerca scientifica recente si sta concentrando sulla fase di asciutta. L’ipertermia ambientale induce un rimodellamento epigenetico, metabolico e immunitario che compromette non solo la vita produttiva della bovina adulta, ma anche la performance della progenie con effetti transgenerazionali concreti (VEDI ARTICOLO).

Fisiopatologia e immunobiologia dello stress termico in asciutta

Il periodo di asciutta (in particolare il close-up, ovvero le ultime 3 settimane prima del parto) coincide con la massima crescita fetale e con l’involuzione e successiva rigenerazione del tessuto mammario. In questa fase, l’esposizione ad un THI elevato agisce come un potente perturbatore endocrino e immunitario.

1. Alterazioni placentari e effetti sul feto

L’ipertermia induce una ridistribuzione del flusso ematico verso la periferia (vasodilatazione cutanea) per favorire la dissipazione del calore, penalizzando l’irrorazione degli organi interni, incluso l’utero.

  • Ipossia e iponutrizione fetale. La placenta va incontro a modificazioni e alterazioni strutturali che si esprimono con una riduzione della superficie dei cotiledoni. Questo comporta la riduzione del flusso ematico utero-placentare compromettendo il trasporto attivo di sostanze nutritive (glucosio, aminoacidi ecc.) e l’allontanamento di materiale di scarto.
  • Effetti sul feto. I vitelli nati da vacche esposte a stress da calore presentano un minor peso alla nascita (-8-10%), una ridotta capacità di assorbimento delle IgG colostrali, a causa di un’alterata permeabilità intestinale, e un’efficienza immunitaria permanentemente compromessa (principalmente per una ridotta proliferazione linfocitaria).

2. Compromissione immunitaria sistemica e mammaria

Durante l’asciutta, lo stress da caldo sopprime l’attività dei leucociti circolanti. Si osserva una netta riduzione dell’attività fagocitaria e del burst ossidativo dei neutrofili polimorfonucleati (PMN), pilastro della difesa innata contro i patogeni ambientali.

Inoltre, l’involuzione mammaria viene alterata: l’HS riduce l’apoptosi cellulare necessaria al turn-over e frena la successiva proliferazione cellulare. Questo si traduce in una marcata suscettibilità alle mastiti nel post-partum e in una minor sintesi di immunoglobuline nel colostro (colostrogenesi carente).

Effetti dello stress da caldo in lattazione

Nella bovina in lattazione, l’omeostasi dà sempre priorità alla produzione di latte, rendendo l’animale estremamente vulnerabile. Il principale meccanismo d’azione dello stress da calore si sviluppa su due binari sinergici: la determinazione di un deficit energetico e la comparsa della sindrome da permeabilità intestinale (Leaky Gut).

1. La sindrome del “Leaky Gut” (Permeabilità Intestinale)

L’ischemia e l’ipossia indotte dalla ridistribuzione del flusso ematico a livello del tratto gastrointestinale alterano le tight junctions (claudine, occludine) degli enterociti. La barriera intestinale perde selettività, permettendo l’ingresso massivo nel circolo portale di frammenti batterici e endotossine, principalmente i lipopolisaccaridi (LPS) derivanti dalla massiccia lisi dei batteri Gram-negativi ruminali (favorita dall’acidosi latente) e intestinali, i quali superano la barriera enterica ed epiteliale ed entrano nel circolo portale. Questo processo innesca una cascata infiammatoria sistemica e aspecifica.

2. Attivazione immunitaria e partizionamento dei nutrienti

Il passaggio di LPS attiva i macrofagi residenti e stimola una massiccia produzione di citochine pro-infiammatorie (TNF-α, IL-1 beta, IL-6). Questo stato infiammatorio sistemico aspecifico:

  • Incrementa il consumo metabolico di glucosio: il sistema immunitario attivato diventa un consumatore obbligato di glucosio (tramite i trasportatori GLUT-1, non insulino-dipendenti). È stato calcolato che un sistema immunitario attivato dai lipopolisaccaridi (LPS) consuma oltre 1 kg di glucosio nelle prime 12 ore, sottraendolo direttamente alla ghiandola mammaria per la sintesi del lattosio.
  • Aumenta il NEB (Bilancio Energetico Negativo): a differenza del digiuno fisiologico, dove la bovina, per rifornirsi di substrato energetico, mobilita intensamente i NEFA (acidi grassi non esterificati) dal tessuto adiposo, lo stress da caldo inibisce parzialmente la lipolisi. Questo processo è dovuto all’iperinsulinemia indotta dall’LPS. L’insulina agisce come freno alla lipolisi e il fegato si trova costretto a una massiccia gluconeogenesi che può richiedere come substrato anche gli amminoacidi delle fibre muscolari.

Indicatori comportamentali e biomarker

L’esposizione acuta e cronica ad un THI elevato comporta una serie di modificazioni di natura comportamentale e biochimica che è necessario conoscere per una gestione ottimale del problema:

Indicatori comportamentali (On-Farm)

La frequenza respiratoria basale di una bovina in comfort termico è di 24-48 atti al minuto. Il superamento della soglia dei 60 atti/min è il primo segnale visivo di attivazione della termoregolazione evaporativa. Sopra gli 80 atti/min, il meccanismo diventa inefficiente, avviando l’animale verso l’alcalosi respiratoria a causa dell’eccessiva eliminazione di anidride carbonica. Per compensare l’alcalosi ematica, il rene libera nelle urine ioni bicarbonato, riducendo la concentrazione di questo tampone nella saliva. Questo fenomeno, unito alla perdita fisica di saliva causata dall’ipersalivazione, priva il rumine del suo principale sistema di tamponamento naturale, aumentando drasticamente il rischio di SARA (Acidosi Ruminale Sub-Acuta).

La temperatura corporea fisiologica della bovina oscilla tra 38.3 °C e 38.8 °C. Il valore di 38.9 °C rettale è la soglia critica universalmente riconosciuta oltre la quale il centro termoregolatore ipotalamico non riesce più a compensare il carico termico ambientale. È utile ricordare che la temperatura vaginale (rilevata tramite data-logger) risulta fisiologicamente più alta di circa 0.2 °C rispetto alla rettale estemporanea e risente meno degli stress da contenimento.

In condizioni di comfort, una bovina rumina tra i 450 e i 550 minuti al giorno. Questo è un valore indicativo ed estremamente variabile da bovina a bovina e da azienda ad azienda. Dal punto di vista pratico è più corretto individuare la base-line tipica di ciascuna azienda. Durante lo stress termico, l’animale riduce l’ingestione e modifica la cinetica masticatoria. Un calo superiore al 15-20% (indicativamente pari a circa 70-100 minuti in meno di ruminazione) è sperimentalmente associato a un crollo del pH ruminale e all’insorgenza di SARA (Acidosi Ruminale Sub-Acuta).

In condizioni normali, una vacca preferisce rimanere sdraiata per circa 11-13 ore al giorno per favorire la circolazione mammaria e il riposo. Sotto stress termico, modifica drasticamente il suo budget del tempo: per aumentare la superficie corporea esposta ai flussi d’aria (favorendo la dissipazione di calore) e ridurre il calore accumulato dal contatto con la lettiera, la bovina rimane in piedi per oltre 13-14 ore. Questo comportamento è la causa diretta delle laminiti e delle pododermatiti aspecifiche che i veterinari riscontrano “a scoppio ritardato” in autunno.

Qui di seguito una tabella riassuntiva dei principali indicatori comportamentali:

Indicatori ematici, biochimici e immunologici

1. Proteine di Fase Acuta (APP): Aptoglobina e Siero Amiloide A (SAA)

In condizioni fisiologiche, i livelli di Aptoglobina e SAA nella bovina sono quasi indosabili nel sangue. La traslocazione portale di LPS attiva i macrofagi epatici (cellule di Kupffer) e i macrofagi splenici, i quali rilasciano la triade citochinica (TNF-α, IL-1 beta, IL-6).

Tale condizione ha un preciso significato clinico durante la fase di asciutta e di transizione: un picco di Aptoglobina o di SAA nelle ultime due settimane di asciutta o nei primissimi giorni del post-partum rivela un’infiammazione subclinica sistemica. Questo stato infiammatorio sistemico e lo stress ossidativo pre-parto compromettono il rilascio sincronizzato delle metalloproteinasi della matrice (MMP) e bloccano la chemiotassi dei neutrofili a livello dei placentomi.

Mancando la corretta degradazione enzimatica del collagene tra cotiledoni e caruncole, il legame fisico tra queste due strutture non si interrompe, provocando una drastica impennata dei tassi di ritenzione di placenta e delle successive metriti.

2. Marker di Stress Ossidativo (ROMs e BAP test)

Il metabolismo della bovina sotto stress termico genera una quantità massiccia di specie reattive dell’ossigeno (ROS), prodotte sia dal disaccoppiamento della catena di trasporto degli elettroni nei mitocondri iper-sollecitati, sia dall’attivazione dei granulociti polimorfonucleati (PMN).

  • ROMs (Metaboliti Reattivi dell’Ossigeno): La concentrazione plasmatica degli idroperossidi, che si formano dall’attacco dei radicali liberi sulle macromolecole cellulari (lipidi, proteine, DNA), è un indicatore molto attendibile di stress ossidativo. Valori superiori a 250-300 U Carr (Unità Carratelli) indicano un danno ossidativo in atto.
  • BAP test (Biological Antioxidant Potential): rappresenta uno dei pilastri per la valutazione del profilo di stabilità ossidativa. Misura la capacità di tutte le molecole antiossidanti del plasma di ridurre il ferro ferrico (Fe³⁺) in ferro ferroso (Fe²⁺), quantificando l’efficacia della barriera antiossidante (vitamine E e C, carotenoidi, glutatione perossidasi, superossido dismutasi).
  • Implicazioni immunitarie: quando il rapporto è alterato (ROMs elevati e BAP basso) si instaura uno stato di forte stress ossidativo. I radicali liberi in eccesso perossidano i lipidi di membrana dei linfociti T e B, alterando i recettori e bloccando le vie di segnalazione intracellulari. Ciò sopprime la capacità dei linfociti di proliferare per clonazione in risposta a un antigene, diminuendo fortemente l’efficacia dei protocolli vaccinali eseguiti in estate e la memoria immunitaria della mandria.

3. Cortisolemia e immunodepressione

L’ipereccitazione del sistema nervoso centrale indotta dallo stress da caldo attiva l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, determinando una secrezione pulsatile e acuta di cortisolo. I glucocorticoidi (cortisolo) penetrano nella membrana dei neutrofili polimorfonucleati (PMN) e si legano al loro recettore citoplasmatico, inibendo la trascrizione del gene per la L-selectina.

La L-selectina è una molecola di adesione superficiale indispensabile affinché il neutrofilo possa “rotolare” sull’endotelio vascolare (rolling) e successivamente attraversare la parete del vaso (diapedesi) per dirigersi verso il focus infettivo. Senza L-selectina, i PMN rimangono intrappolati nel torrente circolatorio (provocando una leucocitosi/neutrofilia fittizia nei profili ematologici) e sono biologicamente incapaci di migrare nei tessuti per fagocitare i microrganismi patogeni, spianando la strada alle infezioni.

4. Profilo metabolico avanzato (NEFA e BUN)

  • Disaccoppiamento NEFA/BHBA: nel classico deficit energetico da digiuno fisiologico, la mobilizzazione dei grassi dal tessuto adiposo eleva i NEFA plasmatici, i quali vengono parzialmente convertiti dal fegato in corpi chetonici (BHBA). Sotto stress termico questo meccanismo viene alterato. I lipopolisaccaridi (LPS) stimolano la liberazione di insulina (iperinsulinemia da endotossina) e l’insulina agisce come un potente inibitore della lipolisi (inibendo la lipasi ormone-sensibile). Di conseguenza, la bovina sottoposta a stress da calore presenta un deficit energetico drammatico, dovuto al crollo dell’ingestione di sostanza secca, ma i NEFA rimangono artificialmente bassi o basali, mentre il BHBA può aumentare in modo anomalo a causa dell’alterato metabolismo degli acidi grassi a catena corta a livello epatico o ruminale.
  • Azotemia (BUN): poiché l’insulina blocca la mobilitazione del tessuto adiposo (NEFA bassi), la bovina non può utilizzare i grassi come substrato energetico alternativo per sostenere i costi dell’attivazione immunitaria. Il fegato è quindi costretto a deviare verso la gluconeogenesi, utilizzando gli aminoacidi derivanti dal catabolismo del tessuto muscolare scheletrico. La deaminazione di questi aminoacidi glucogenetici (es. alanina, glutammina) produce enormi quantità di gruppi amminici che il fegato trasforma in urea. Valori elevati di BUN in estate non indicano necessariamente un eccesso di proteina degradabile nella dieta, bensì possono rappresentare un segnale di una possibile e severa sarcopenia da catabolismo muscolare indotta dall’attivazione del sistema immunitario. Un valore ematico elevato di urea ha un effetto negativo chiaro e riconosciuto sulla vitalità dell’ovocellula e dell’embrione e può contribuire in maniera significativa al calo di fertilità tipico del periodo estivo.

Strategie di mitigazione basate sull’evidenza medica e nutrizionale

L’approccio professionale deve prevedere interventi combinati che agiscano sia sul microclima (interventi ambientali) sia sulla resilienza metabolica (nutrizione clinica).

Mitigazione ambientale dinamica

In asciutta: limitare il raffrescamento alla sola corsia di alimentazione delle vacche in lattazione è un errore tecnico ancora piuttosto diffuso. Il raffrescamento nel close-up aumenta la DMI pre-parto, preserva il peso del vitello e incrementa la produzione della lattazione successiva.

Gestione degli spazi: ridurre la densità in stalla nel gruppo delle fresche e delle asciutte è una strategia molto efficace per minimizzare il carico termico radiante inter-animale e favorire la DMI.

Immunonutrizione e modulazione ruminale

Per contrastare il Leaky Gut e lo stress ossidativo, la razione estiva deve essere riformulata non solo in termini di densità energetica, ma anche di stabilità ruminale e protezione tessutale:

  • Oligoelementi e integrità intestinale: l’uso di sali di zinco ad alta biodisponibilità (organici/chelati) è fortemente raccomandato. Lo zinco è un cofattore strutturale essenziale per le proteine delle tight junctions; la sua integrazione riduce la traslocazione di LPS.
  • Supporto antiossidante: può dimostrarsi utile incrementare i livelli di vitamina E e selenio (preferibilmente in forma organica, come selenio-metionina) per preservare la funzionalità della membrana dei PMN contro l’immunodepressione indotta dallo stress da calore.
  • Donatori di gruppi metilici e vitamine del gruppo B: colina e metionina rumino-protette supportano la funzionalità epatica (esportazione dei trigliceridi tramite VLDL) e riducono l’incidenza della steatosi epatica in una fase in cui il fegato è già sovraccaricato dal contrasto all’endotossiemia.
  • Modulatori della fermentazione: la somministrazione di lieviti vivi per stabilizzare il pH ruminale, favorire i batteri cellulolitici e limitare la produzione di acido lattico è una strategia utile per ridurre il rischio di acidosi indotta dallo stress da caldo.
  • Gestione dei punti acqua: l’acqua, nei periodi di caldo intenso, non è solo un nutriente ma diventa il principale elemento di termoregolazione della bovina. Senza un accesso semplice e comodo ai punti di abbeverata, qualsiasi sistema di contrasto allo stress da calore è destinato a fallire.

Conclusioni

Il controllo dello stress termico nella moderna medicina di mandria richiede un cambio di paradigma: lo stress da caldo non è semplicemente un problema di “calore”, ma una patologia infiammatoria e immunitaria multiorgano.

Il monitoraggio integrato dei parametri biologici (temperatura vaginale, tempi di ruminazione) permette al medico veterinario e al nutrizionista di quantificare il reale grado di insulto endotossico e metabolico. L’applicazione rigorosa dei protocolli di raffrescamento nelle fasi di asciutta e transizione, abbinata a strategie avanzate di nutrizione, può garantire la sostenibilità economica e il benessere animale davanti al mutamento climatico in atto.

About the Author: Marco Spagnolo

Veterinario Libero Professionista. Email: marcospag@yahoo.it

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