15 Settembre 2025

Lo sviluppo della tecnologia del seme sessato da latte ha diminuito il numero di animali necessari alla rimonta interna ed accelerato il progresso genetico della zootecnia da latte negli ultimi vent’anni.

Contestualmente, la domanda di carne globale continua ad aumentare e, almeno nei paesi occidentali e negli Stati Uniti, si è orientata verso segmenti qualitativi medio/alti, rendendo il frisone in purezza, per la sua angolosità, il periodo di crescita lungo, la scarsa resa della carcassa e dello spessore del grasso di copertura, un animale da carne “superato”.

Questi due fattori concomitanti hanno creato l’esigenza/opportunità di incrociare la Frisona con razze da carne, per la quota eccedente la rimonta, in modo da garantire un maggior valore al vitello svezzato.

Per valutare dal punto di vista numerico questo trend è opportuno ricordare questi dati: negli Stati Uniti la vendita di fiale di bovini da carne è passata da 2,5 milioni di dosi nel 2017 a quasi 10 milioni nel 2023, e questo aumento è avvenuto essenzialmente come razze incrocianti sulla Frisona.

In Italia, ed anche altrove, i due business, latte e carne, sono tradizionalmente separati, e quindi la vendita del vitello avviene dopo 10 giorni di vita (Stati Uniti) o allo svezzamento, con un peso di 70/80 kg (Italia).

Ma quali opportunità offre ai tre segmenti produttivi interessati: l’allevatore-svezzatore, l’allevatore che effettua il magronaggio e l’ingrassatore? Inoltre, si potrebbe ipotizzare un’unità produttiva unica, se il mercato la premiasse?

In questo articolo non si tratta di genetica, ma solo degli aspetti zootecnici del processo produttivo.

La prima valutazione da fare è che, per quanto riguarda la vita intrauterina del vitello e i tratti epigenetici ad essa legati, le considerazioni che valgono per un animale da rimonta (periodo di nascita, livello alimentare della madre gestante) nel determinarne le performance produttive future, valgono anche nel caso che la progenie sia destinata alla produzione di carne.

La seconda considerazione riguarda la lunghezza di gestazione, leggermente più lunga, che richiede accortezza alla messa in asciutta.

Uno studio su 75.000 vitelli nati ha dimostrato che le vacche coperte con toro da carne non hanno avuto ripercussioni sanitarie nel periodo di transizione, né produttive nella susseguente lattazione.

A proposito della valutazione economica per l’allevatore, Cabrera (2022) ha elaborato un indice sulla marginalità dell’utilizzo del seme da carne (ICOSC) che nel 2022 calcolava in 100 dollari di valore del vitello scolostrato il breakeven point per l’utilizzo di seme da carne. Oggi, negli Stati Uniti, questo animale vale tra 800 e 1000 dollari.

Quindi, soddisfatte le esigenze dell’allevatore, bisogna cominciare a pensare in termini di indici di conversione, chili di carne da vendere e qualità della carcassa per soddisfare il segmento “da carne” del ciclo produttivo. Negli Stati Uniti, nel 2024, i bovini incroci ristallati al peso di 250 kg spuntano prezzi superiori a quelli da carne in purezza.

Nel primo periodo di vita le pratiche di allevamento sono simili a quelle di un allevamento da latte in purezza, ma questo potrebbe limitare l’espressione fenotipica delle caratteristiche da carne.

Il primo aspetto nutrizionale riguarda le caratteristiche del latte ricostituito più adatto per un incrocio: infatti, aumentando grasso e proteine (30% PG, 32% EE) si ha un aumento del volume delle fibre muscolari trasversali (+14%) e della MyoD (acronimo della proteina deputata alla differenziazione muscolare) (+34%) dei vitelli Frisona × Angus.

Il consumo di latte arriva fino a 1,4 kg SS/die e il periodo di svezzamento da considerarsi ideale è tra 60 e 75 giorni, con una curva di decremento del latte di circa 10/15 giorni.

Il secondo riguarda il consumo precoce di concentrato: nella pratica del cow-calf system è assai comune l’utilizzo del creep feeding per i vitelli sotto la madre e, nel caso del vitello confinato, è molto importante il consumo precoce di un concentrato contenente mais intero o laminato come fonte energetica.

Il sistema di allevamento statunitense prevede un periodo di magronaggio (4°/9° mese) in cui si alimentano i soggetti con un rapporto foraggi/concentrati = 40/60%, per poi passare a una razione di finissaggio con un rapporto F/C = 20/80.

Ma al di là degli aspetti delle singole razioni alimentari, che possono essere differenti per tipo di foraggio e per le caratteristiche del mais (che può essere laminato, in farina o sotto forma di pastone), i dati zootecnici sono molto incoraggianti, specialmente per l’incrocio con l’Angus, con indici di conversione di circa 8,1.

                     La razza del padre influisce sulla crescita

AN = Angus, AR = Red Angus, CH = Charolais, HP = Hereford, KB = Waygu, LM = Limousin, SM = SimAngus/Simmental

Il finissaggio dura meno di 6 mesi per garantire ai feedlot l’occupazione di tutti i posti due volte l’anno.

Per quanto riguarda la fase di trasformazione, l’incrocio con l’Angus ha una resa in carne di circa il 61%, un’area del costato tra la sesta e la dodicesima costola (ribeye area) di 90 cm², un punteggio di marmorizzazione che classifica la carne nel settore Choice ed un indice di tenerezza molto elevato.     

                  La razza del toro influisce sulle carcasse? (PennState Extension)

Lettere apice diverse (a-d) rappresentano una differenza statistica significativa (p<0,05). AN = Angus, AR = Red Angus, CH = Charolais, HP = Hereford, KB = Waygu, LM = Limousin, SM = SimAngus/Simmental

Dal momento che il gradimento della carne è molto elevato, questo business diventa interessante ed, al di là degli accordi di soccida col macellatore (oggi i più frequenti nel mercato italiano), si potrebbe implementare una filiera a latere dell’allevamento bovino da latte, che potrebbe dare un significativo contributo al fatturato ed alla marginalità di queste ultime.     

About the Author: Enrico Dubini

Agronomo libero professionista. Email: enricoc.dubini@gmail.com

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