Negli ultimi anni si sta diffondendo molto, almeno in Europa, la mungitura robotizzata (AMS). Le ragioni sono tante. La prima è che sicuramente la situazione ideale per le piccole stalle dove la mungitura è gestita direttamente dal titolare perché il costo di un mungitore sarebbe insostenibile. La seconda è la rapida evoluzione tecnologica dei robot e la terza è che le due mungiture giornaliere stanno creando non pochi problemi alla mammella delle bovine molto produttive. La bovina utilizza volentieri la mungitura robotizzata perché attratta dal mangime che le viene somministrato. Questo ha anche l’indubbio vantaggio di una sensibile riduzione dei costi alimentari perchè con la tecnica unifeed (TMR) gruppo unico si tende inevitabilmente a somministrare una quota eccessiva di concentrati a bovine ormai gravide e nella seconda metà della lattazione. Pratica non solo molto costosa ma anche pericolosa per la salute delle vacche.

Quando di sceglie la mungitura robotizzata associata all’unifeed si riduce la quantità di concentrati presenti nella razione somministrata con il carro per permettere alle bovine di mangiare quanto assegnano dal robot. La razione così confezionata si chiama “Partially Mixed Ration”(PMR) proprio per sottolineare la profonda differenza con il TMR. Le scelte nutrizionali da fare sono simili sia nella AMS a flusso libero che nell’AMS a flusso guidato, ossia con cancelli di non ritorno che regolamento l’ingresso delle bovine al robot. La PMR associata alla somministrazione di una parte dei concentrati nel robot ricalca ciò che si faceva in passato quando si associava ad una razione di base somministrata in mangiatoia un supplemento di mangime da dare o in sala di mungitura o a mano in mangiatoia, generalmente due volte al giorno, oppure attraverso un auto-alimentatore meccanico o elettronico.

Questo “ritorno al passato” non deve farci però commettere quegli errori che fecero migrare la maggior parte degli allevamenti al TMR gruppo unico. L’errore più evidente era, e purtroppo ancora è, il legare la quantità di mangime al latte prodotto, generalmente nel rapporto kg 1 di mangime ogni kg 3 di latte, e spesso a prescindere dall’età della bovina e dai suoi giorni di lattazione. Per ottenere l’obiettivo di avere fino a tre mungiture giornaliere medie ci saranno bovine che nelle prime fasi di lattazione ne potranno fare anche di più. Generalmente per ottenere questo obiettivo si stabilisce un tetto massimo di somministrazione di mangime nel robot di kg 4-6, soprattutto in funzione della massima quantità di mangime erogato dal robot ad ogni ingresso. Per mantenere stabile il pH ruminale è bene che questa quota non superi i kg 1.2.

La principale motivazione che spinge le bovine a farsi mungere dal robot è il mangime. Pertanto, questo prodotto deve essere ben pellettato (alta durabilità), fare poca polvere ed essere altamente appetibile. Non ci sono aromi o additivi in grado di aumentare l’appetibilità del mangime. Il “segreto”, se così si può chiamare, sta nel non utilizzare materie prime di scarsa appetibità come i grassi rumino-protetti, la semola glutinata di mais, alcuni sottoprodotti del riso, i distillers e cruscami di scarsa qualità. Le materie prime “classiche” come la soia e i suoi sottoprodotti, il mais, l’orzo, il favino, il pisello proteico, le polpe di bietola, il girasole f.e. e il melasso sono generalmente gradite alle bovine. E’ sempre bene ricordare che le bovine rifiutano anche concentrati molto appetibili nel corso dell’acidosi ruminale per cui, a volte, un basso afflusso al robot di mungitura può essere dovuto ad errori di razionamento più che a problemi intrinseci nel mangime. In caso di dubbio si consiglia di verificare l’appetibilità del mangime su bovine non in lattazione. Un loro rifiuto è tipicamente dovuto alla presenza di alimenti di loro natura poco appetibili o alterati da perossidi o micotossine come la vomitossina.

Un aspetto molto delicato è come impostare la razione alimentare suddividendola tra PMR e mangime del robot. Le considerazioni che seguiranno valgono anche per chi utilizza solo foraggi a volontà in mangiatoia e per chi utilizza alimentatori al posto o in abbinamento al robot di mungitura. Va specificato in premessa che la produzione di latte delle bovine, almeno di quelle non gravide, è parzialmente indipendente dalla concentrazione della razione. La selezione genetica della frisona ha reso la mammella delle bovine in questa fase del ciclo produttivo “prepotente” nell’accaparrarsi le risorse nutritive che gli arrivano dal sangue circolante. In caso di loro indisponibilità essa farà ampio ricorso alla riserve corporee di grasso, amminoacidi e glucosio creando carenze secondarie pericolose per la salute del fegato, la fertilità e il sistema immunitario. Queste profonde modifiche apportate dai genetisti agli assetti ormonali e metabolici, specialmente della frisona, rende obsoleto il concetto che la nutrizione modula la produzione di latte e quindi il formulare le razioni in funzione di quanto latte s’intende produrre.

Nei grandi allevamenti si dividono le vacche in gruppi e per ognuno di essi si formula una specifica razione. I gruppi non sono suddivisi per produzione ma per numero di parti e stadio di lattazione. La ripartizione ideale consiste nell’avere il gruppo del puerperio (0-20 giorni di lattazione), quello delle primipare (dalla fine del puerperio a 250 giorni di gravidanza, il gruppo delle pluripare “fresche” (dalla fine del puerperio a gravidanza accertata), quello delle pluripare “stanche” (gravide, geneticamente scadenti fino a 250 giorni di gravidanza) e un gruppo misto di primipare e pluripare nell’ultimo mese di lattazione. Per ognuno di essi, se le dimensioni dell’allevamento lo consentono, si può somministrare una specifica dieta.

Il robot permette sostanzialmente di fare la stessa cosa ma senza la necessità di una suddivisione fisica delle bovine. Si stilano pertanto cinque razioni complete come se si dovessero somministrare come TMR. Ad ognuna di esse si scorpora la quota di concentrati che si decide di assegnare con il robot per l’obiettivo delle tre mungiture medie giornaliere. In questo modo si evita il rischio dell’acidosi ruminale che comporterebbe anche un rifiuto del mangime del robot eliminando così la motivazione primaria della bovina al farsi mungere. L’esempio più eclatante è quello delle primipare che rappresentano spesso nelle stalle di frisone dal 35 al 40% delle vacche in lattazione. La loro produzione, se rapportata al peso corporeo, è quasi sempre superiore alle pluripare e hanno un fabbisogno aggiuntivo di nutrienti che gli serve per continuare a crescere. Essendo però animali di minore statura e peso corporeo rispetto alle vacche adulte, la loro capacità d’ingestione è limitata a kg 22.5-23.5 di sostanza secca. Assegnando il mangime in funzione della produzione si rischia di alterare il rapporto foraggi-concentrati della razione e di scendere sotto la soglia di pericolosità per il pH ruminale condizionato dalla fibra effettiva, ossia quella rumino-attiva (peNDF). Queste bovine reagiranno all’acidosi ruminale scartando il mangime e quindi riducendo le visite al robot di mungitura o all’auto-alimentatore. Tale rischio si può verificare anche con le vacche nella fase di puerperio e nelle pluripare fresche. Nelle bovine stanche e ormai gravide è l’utero e il tessuto adiposo a sostituirsi alla priorità metabolica della mammella. Un assegnazione del concentrato in funzione della produzione può far correre alle bovine il rischio o d’ingrassare o di non riprendere correttamente lo stato di nutrizione perso nelle prime settimane di lattazione.

Conclusioni

E’ consigliabile  partire dalle cinque razioni di base per suddividere in gruppi virtuali le bovine in lattazione, calcolando con estrema accuratezza l’ingestione potenziale e la variabilità che si avrebbe in ogni gruppo se la razione fosse una TMR. Pertanto i mangimi dei robot, o più genericamente degli auto-alimentatori, non potranno essere standard ma dovranno essere complementari alla PMR di base. Il controllo giornaliero degli afflussi, l’effettivo consumo del mangime assegnato e l’ingestione della PMR permettono di sfruttare appieno le grandi opportunità offerte dal robot di mungitura evitando il rischio di carenze energetiche e proteiche negative e di acidosi ruminale.