15 Giugno 2026

L’evoluzione degli obiettivi di selezione ha progressivamente modificato il profilo della bovina da latte moderna. Se in passato si poneva l’attenzione esclusivamente su quanto latte produrre, negli ultimi decenni la crescente complessità dei sistemi di allevamento e la necessità di migliorare l’efficienza complessiva delle aziende hanno portato ad ampliare il numero di caratteri considerati nei programmi di selezione.

Accanto alla produzione, hanno assunto un ruolo sempre più rilevante caratteristiche funzionali quali la longevità, la salute della mammella, la minor sensibilità alle dismetabolie, la fertilità, la tolleranza al caldo, l’efficienza alimentare e la persistenza della lattazione.

Tradizionalmente, la gestione della bovina da latte si è basata su un modello produttivo caratterizzato da lattazioni standard di 305 giorni, seguite da un periodo di asciutta di circa 60 giorni e pertanto da un interparto prossimo ai dodici mesi. Questo schema, consolidatosi nel tempo sia nella pratica allevatoriale sia nei sistemi di valutazione delle performance produttive, ha rappresentato per decenni il riferimento per la gestione della mandria e per la selezione degli animali.

Tuttavia, il cambiamento degli obiettivi di selezione riflette la crescente consapevolezza che la redditività di un allevamento non dipenda esclusivamente dalla quantità di latte prodotta e dalla qualità dello stesso, ma anche dalla capacità degli animali di mantenersi sani, produttivi ed efficienti nel corso della loro vita produttiva. Una bovina longeva e in buone condizioni sanitarie può infatti permanere più a lungo in mandria, riducendo il fabbisogno di rimonta e consentendo di valorizzare maggiormente il proprio potenziale produttivo. Allo stesso modo, una migliore salute della mammella e una minore predisposizione a dismetabolie o patologie contribuiscono a limitare le perdite produttive e a migliorare il benessere animale.

Il risultato di questo percorso di miglioramento genetico è una bovina capace non solo di raggiungere produzioni elevate, ma anche di sostenere tali livelli produttivi per periodi più lunghi e con una maggiore efficienza biologica. In altre parole, la vacca moderna non è semplicemente un animale che produce più latte, ma un soggetto caratterizzato da una maggiore robustezza funzionale e da una migliore capacità di adattarsi alle esigenze dei sistemi produttivi contemporanei.

L’emergere delle lattazioni estese

In questo contesto, l’emergere di modelli alternativi basati sul prolungamento della lattazione e, più in generale, sulla decentralizzazione del parto nel ciclo produttivo, pone un interrogativo particolarmente interessante. Se la bovina da latte è profondamente cambiata grazie al progresso genetico e alla selezione di caratteri funzionali sempre più complessi, è possibile che anche alcuni dei principi che hanno storicamente guidato la gestione della produzione di latte debbano essere rivalutati? Le lattazioni estese rappresentano una delle possibili risposte a questa domanda, proponendo un approccio che mira a sfruttare più a lungo il potenziale produttivo degli animali e che trova nelle caratteristiche della bovina moderna il proprio principale presupposto biologico e genetico.

Le lattazioni estese rappresentano un modello produttivo alternativo rispetto allo schema tradizionale. In questi sistemi, la bovina viene mantenuta in produzione per un periodo più lungo prima di essere nuovamente fecondata (allungando il periodo di attesa volontario), con l’obiettivo di valorizzare maggiormente il potenziale produttivo dell’animale e ridurre la frequenza degli eventi fisiologici e gestionali associati alla riproduzione. L’interesse verso questo approccio è cresciuto negli ultimi anni grazie al miglioramento del potenziale genetico delle bovine da latte e delle tecniche allevatoriali, che ha reso possibile il mantenimento di livelli produttivi soddisfacenti anche nelle fasi più avanzate della lattazione.

Il ruolo della persistenza della lattazione

Tra i caratteri che hanno acquisito crescente interesse nell’ambito delle lattazioni estese, la persistenza della lattazione occupa un ruolo centrale. Con questo termine si indica la capacità della bovina di mantenere livelli produttivi elevati dopo il raggiungimento del picco di lattazione, contenendo il fisiologico declino della produzione che si osserva con l’avanzare dei giorni di mungitura. A parità di produzione totale, una curva di lattazione più persistente è caratterizzata da una riduzione più graduale della produzione giornaliera e da una maggiore regolarità delle performance nel tempo.

L’importanza di questo carattere emerge in modo particolare nei sistemi che prevedono un prolungamento della lattazione oltre i consueti 305 giorni. In tali contesti, la sostenibilità produttiva ed economica del modello dipende infatti dalla capacità degli animali di mantenere livelli produttivi soddisfacenti anche nelle fasi avanzate della lattazione. Mentre bovine caratterizzate da un rapido declino della produzione tendono a perdere efficienza con l’aumentare dei giorni di mungitura, i soggetti più persistenti possono continuare a valorizzare il proprio potenziale produttivo per periodi significativamente più lunghi.

L’interesse verso le lattazioni estese ha quindi contribuito a rivalutare la persistenza non solo come carattere produttivo, ma anche come possibile obiettivo di selezione da perseguire. In un sistema in cui la frequenza dei parti tende a ridursi e la durata della lattazione assume maggiore importanza, la capacità di sostenere produzioni elevate nel tempo diventa infatti una caratteristica sempre più rilevante. La persistenza si inserisce così all’interno di un più ampio insieme di caratteri funzionali che possono contribuire a migliorare l’efficienza biologica ed economica della bovina da latte moderna.

L’importanza dei caratteri funzionali nelle lattazioni prolungate

Sebbene la persistenza rappresenti il carattere maggiormente associato alla sostenibilità delle lattazioni estese, la sua efficacia non può essere considerata indipendentemente da altri aspetti funzionali della bovina. Il prolungamento della lattazione richiede infatti animali capaci di mantenere non solo adeguati livelli produttivi, ma anche buone condizioni sanitarie e un’elevata efficienza fisiologica nel corso del tempo.

In quest’ottica assumono particolare importanza caratteri quali la longevità produttiva, la salute della mammella, la resistenza ai disturbi metabolici e, più in generale, la robustezza funzionale dell’animale.

La riduzione della centralità del parto

L’interesse verso le lattazioni estese si inserisce all’interno di una più ampia evoluzione dei sistemi produttivi della bovina da latte, caratterizzata da una progressiva riduzione della centralità del parto come elemento cardine del ciclo produttivo. Nel modello tradizionale, infatti, il raggiungimento di un interparto prossimo ai dodici mesi rappresenta uno degli obiettivi fondamentali della gestione aziendale, poiché il rinnovo della lattazione dipende strettamente dall’ottenimento di una nuova gravidanza. Nei sistemi basati su lattazioni prolungate, al contrario, la produzione di latte viene sostenuta per periodi più lunghi e il ruolo del parto tende a perdere parte della sua centralità.

In questo contesto, anche l’importanza relativa dei diversi caratteri funzionali può essere interpretata in modo differente. Nei sistemi basati su lattazioni estese, la riduzione della frequenza dei parti tende infatti a diminuire il peso attribuito alla fertilità come requisito strettamente legato al mantenimento della produzione. Al contrario, assumono maggiore rilevanza caratteristiche che consentono alla bovina di sostenere efficacemente una lattazione prolungata, quali la persistenza produttiva, la longevità funzionale, la salute della mammella e la resistenza ai disturbi metabolici.

Una bovina capace di mantenere elevate produzioni nel tempo, con una buona qualità del latte e una ridotta incidenza di problematiche sanitarie, può infatti valorizzare maggiormente i potenziali vantaggi di questi sistemi rispetto a un animale caratterizzato principalmente da elevate performance riproduttive. Ciò non significa che la fertilità perda completamente importanza, ma che il suo peso relativo tende a ridursi all’interno di un quadro più ampio, in cui la capacità di permanere produttiva e sana per periodi più lunghi assume un ruolo centrale.

Implicazioni sulla rimonta e sul miglioramento genetico

La riduzione della frequenza dei parti comporta tuttavia anche conseguenze che vanno oltre la sola gestione della lattazione. Un minor numero di gravidanze e di parti nel corso della vita produttiva della bovina determina infatti una riduzione del numero di vitelli prodotti e, di conseguenza, una minore disponibilità di soggetti destinati alla rimonta aziendale. Questo aspetto assume particolare rilevanza nei sistemi che prevedono intervalli tra i parti molto lunghi o, nei casi più estremi, l’adozione del cosiddetto ciclo aperto, in cui la bovina viene mantenuta in lattazione senza essere nuovamente fecondata.

In tali contesti, la gestione della rimonta diventa un elemento strategico e richiede una pianificazione attenta. La possibilità di mantenere più a lungo in produzione bovine sane, longeve e persistenti può infatti ridurre il fabbisogno di sostituzione degli animali, compensando almeno in parte la minore produzione di vitelli. Allo stesso tempo, emerge con maggiore evidenza il valore genetico delle bovine presenti in mandria, poiché la selezione di soggetti capaci di sostenere produzioni elevate per periodi prolungati diventa un presupposto fondamentale per il successo del sistema.

Limiti e condizioni di applicabilità

Accanto ai potenziali vantaggi, esistono tuttavia alcuni limiti che ne condizionano l’applicabilità. Non tutte le bovine possiedono infatti le caratteristiche necessarie per sostenere efficacemente una lattazione prolungata. Animali caratterizzati da una scarsa persistenza produttiva, da problemi sanitari ricorrenti o da una ridotta efficienza funzionale possono non trarre beneficio da questo approccio. Le lattazioni estese, e ancor più i sistemi basati sul ciclo aperto, non rappresentano quindi modelli universalmente applicabili, ma strategie che richiedono un’attenta valutazione delle caratteristiche genetiche e funzionali degli animali, oltre che delle specifiche condizioni aziendali. In questa prospettiva, il miglioramento genetico assume un ruolo centrale nell’individuazione di bovine in grado di coniugare persistenza produttiva, longevità, salute e capacità di adattamento a modelli produttivi alternativi rispetto a quelli tradizionali.

Le lattazioni estese rappresentano oggi molto più di una semplice alternativa gestionale al modello produttivo tradizionale. Il crescente interesse verso questi sistemi suggerisce infatti una possibile evoluzione del modo in cui vengono interpretati e valorizzati alcuni caratteri della bovina da latte moderna. Se per decenni la selezione genetica è stata orientata principalmente all’incremento della produzione, oggi emerge con sempre maggiore evidenza l’importanza di caratteristiche in grado di sostenere l’efficienza dell’animale lungo l’intera carriera produttiva.

Più che sostituire gli obiettivi di selezione tradizionali, le lattazioni estese sembrano quindi contribuire a ridefinirne il peso relativo. La produzione di latte continua a rappresentare un elemento fondamentale, ma il suo valore risulta sempre più legato alla capacità dell’animale di mantenere nel tempo efficienza produttiva, salute e adattabilità. In quest’ottica, è possibile ipotizzare che i futuri programmi di selezione attribuiscano crescente importanza a caratteri che consentano di valorizzare maggiormente il potenziale produttivo della bovina nel lungo periodo.

Considerazioni finali e prospettive future

Le lattazioni estese e i sistemi ad esse correlati non costituiscono una soluzione universalmente applicabile, ma rappresentano un interessante esempio di come l’evoluzione genetica possa aprire nuove prospettive gestionali. Comprendere quali caratteristiche rendano una bovina particolarmente adatta a questi modelli produttivi potrebbe rappresentare una delle sfide future della selezione genetica, contribuendo a sviluppare animali sempre più efficienti, resilienti e capaci di rispondere alle esigenze di una zootecnia in continua evoluzione.

L’articolo è stato estratto da una tesi di laurea in Scienze e tecnologie agrarie e forestali – Fondamenti di Zootecnica. Per approfondire i temi trattati in questo articolo e conoscere nel dettaglio i risultati dello studio, è possibile scaricare la tesi completa a questo link.

About the Author: Mattia Filipponi

Laureato in Scienze Agrarie (Univ. di Firenze), si occupa di gestione delle bovine da latte, efficienza produttiva e sostenibilità zootecnica.

Image used alone as a linked logo

Scopri i Partner di Ruminantia

Da leggere - Luglio 2026

Condividi questa notizia!