Si discute spesso dei problemi di fertilità della Frisona, ed è questo uno dei cavalli di battaglia di chi propone l’incrocio come una possibile alternativa che garantisce produzioni di qualità, longevità e fertilità ottimali. Sempre più spesso le due situazioni vengono proposte in alternativa:

a) la Frisona fa tanto latte ma non è funzionale;

b) l’incrocio garantisce buona produttività e ottima funzionalità.

Molto meno frequentemente, a chi alleva Frisona con ottimi risultati produttivi e fatica a mantenere livelli superiori di longevità e fertilità, si propongono strategie di selezione che puntino a mantenere il livello produttivo e a migliorare la funzionalità lavorando in purezza. Gli strumenti oggi disponibili per la Frisona, e la grande variabilità presente nella popolazione su tutti gli aspetti funzionali, consentono infatti di impostare programmi di miglioramento aziendale che puntino a recuperare la longevità e la fertilità senza abbandonare la razza pura.

Ottenere buoni risultati combinando azioni di miglioramento genetico e di gestione aziendale è possibile, ed è una realtà nelle aziende che hanno cominciato ad allontanarsi dai criteri comuni di selezione dei tori di FA che privilegiano soprattutto i kg di latte e la correttezza morfologica.

In tabella 1 si riportano i dati del trend genetico di un’azienda che dal 2014 ha deciso di puntare sulla fertilità senza dimenticare la produzione, e lo ha fatto sviluppando un proprio indice di selezione in cui la fertilità aveva la massima importanza (oltre il 35%) e insieme alla longevità (7%) costituiva il 42% del totale dell’indice, in equilibrio con latte kg e contenuti di grasso e proteina. La morfologia viene migliorata per effetto delle correlazioni genetiche, viene invece dato peso negativo alla taglia per limitare l’aumento di statura e dimensioni degli animali. I livelli di longevità e fertilità delle nuove generazioni, ancor più se combinati con il lento miglioramento del livello per il latte kg, sono significativi.

Gli animali selezionati con la nuova strategia hanno cominciato a partorire nel 2017. In attesa dei dati del 2018, che tradurranno ancora di più in realtà produttiva i livelli genetici della Tabella, i dati del 2017 già raccontano cose importanti: produzione 113 quintali (dati AIA), parto concepimento 121 gg; fecondazioni per gravidanza 2,3; 40 % di vacche gravide alla prima fecondazione. I dati di fertilità dell’azienda sono quasi tornati ai livelli del 2013 quando però la produzione era di soli 101 quintali.

Questo conferma quanto possa essere importante il contributo che la genetica può dare, accompagnato da interventi anche a livello gestionale, alla realizzazione di ottimi risultati a livello fenotipico. Azioni di miglioramento genetico come questa, generazione dopo generazione, possono profondamente cambiare il livello produttivo e riproduttivo di una azienda. Gli strumenti disponibili sono molto efficaci, occorre semplicemente utilizzarli per raggiungere i propri obiettivi.

Un’altra selezione è possibile, anche lavorando in purezza, e dati come questi lo dimostrano.

 

Tabella 1 – Il trend genetico per Cellule, Longevità e Fertilità, Latte e PFT di una azienda che dal 2014 punta a migliorare la funzionalità delle vacche allevati insieme al latte.

CelluleLongevitàFertilitàLattePFT
2007105 99101- 337 - 65
2008102102102- 211- 160
2010 98100100 122 96
2011103101 99 464 1015
2012100101102 551 722
2013102102103 428 1001
2014101103101 674 1142
2015103107107 348 1432
2016103111110 343 1832
2017105113110 667 2270
2018106116110 813 2563

 

 

DOI 10.17432/RMT.2016-2503