Una precoce ripresa della gravidanza dopo il parto è tra i più importanti fattori per il successo tecnico ed economico di un allevamento di bovine da latte. Molti sono i fattori che condizionano questo fenotipo. Si tende infatti a classificare infertilità e ipofertilità come “Sindrome della sub-fertilità”, proprio a sottolineare il carattere plurifattoriale di queste condizioni.

Per una bovina, come del resto per tutti i mammiferi, la “decisione di riprodursi” è una scelta piuttosto complessa e va soppesata attentamente. Un animale gravido ha fabbisogni nutritivi elevati, avrà necessità di molti nutrienti e tranquillità quando, una volta partorito, dovrà allattare il nascituro e lo stato gravidico lo esporrà ad essere più facilmente preda dei predatori. Ormoni come l’insulina, la leptina, l’adiponectina e la ghrelina, molti nutrienti, le citochine pro-infiammatorie e il nervo ottico, informano costantemente l’ipotalamo sulla disponibilità di nutrienti a breve, medio e lungo periodo, sul fotoperiodo, sulla presenza di infezioni e sulla eventuale presenza di fonti di stress. Queste informazioni condizionano la produzione più o meno intensa (attività pulsatile) del GnRH e quindi di importanti ormoni ipofisari legati alla fertilità, come il GH e le gonadotropine ipofisarie (FSH e LH). A sottolineare la complessità della “decisione di riprodursi” c’è il fatto che anche il follicolo ovarico s’informa più o meno degli stessi “argomenti” dell’ipotalamo affinché questa eventuale “decisione” sia più che ponderata.

Un follicolo di qualità con all’interno un ovocita anch’esso di buona qualità è un requisito fondamentale per avere un embrione che si sviluppi correttamente già nella fase inziale di blastociste e produca quella quantità di interferon tau (INF-τ) sufficiente ad evitare che le prostaglandine prodotte dall’utero causino l’involuzione del corpo luteo, con la conseguente morte embrionale e ripresa del ciclo estrale. Follicoli di qualità e ben cresciuti evolveranno in corpi lutei che sapranno potenzialmente produrre tutto il progesterone necessario a portare avanti le fasi inziali della gravidanza.

Esiste una forte analogia “didattica” tra la crescita dei follicoli, siano essi dominanti o di corte, e il ciclo biologico del mais. Il mais, generalmente seminato per essere poi insilato ed utilizzato come cibo degli animali, è in genere un classe 700, ossia avrà bisogno di circa 135 giorni per trasformarsi da seme a pianta pronta per essere trinciata. Analogamente, per il passaggio del follicolo dominante dalla fase primordiale a quella ovulatoria, sarà necessario un numero di giorni simile a quelli necessari al mais. Fattori come una buona lavorazione del terreno, un azione di contrasto alle erbe infestanti, e una concimazione, piovosità, temperatura e irrigazione adeguate, condizionano la crescita del mais e qualsiasi privazione in uno di questi aspetti può condizionare reversibilmente e irreversibilmente la quantità e la qualità del raccolto. Qualcosa di simile avviene per la qualità del follicolo e dell’ovocita in esso contenuto. La fase preantrale del follicolo destinato a diventare dominante, ma anche di quelli che vanno a costituire la corte follicolare, dura circa tre mesi. In questo tempo piuttosto lungo a condizionare in maniera prevalente un’armonica crescita dei follicoli sono importanti fattori di crescita endocrini, paracrini e autocrini, tra i quali spicca in ordine d’importanza l’IGF-s. Anche in questa fase comunque intervengono le gonadotropine ipofisarie FSH e LH. Nella fase successiva, ossia quella antrale, FSH e LH hanno un ruolo di primo piano nella crescita e nella deiscenza del follicolo rispetto agli altri fattori di crescita.

Abbiamo visto in precedenza la fondamentale importanza che hanno i segnali metabolici, ormonali e ottici nel modulare la secrezione pulsatile del GnRH e conseguentemente di tutti gli ormoni ipofisari. Importanti ormoni come il GH, la leptina e l’insulina hanno specifici recettori a livello follicolare. Oltre a questi condizionamenti ormonali, la crescita del follicolo e la sua capacità di produrre ormoni steroidei, come gli estrogeni e il progesterone, dipende da un sufficiente afflusso di colesterolo, veicolato dalle lipoproteine LDL e HDL. Inoltre, un livello elevato di NEFA e BHBA inibisce un’armonica crescita follicolare, in quanto espressione di bilancio energetico negativo. Una generica carenza amminoacidica è in grado di provocare una significativa riduzione nella produzione endocrina epatica di IGF-1 ma probabilmente anche di quella autocrina e paracrina follicolare. Anche alti livelli di azoto ureico nel sangue sono in grado di condizionare negativamente la qualità del follicolo e dell’ovocita.

Conclusioni

Da questa breve rassegna si evidenza la complessità delle ricognizioni metaboliche e ormonali che la bovina deve fare per riprendere in tempi ragionevoli una gravidanza in seguito al parto, che inevitabilmente coincide con un bilancio energetico, proteico e di gruppi metilici negativo dovuto al fatto che la mammella ha la priorità metabolica su molti altri tessuti. La nutrizione, sia di base che clinica, la genetica e la gestione possono fornire molte opportunità affinché la qualità dei follicoli, del corpo luteo, dell’ovocita, dell’embrione e del “latte uterino” sia ottimale. A dispetto della diffusa credenza che la “Sindrome dalla sub-fertilità” sia l’invitabile conseguenza delle alte produzioni e che il ricorso sistematico alle fecondazioni a tempo determinato (TAI) sia una scelta quasi obbligata, ci sono molti allevamenti di bovine da latte che per tante ragioni hanno un’ottima fertilità, a prescindere dall’uso sistematico della BTAI (Blanket Timed Artificial Insemination). Oggi il buiatra ginecologo dispone di un’ampia gamma di specialità ormonali che hanno una fondamentale importanza nella terapia delle tante forme d’infertilità della bovina da latte.