Un mese fa è nata Bea, la nostra prima vitella ottenuta mediante la tecnica dell’ E.T..

Il nostro approccio all’E.T. non è stato casuale. E’ nato dall’esigenza di dare ai nostri allevatori uno strumento accessorio che consentisse loro di ottimizzare lo sforzo di selezione genetica. Quante volte riformando un’ottima bovina a fine carriera abbiamo avuto il rimpianto di non avere ottenuto da lei abbastanza figlie? L’E.T. può aiutarci amplificando il potenziale genetico di una bovina, moltiplicandone il numero di figli. La tecnica consente un’accelerazione del processo selettivo genetico, permettendo di ottenere contemporaneamente più figlie da una donatrice di pregio, ma, soprattutto, di sfruttare appieno il potenziale genetico di un soggetto eccezionale, che nella migliore delle ipotesi, potrebbe partorire 5-6 figlie. Nella specie bovina, questa vantaggiosa metodica permette di prelevare uno o più embrioni da un soggetto di alto valore genetico, chiamato donatrice e trasferirli ad altri soggetti (riceventi) che sono geneticamente meno interessanti. Non si tratta di una tecnica recentissima, ma nel tempo è stata migliorata notevolmente e resa più snella ed affidabile. Ciò ha permesso di effettuare tutte le operazioni direttamente in allevamento e di rimandare l’impianto nelle riceventi, grazie alla possibilità di congelare gli embrioni .I vantaggi che possono derivare dall’utilizzo di questa tecnica sono molteplici:

  • Razionale valorizzazione del potenziale genetico
  • Approccio ad alcune patologie ginecologiche
  • Opportunità commerciali (vendita degli embrioni ed ingresso dei maschi nei centri genetici)
  • Biosicurezza (l’acquisto di embrioni è decisamente più sicuro rispetto a quello di manze o vacche)

Inoltre, di recente, si stanno delineando aspetti molto interessanti che potrebbero buttare nuova luce sull’E.T., soprattutto grazie alle nuove opportunità offerte dalla conoscenza del genoma bovino. La genomica ci permette oggi di valutare in modo più oggettivo ed accurato tutte le bovine, selezionandole non più solo sulla base dei caratteri funzionali e produttivi, ma del profilo dei marcatori di cui sono portatrici. In questo modo gli allevatori potranno fare scelte più ponderate sulle vacche su cui investire a livello genetico, avendo l’opportunità di dare un’enorme spinta alla selezione genetica della loro mandria. Selezione volta non più a migliorare solo le performance produttive, ma anche caratteri meno tradizionali, quali la longevità e la fertilità. L’unico vero limite dell’E.T oggi è il costo. La difficile condizione economica ci spinge a concentrare le nostre risorse sull’essenziale, tagliando i costi superflui o rimandabili. L’E.T. sembrerebbe appartenere a questi. In realtà, se confrontato con le altre spese aziendali, è un costo accettabile e dovrebbe essere considerato un vero e proprio investimento. Consentirebbe nel giro di pochi anni di ottenere risultati che la semplice fecondazione artificiale garantirebbe dopo tempi decisamente più lunghi.

 

 

Articolo scritto da Beatrice Di Palma e Marco Spagnolo