E’ inutile sottolineare quanto i costi di alimentazione incidano sui bilanci delle aziende da latte e, in particolare, quanto questo tipo di spesa, rappresentando un esborso diretto per l’allevatore, sia uno dei parametri economici a cui gli allevatori stessi sono più sensibili. E’ per questo motivo che spesso nelle aziende da latte ci si limita a calcolare la redditività utilizzando l’IFOC (Income Over Feed Cost) e cioè i ricavi rispetto al costo di alimentazione, e quindi il margine rispetto al costo di alimentazione. E’ molto difficile generalizzare su quanto i costi di alimentazione incidano sui costi di produzione e su quale possa essere l’effettivo impatto sul reddito. Se in modo esemplificativo si afferma che il costo di alimentazione incide ad esempio per il 40% del costo totale, non è certo la stessa cosa in termini di reddito aziendale se la totalità di questa spesa sia acquistata sul mercato oppure sia autoprodotta.

Le moderne tecnologie hanno permesso negli ultimi anni di fare dei grossi passi in avanti verso l’alimentazione di precisione utilizzando dei modelli di razionamento dinamici in grado di calibrare la razione in base agli effettivi fabbisogni, alla qualità dei foraggi aziendali, e alle sue potenzialità. Uno dei modelli più diffusi a livello mondiale è certamente il CNCPS (The Cornell Net Carbohydrate and Protein System). Nei Paesi Scandinavi si è invece diffuso il metodo NorFor: Nordic Feed Evaluation System. Si tratta di un metodo interessante che ha cercato di spostare l’attenzione dall’uso dei concentrati e integratori all’uso dei foraggi cercando quindi di ottimizzare il costo della razione. I risultati dei primi anni di utilizzo di questo metodo hanno permesso di risparmiare in media dal 5 al 10% sui costi della razione, tanto che in Danimarca il metodo viene utilizzato in circa l’80% delle aziende da latte. In Svezia siamo al 65%, in Norvegia al 55% e in Islanda al 50%: le aziende coinvolte in totale sono circa 9.000 e le vacche circa un milione.

Il metodo NorFor è nato prima di tutto dalle esigenze di standardizzare i metodi di alimentazione nei Paesi scandinavi e di renderli quindi confrontabili tra di loro, rendendo così possibili attività di ricerca su più ampia scala. Questa ricerca è stata indirizzata su una maggiore attenzione al potenziale contributo dei foraggi nella razione riducendo quindi il peso dei concentrati che nei metodi più tradizionali venivano spesso sovrastimati. Questo è risultato l’elemento chiave per migliorare i risultati economici delle razioni utilizzate e valorizzare al massimo la produzione dei foraggi aziendali. E’ naturale che questo tipo di approccio non abbia trovato il favore delle industrie mangimistiche. Le continue analisi dei foraggi, e quindi l’utilizzo di metodi di coltivazione per ottenere prodotti di qualità, hanno riconquistato valore presso gli allevatori che in passato si erano troppo spesso affidati alla compensazione di foraggi di scarsa qualità con l’utilizzo dei concentrati e degli integratori che però facevano impennare i costi di alimentazione. Si tratta però di una strategia molto pericolosa perché, in periodi di prezzi del latte molto bassi, la scarsa marginalità può mettere l’azienda in crisi di liquidità e a rischio di fallimento.

Uno degli obbiettivi è la riscoperta dei valori nutrizionali dei diversi foraggi e il diverso apporto che essi possono dare alla razione, favorendo una complessità varietale e quindi una maggiore biodiversità delle colture in azienda. L’alimentazione di precisione diventa quindi uno degli elementi chiave per la sostenibilità aziendale ambientale ed economica. Nelle aziende danesi il monitoraggio è diventato in molti casi mensile e in alcune aziende si è arrivati ad un aggiornamento quindicinale dei dati per calibrare un razionamento sempre più preciso. Per queste ragioni il metodo scandinavo ha iniziato a destare interesse anche in aziende europee al di fuori del perimetro scandinavo come in Olanda, Slovacchia, Slovenia, Croazia, Germania, Lettonia anche se i numeri di diffusione in questi Paesi sono ancora molto limitati. C’è da aspettarsi che presto questo metodo potrebbe suscitare interesse anche in Italia.

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