NRC è un termine gergale utilizzato per riferirsi al libro “Nutrient Requirements of Dairy Cattle”, pubblicato dalla National Academic Press (USA) e realizzato dallo statunitense National Research Council. NRC è quindi l’acronimo di questo ente, analogo forse al nostro CNR. L’ultima edizione di questo libro/manuale risale al 2001, ossia a quasi vent’anni fa.

L’NRC è di fondamentale importanza per i nutrizionisti che si occupano di bovine da latte perché da esso si ricavano i fabbisogni nutritivi di questi animali, la composizione analitica degli alimenti zootecnici e importanti considerazioni sulla loro fisiologia. Per scrivere questo testo un comitato di esperti raccoglie e analizza criticamente le migliori evidenze scientifiche pubblicate sulla nutrizione e la fisiologia della bovina da latte.

Dall’edizione 2001 ad oggi, le bovine da latte, i sistemi d’allevamento, gli alimenti zootecnici, le esigenze dei consumatori e l’impatto ambientale sono profondamente cambiati e la qualità dell’NRC 2001 sta risentendo molto del suo invecchiamento.

Chi si occupa di nutrizione sa bene come in razze molto selezionate come la frisona si siano modificate le priorità metaboliche, la produzione procapite, la forma della curva di lattazione, la capacità d’ingestione, l’efficienza nutrizionale, la capacità di adattamento al THI, la concentrazione nel latte di grasso e proteina, i fabbisogni minerali e vitaminici e la fertilità. L’edizione 2001, o meglio la settima, ci ha “onorevolmente” accompagnato fino ad ora ma siamo tutti consapevoli dei limiti che ormai ha.

Nella primavera del 2013 è iniziato il percorso che porterà alla realizzazione dell’ottava edizione del “Nutrient Requirements of Dairy Cattle”. Il primo passo è stato la generazione di un finanziamento da parte della Fondazione dell’American Dairy Science Association (ADSA). L’NRC ha chiesto 400.000 dollari per iniziare la revisione della collana dei testi per tutte le specie animali d’interesse zootecnico, imponendo il requisito che almeno il 51% delle risorse economiche provenissero da organizzazioni no profit. Undici sono le organizzazioni no profit e profit che hanno messo a disposizione cadauna per il progetto 19.660 dollari, necessari a integrare i 215.000 dollari forniti dall’ADSA.

A Gennaio 2014, il comitato ha iniziato i lavori per la revisione del manuale per le bovine da latte.

Comitato dell’ottava edizione del “Nutrient Requirements of Dairy Cattle”
AppartenenzaRuolo
Richard A.ErdmanUniversity of MarylandPresidente
William P. WeissThe Ohio State UniversityVicepresidente
James DrackleyUniversity of IllinoisMembro
Ermias KebrabUniversity of CaliforniaMembro
Jeff FirkinsThe Ohio State UniversityMembro
Paul KononoffUniversity of Nebraska–LincolnMembro
Michael AllenMichigan State UniversityMembro
Mary Beth HallUniversity of Wisconsin–MadisonMembro
Helene LapierreUniversité LavalMembro
Louis ArmentanoUniversity of Wisconsin–MadisonMembro
Mark HaniganVirginia Polytechnic Institute and State UniversityMembro
Michael VandeHaarMichigan State UniversityMembro

La settima edizione del “Nutrient Requirements of Dairy Cattle”, considerando che è stata strutturata con evidenze scientifiche antecedenti alla sua data di realizzazione, risente di alcune criticità dovute appunto alle profonde modifiche del metabolismo delle bovine da latte dovute all’evoluzione genetica.

Le principali criticità dei contenuti sviluppati nei vari capitoli del libro che creano delle difficoltà ai nutrizionisti nella gestione quotidiana delle diete e del management sono elencate di seguito.

L’ingestione di sostanza secca 

Questo è l’aspetto più importante della nutrizione perché condiziona sensibilmente i calcoli per allestire le razioni e aiuta a comprendere se in allevamento ci sono patologie e se il benessere degli animali è rispettato. Oggi, sono molte le equazioni di stima della capacità d’ingestione della bovina da latte. Negli ultimissimi anni la produzione pro-capite delle frisone è aumentata moltissimo. Non posseggo informazioni precise su quante stalle in Italia nella primavera del 2020 abbiano prodotto più di 40 kg di media perché a causa della pandemia di Covid-19 sono stati sospesi i controlli funzionali dell’AIA negli allevamenti. La sensazione è però che siano moltissimi. In questi allevamenti oltre alla produzione di latte è aumentata anche l’ingestione, mettendo in discussione il paradigma dell’efficienza alimentare.

Energia

Alle bovine da latte non servono megacalorie (Mcal) ma ATP, ossia energia chimica, per i tanti processi metabolici che presiedono, come il mantenimento, la crescita, l’immunità e la riproduzione. Allo stato attuale delle conoscenze, non si è in grado di stimare quante molecole di ATP siano apportate da una razione ma solo l’energia metabolizzabile disponibile. Ho personalmente smesso da tempo di tenere sotto controllo sia l’energia netta lattazione che l’energia metabolizzabile delle razioni destinate alle bovine in produzione, essendo un dato poco correlabile con il BCS d’inizio lattazione, la produzione e la qualità del latte. Un esempio su tutti quello delle vacche il cui latte serve a produrre il Parmigiano Reggiano. Il disciplinare di questa DOP esclude dalla dieta molti alimenti utilizzabili invece dove si produce latte alimentare. Di conseguenza, le razioni hanno una concentrazione energetica nettamente inferiore a quelle normalmente utilizzate su questi animali. Ovvio è che le bovine del comprensorio di produzione del Parmigiano Reggiano sono tendenzialmente più magre ma la fertilità e la produzione di latte non sono così proporzionalmente inferiori.

Il seguire acriticamente la concentrazione energetica della razione utilizzando le varie equazioni di stima oggi disponibili porta inevitabilmente a ridurre la quota di “fibra ruminabile” (eNDF o peNDF), avvantaggiando la concentrazione di amido e acidi grassi. Questi ultimi due nutrienti, pur possedendo una concentrazione energetica elevata, possono alterare in maniera profonda e negativa l’ecosistema ruminale, la funzionalità epatica e i sensori metabolici. Un esempio tra tutti è l’enorme produzione di endotossine o lipopolisaccaridi che si verifica quando il pH ruminale scende vicino alla soglia dell’acidosi ruminale sub-clinica. Un’eccessiva considerazione della concentrazione energetica teorica della razione può condurre al paradosso di avere una dieta che apporta molta energia, e quindi teoricamente favorevole alle migliori performance produttive e riproduttive, ma che causa un’enorme produzione ruminale di endotossine che come è noto interferiscono negativamente proprio su queste due classi di performance (per approfondire questo argomento leggi anche “Il paradosso dell’amido“).

 Ci aspettiamo dal nuovo NRC una risposta a queste perplessità.

Proteine e aminoacidi

Il bilanciamento aminoacidico di una razione per bovine, sia in asciutta che in lattazione, è di fondamentale importanza per le seguenti ragioni. Un’eccessiva concentrazione proteica della dieta è un costo importante e non tollerabile soprattutto negli allevamenti che producono “latte commodity”. Inoltre, l’azoto in eccesso contribuisce in maniera sostanziale all’impatto ambientale negativo (GHG, ammoniaca e eutrofizzazione delle acque) dell’allevamento dei ruminanti. Le carenze proteiche, e più specificatamente amminoacidiche, hanno ripercussioni negative su molti importanti aspetti della salute delle bovine da latte, come la riproduzione, la crescita, l’immunità, la salute epatica e la qualità del latte. Allo stato attuale delle conoscenze, molto si sa sulle carenze di lisina e metionina e su come evitarle con una corretta formulazione delle diete e tramite l’utilizzo di questi due aminoacidi in forma rumino-protetta. Sono però ancora incomplete le conoscenze sui fabbisogni dei ruminanti degli altri 18 aminoacidi e sui loro rapporti. E’ bene inoltre ricordare che la bovina ricorre volentieri alla gluconeogenesi per sintetizzare il prezioso glucosio, molecola di fondamentale importanza per la produzione sia di ATP che di lattosio. Ci sono aminoacidi classificati come gluconeogenetici che hanno una grande importanza per la bovina da latte.

Minerali e vitamine

I fabbisogni di macrominerali, oligoelementi e vitamine indicati nella settima edizione del “Nutrient Requirements of Dairy Cattle” sono ormai obsoleti perché calcolati su bovine sensibilmente meno produttive e con una diversa capacità d’ingestione. Gli eccessi e le carenze di macrominerali, e i ridotti apporti di vitamine e oligoelementi in asciutta, sono fattori eziologici e di rischio di molte delle malattie metaboliche della fase di transizione. Negli animali adulti in lattazione le carenze minerali e vitaminiche possono avere un grande impatto sulla salute e la fertilità delle bovine e sull’attitudine casearia del latte. Ci aspettiamo che nella nuova edizione di NRC ci sia un’importante revisione dei fabbisogni di questi nutrienti.

Additivi

L’industria mette a disposizione di chi alleva e cura le bovine da latte un gran numero di additivi, alcuni dei quali di “comprovata efficacia”, ossia di cui è noto e plausibile il meccanismo d’azione, e con i quali sono state fatte delle prove sperimentali e di campo per valutarne oggettivamente l’efficacia. Questi additivi possono essere fitoterapici, oli essenziali, probiotici, prebiotici, molecole ad effetto immunostimolante, epatoprotettive, etc. Nelle varie edizioni del “Nutrient Requirements of Dairy Cattle” ci sono paragrafi dedicati a questi prodotti. La rapida evoluzione della ricerca scientifica e dello sviluppo tecnologico dell’industria rende però disponibili sempre nuovi additivi e l’opinione su alcuni di essi che si potrebbe trovare espressa anche nell’ottava edizione del libro sarebbe di grande utilità per gli stakeholder.