Con la valutazione di Aprile 2015 sono usciti in Italia gli indici calcolati sulla base delle figlie dei primi tori venduti come genomici nel lontano 2011.

Per chi si aspettava che i tori confermassero i loro indici del 2010 ci sono state grandi sorprese. In realtà quello che è successo è nè più ne meno quello che succede sempre agli indici quando si aggiungono al sistema di valutazioni nuove informazioni che ne cambiano in modo sostanziale l’accuratezza.

Quello che conta è che ogni nuovo indice, con i suoi cambiamenti, è più accurato del precedente e il suo valore esprime la differenza misurata tra le figlie del toro e quelle degli altri riproduttori utilizzati nelle stalle italiane, sia che siano utilizzate per calcolare la parte dell’indice tradizionale che per stimare i valori dei marcatori trasmessi da una generazione alla succesiva per la parte genomica.

Gli elementi che contribuiscono alla variazione dei venduti come genomici nel 2010 sono diversi e più precisamente:

  • i cambi di base: dal 2010 ad oggi se ne sono accumulati 4 che da soli spiegano un abbassamento del valore di 400-450 punti a PFT in media;
  • l’informazione proveniente dalle lattazioni delle figlie che va ad influenzare l’indice ufficiale pesata per la sua accuratezza e riduce l’influenza del pedigree;
  • l’informazione basata sulle lattazioni delle figlie che entra ora nella stima delle equazioni degli effetti dei marcatori e contribuisce a precisarne gli effetti.

Un indice genomico ha un’accuratezza media intorno al 70%, più o meno equivalente a quello dei tori in prima uscita del passato con 20 figlie in 20 allevamenti.

Questo indice ha una probabilità di variare (confidence range) di ± 330 punti a PFT che è molto più alta di quella di un toro provato con figlie con una attendibilità del 94% che ha una variazione attesa di ± 150. In pratica se confrontiamo due tori, entrambi con valore di indice 2500 a PFT, il toro genomico ha un’alta probabilità di variare da 1840 a 3160 (± 2 deviazioni standard), mentre il toro provato ha un range di variazione che va da 2200 a 2650 (Figura 1).

Chi pensa o ha pensato che i tori genomici fossero tori “sicuri” ha decisamente sbagliato strada. E’ per questo che la strategia consigliata di utilizzo di questi tori, ma in generale per tutti i tori, è quella di scegliere un gruppo di tori piuttosto che un singolo. La media a indice di un gruppo di 5 tori genomici con attendibilità pari al 70% è pari a quella dell’indice del toro provato riportato in figura, cioè il 94%, il che riduce la possibilità di variazione dell’obiettivo genetico che vi siete dati per la mandria scegliendo quel gruppo. All’interno del gruppo ci saranno tori che scenderanno rispetto alle previsioni fatte sulla base dei marcatori ma altri che miglioreranno rendendo la media del gruppo più stabile nel tempo.

Il vantaggio offerto dai tori genomici è quello di poter utilizzare la superiorità genetica di cui sono portatori quattro anni prima. Prima della genomica gli allevatori che non utilizzano tori in prova di progenie avrebbero cominciato ad utilizzare i tori solo oggi. Chi ha creduto nella genomica ora sta mungendo le figlie di questi tori.

Figura 1 – La differenza di variabilità attesa per l’indice con valore 2500 di un toro provato (AT = 94) e di un toro genomico (AT = 70).

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