turismo-sostenibile
18 Agosto 2025

Nel periodo successivo alla pandemia da Covid-19, il turismo ha vissuto un’esplosione su scala globale. L’esperienza del lockdown, con la costrizione a rimanere in casa, ha lasciato un segno profondo nel vissuto collettivo, generando frustrazione e una diffusa rabbia nei confronti delle istituzioni sanitarie e politiche responsabili delle misure restrittive.

Sul piano antropologico, è interessante interrogarsi su cosa una simile esperienza abbia lasciato nell’immaginario sociale. Non è semplice rispondere senza cadere nei luoghi comuni, ma è evidente che ha reso le persone più insofferenti alle regole e, al contempo, più desiderose di punti di riferimento. La privazione della libertà individuale ha generato profonde contraddizioni su cosa significhi davvero essere liberi.

Secondo i dati ISTAT, nel 2024 l’Italia ha registrato circa 450 milioni di presenze turistiche nelle strutture ricettive, con un incremento del 2,5% rispetto al 2023. Un settore che, secondo la Banca d’Italia, già nel 2018 generava circa il 4% del PIL italiano, quota che sale al 13% se si considera anche l’indotto. Nel panorama europeo, l’Italia si è confermata seconda solo alla Spagna per flusso turistico.

Durante un interessante webinar organizzato dall’IBV-A dal titolo “Viaggiatore: pericolo o risorsa”, con la partecipazione di ospiti di  SKAL International-Italia, ISPRA, CSR-Puglia-CAI, Simtur e Ruminantia, è stato affrontato il fenomeno ormai dilagante dell’overtourism, con particolare riferimento alle città d’arte e alle mete naturalistiche più rinomate.

Una distinzione chiave emersa è quella tra turista e viaggiatore. Il viaggiatore cerca esperienze autentiche, lontane dai circuiti di massa, desidera entrare in contatto con le persone, le tradizioni e anche le problematiche sociali dei luoghi visitati. Andrea Monaco (ISPRA) ha inoltre evidenziato come il turismo di massa, spesso poco rispettoso dell’ambiente, possa diventare un pericoloso veicolo di specie aliene, animali e vegetali, responsabili di gravi impatti sugli ecosistemi.

Le cosiddette “orde turistiche”, voraci e talvolta maleducate, pur generando ricchezza, compromettono il tessuto sociale delle città e l’equilibrio degli ambienti naturali. Trovare un equilibrio è difficile: razionalizzare i flussi turistici significherebbe rinunciare a entrate economiche e posti di lavoro, ma i costi sanitari, sociali e ambientali sono sempre più evidenti.

Forse, con il passare del tempo, il ricordo del lockdown si attenuerà e con esso anche la frenesia di “recuperare il tempo perduto” viaggiando compulsivamente. Quando fare la fila per salire su una montagna diventerà stancante quanto quella per andare al lavoro, il turismo potrebbe naturalmente ricalibrarsi. Un modello ibrido, tra turismo lento e turismo di massa, come quello raccontato da Linea Verde su Rai 1, può rappresentare un punto d’equilibrio virtuoso.

Durante il webinar, Federico Massimo Ceschin (Simtur) ha proposto di incentivare un turismo alternativo, indirizzato verso aree rurali e agro-zootecniche. In un’epoca in cui il turismo ha numeri da capogiro, è fondamentale introdurre una vera e propria etica del turismo, che sia anche oggetto di normazione e regolamentazione.

Le città d’arte, tra le mete più gettonate, sono state travolte da un’offerta dilagante di affitti brevi che ha contribuito a far lievitare i prezzi delle abitazioni, spingendo molti residenti verso periferie sempre più distanti, con ricadute pesanti in termini di pendolarismo e impatto ambientale. La pressione della domanda turistica ha avuto effetti anche sulla ristorazione: il low cost ha spesso penalizzato le attività tradizionali e i prodotti locali a chilometro zero, compromettendo la valorizzazione di un’agricoltura e di un’alimentazione sostenibili.

Rendere attrattive dal punto di vista turistico le aree interne italiane, spesso collinari e pedemontane, è parte della soluzione. Queste zone, che rappresentano il 60% del territorio nazionale e ospitano circa il 25% della popolazione in 4.000 comuni, sono ricche di parchi naturali, siti archeologici, storia, cultura, tradizioni, buon cibo e aria pulita. Possono diventare un vero e proprio giacimento di valore per chi le abita e per chi le visita.

Il film Un mondo a parte”, con Virginia Raffaele e Antonio Albanese, racconta con ironia e umanità il dramma dello spopolamento e il desiderio di restare nella propria terra. Racconta l’eroica decisione di salvare la scuola del paesino dalla chiusura e di un ragazzo che decide di non abbandonare la terra dei suoi genitori per andare a cercare un futuro e una dignità nelle sempre squallide periferie delle città. La riqualificazione delle aree interne non dovrebbe più essere un atto eroico, ma il frutto di un piano di sviluppo solido e lungimirante, capace di generare reddito e qualità della vita.

Se anche solo una piccola parte del turismo di massa venisse intercettata da chi desidera davvero essere viaggiatore, queste aree potrebbero rinascere. Il viaggiatore consapevole, curioso e rispettoso può essere il protagonista di una nuova stagione del turismo, che esca dalla logica del “mordi e fuggi” e recuperi il senso autentico del viaggio.

C’è una differenza sostanziale tra viaggiatore e turista, così come tra l’artigianale e l’industriale, tra un piatto cucinato con lentezza e uno confezionato. Il “liberi tutti” del post-Covid è stato un fenomeno esplosivo, forse destinato a esaurirsi. Al contrario, il turismo lento, se sostenuto da politiche intelligenti e dall’iniziativa privata, può crescere e fare la differenza.

Speriamo che il ricordo del lockdown resti vivo non per alimentare paure, ma per ricordarci quanto è preziosa la libertà di muoversi e di incontrarsi. Viaggiare per sentirsi liberi va bene, ma essere viaggiatori, anche solo di prossimità, è forse la vera essenza dell’essere umano. Una scelta che restituisce serenità, senso e, in fondo, umanità.

About the Author: Alessandro Fantini

Dairy Production Medicine Specialist Fantini Professional Advice srl Email: dottalessandrofantini@gmail.com

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