
Mi è capitato più volte, fortunatamente, di assistere a evoluzioni di aziende e dei loro titolari o responsabili, che potevano sembrare impensabili. Le stesse persone non avrebbero immaginato di disporre di così importanti risorse interiori da poter modificare in modo significativo il loro percorso imprenditoriale, oltre che umano.
Questo è analogo a ciò che accade ai giocatori di vari sport o agli avanzamenti di carriera. C’è chi fatica a comprendere il nuovo ruolo e la nuova categoria e c’è invece chi, stimolato da questa opportunità, riesce a modificare sé stesso per calarsi pienamente nel nuovo ruolo e nella nuova categoria. Di fondo, sente lo stimolo a scoprire nuovi mondi e nuovi modi di affrontare le sfide che gli si presentano.
Questa questione ha a che fare con il mito della caverna che risale a Platone ed all’antica Grecia (qui).
Narra la storia di prigionieri incatenati in una caverna, costretti a guardare solo ombre proiettate su una parete, scambiandole per la vera realtà. Il mito descrive il percorso di liberazione di uno di loro, che esce dalla caverna per scoprire il mondo reale, la luce. Questa persona sente il bisogno di tornare nella caverna per avvisare gli altri della sua scoperta; questi lo deridono, lo prendono per pazzo e lo costringono ad andarsene dalla caverna.
Tornando al nostro mondo, desidero osservare che sembra stiano emergendo categorie di imprenditori agricoli legate al mito della caverna. Le persone che scelgono di restare nella caverna sono quelle che, pur operando bene, si accontentano di ciò che passa il convento. In fondo, sono così assuefatte al modo di pensare e gestire acquisito che, pur sviluppando e conducendo l’attività in maniera significativa, non sono spinti da motivazioni più profonde.
Alcuni, rappresentando una minoranza, non si sono accontentati della condizione precedente e hanno iniziato a nutrire dubbi: “Possibile che non esista un altro modo di condurre l’azienda e di interpretare il ruolo di imprenditore agricolo?”
Sostanzialmente si sono chiesti se le ombre che vedevano fossero reali. È la stessa domanda che si pone il giocatore di calcio che debutta in Serie A provenendo dai campionati minori. Al posto della paura o della vertigine, lo guida la curiosità e il desiderio di mettersi alla prova nella nuova condizione.
Questa curiosità, se accompagnata ad una sana quota di timore, è la garanzia del successo.

















































































