Con un nuovo utilizzo del concetto HACCP, gli allevatori possono individuare in una fase precoce i problemi di salute della vacca da latte al fine di risolverli. Tale concetto rientra nella richiesta della Comunità Europea di produzioni sostenibili, a beneficio sia degli allevatori che dei consumatori. Un progetto finanziato dall’UE sta attualmente lavorando sull’adeguamento dello stesso concetto HACCP per la gestione della salute delle vacche da latte.

Janne Rothmann Holm, Aarhus University e Thomas Andersen, SEGES; consorzio GplusE

 

La qualità della vita della vacca è un concetto chiave nella strategia degli allevamenti da latte orientati alla produzione lattiero-casearia. In passato gli allevatori hanno perseguito lo scopo di ottenere maggiori produzioni per avere un maggior profitto economico, e da qui deriva sia la crescita su larga scala delle dimensioni delle mandrie che il miglioramento genetico delle vacche per ottenere una maggiore quantità di latte. Attualmente la comunità Europea ha posto un maggiore accento sulla sostenibilità delle produzioni, sia economica che ambientale, ed inoltre viene richiesta la salvaguardia della salute e del benessere animale.

Per attuare le direttive CEE si richiedono buone capacità di gestione e l’abilità di adattare nuove conoscenze al fine di sviluppare strumenti per gestire in modo sostenibile l’allevamento da latte. L’HACCP è un concetto grazie al quale vengono monitorati e documentati i principali rischi del sistema di produzione, in modo da ottenere un management adeguato dell’allevamento.

Il concetto HACCP è ampiamente utilizzato per garantire la qualità nella catena alimentare, una qualità libera da contaminazione fisica, microbiologica o chimica. Alcuni allevatori che hanno deciso di utilizzare nei propri allevamenti additivi per mangimi e/o premiscelati hanno dovuto seguire il protocollo HACCP, perché obbligati a rispettare la normativa europea sull’igiene dei prodotti alimentari. L’esperienza dalla catena alimentare ha evidenziato la necessità di un massiccio sforzo iniziale per sviluppare e implementare un protocollo HACCP specifico per l’azienda zootecnica, al quale seguiranno una facilità di utilizzo e molteplici vantaggi nella supervisione e nella gestione dei fattori di rischio.

Il concetto HACCP

HACCP sta per “Hazard Analysis and Critical Control Points” (Analisi dei Rischi e Punti Critici di Controllo). Il protocollo HACCP , si basa sul monitoraggio dei “punti della lavorazione” degli alimenti in cui si prospetta un pericolo di contaminazione, sia di natura biologica che chimica o fisica. È sistematico ed ha basi scientifiche; la sua finalità è quella di individuare ed analizzare pericoli e mettere a punto sistemi adatti per il loro controllo (inteso nell’accezione di “regolazione”). Con il concetto HACCP si vogliono controllare i fattori di rischio che potrebbero causare una malattia nelle vacche da latte, piuttosto che curare la malattia stessa. Questi fattori di rischio sono controllati monitorando i punti di controllo critici individuati all’interno del sistema di produzione.

Il primo punto dell’HACCP è l’identificazione e l’analisi dei rischi. Un pericolo è rappresentato da un management errato delle vacche nell’allevamento che può compromettere la salute e il benessere dell’animale, con una ricaduta negativa sui prodotti e i consumatori. Per poter analizzare il rischio devono essere identificati tutti i potenziali pericoli sulla base di una descrizione che classifica tutti i processi svolti entro l’allevamento. I diversi rischi vengono classificati e se il rischio ha un’alta probabilità di verificarsi ed è ritenuto molto pericoloso, viene indicato come un punto critico di controllo. Per poter monitorare un punto critico di controllo dovrebbe essere descritta una procedura da seguire con le azioni correttive da attuare.  Tale procedura servirà per garantire il funzionamento del sistema HACCP.

Bilancio energetico negativo – un esempio dell’uso di HACCP

Un pericolo negli allevamenti da latte potrebbe essere rappresentato dal bilancio energetico negativo (NEB), in cui la razione alimentare giornaliera non soddisfa le richieste nutrizionali della vacca. In particolare il NEB si verifica quando la vacca, durante le prime fasi di lattazione, mobilita le riserve del corpo e di conseguenza perde peso molto velocemente. La gestione di questi cambiamenti è di fondamentale importanza, in quanto sono strettamente legati all’eventuale sviluppo di patologie cliniche e subcliniche nel post-parto ed alle future performance produttive e riproduttive delle bovine, che possono di conseguenza influenzare significativamente il profitto dell’allevatore. La vacca rischia una chetosi clinica o subclinica e l’allevatore potrebbe decidere di abbattere l’animale prima della successiva lattazione.

Con il protocollo HACCP sono identificati i punti di controllo critici per monitorare il pericolo rappresentato dal NEB. Un punto critico di controllo per bilancio energetico negativo potrebbe essere rappresentato dalla misurazione, nel latte o nel sangue, del livello di beta-idrossibutirrato (BHB). Il BHB è uno corpo chetonico la cui concentrazione aumenta nel sangue o nel latte,  quando la mobilizzazione dei lipidi dai tessuti da parte della vacca, per rispondere al NEB,  risulta molto elevata. E’ stato dimostrato che la concentrazione di BHB nel sangue o nel latte è correlata al NEB, se il livello di glucosio nel sangue è relativamente basso. Ciò significa che può il BHB essere utilizzato come punto di controllo critico. Se il livello di BHB è elevato e il glucosio è troppo basso, è necessario avviare azioni correttive. L’azione necessaria dipende dalla situazione specifica ma, ad esempio, potrebbe essere aumentato il livello di energia nella razione alimentare, mediante la riformulazione della razione o la somministrazione di glicol propilenico.

 

Figura: Schema dei livelli in un sistema HACCP generico basato sul bilanciamento energetico negativo.

In un sistema di sorveglianza basato su HACCP è bene registrare su un documento elettronico la variazione del biomarcatore scelto come punto critico di controllo. Nell’esempio con il BHB, il monitoraggio può essere fatto durante la mungitura utilizzando un sistema automatico che registri la quantità di BHB nel latte.

 

Protocollo HACCP standard

In una definizione HACCP tradizionale, un protocollo HACCP deve essere sviluppato specificamente per il sistema che si sta monitorando, permettendo così una valutazione estremamente accurata del monitoraggio. Tuttavia, si richiede anche un ampio team di specialisti per analizzare tutti gli aspetti critici del management aziendale. Invece, con un approccio generico, i rischi e i punti critici di controllo sono predefiniti, e si offrirà un sistema di base più semplice, a cui può seguire un’implementazione grazie ad un piccolo team. Tale team potrebbe essere costituito dall’allevatore e dai consulenti esperti di routine aziendale, quali ad un veterinario e un nutrizionista, supportati poi da un consulente con conoscenze specifiche di HACCP.

GplusE: un progetto di ricerca integrato ai principi di HACCP

Nell’ambito del progetto europeo GplusE (www.gpluse.eu), ricercatori, associazioni di allevatori ed imprese private appartenenti a 6 paesi dell’UE, dagli USA e dalla Cina hanno l’obiettivo di ottimizzare l’efficienza produttiva, ridurre l’impatto ambientale e migliorare la salute e il benessere delle vacche da latte. Una delle aree su cui si focalizza il progetto è l’adattamento dei principi HACCP in una pratica di management standard che possa essere testata negli allevamenti delle vacche da latte. Il progetto è in corso (2012-2018) e mira a testare la pratica di gestione di tale protocollo negli allevamenti.

 

La produzione di latte su larga scala richiede una gestione sistematica dell’allevamento. Nel progetto europeo “GplusE” i ricercatori, le associazioni di allevatori e l’industria lattiero-casearia mirano ad ottimizzare l’efficienza produttiva, ridurre l’impatto ambientale e migliorare la salute e il benessere delle vacche da latte. Una delle aree su cui si focalizza il progetto è l’utilizzo di uno strumento ispirato all’HACCP per migliorare il livello di gestione dell’allevamento.

 

Autori dell’articolo

Janne Rothmann Holm, PhD del Dipartimento di Scienze Animali dell’Università di Aarhus (Danimarca). Il suo campo di ricerca è la prevenzione dei problemi di salute degli animali e l’utilizzo di misure basate sugli animali per la valutazione del benessere e della salute delle vacche da latte.

 

Thomas Andersen è uno specialista senior di SEGES, un centro di consulenza e innovazione danese. SEGES fornisce agli allevatori i migliori strumenti possibili, le più recenti conoscenze e la migliore consulenza. Thomas si sta occupando di “Precision dairy farming” e di come utilizzare i dati raccolti dagli allevamenti nelle pratiche di management.

 

I 7 principi dell’HACCP

L’HACCP si fonda su 7 principi che uniscono valutazione e gestione del rischio e documentazione:

 

Fasi per l’implementazione dell’HACCP

I 7 principi dell’HACCP sono sistematicamente implementati nel sistema HACCP seguendo 12 passi.

 

DOI 10.17432/RMT.2050-2080