Di sicuro l’acqua è il principale nutriente per tutte le specie animali, bovina da latte compresa. L’acqua è necessaria per tutti i processi fisiologici quali la digestione, metabolismo e trasporto dei nutrienti, eliminazione dei cataboliti, dissipazione del calore corporeo, mantenimento del bilancio idro-salino del corpo e mantenimento dell’ambiente liquido necessario per lo sviluppo del feto. In funzione di peso vivo, sesso ed età, l’organismo animale è composto dal 55-70% di acqua, mentre il contenuto di acqua del latte è mediamente pari all’87,5%. Questo conferma l’importanza dell’acqua potabile nella dieta della vacca da latte. Pertanto, soddisfare i fabbisogni idrici delle vacche da latte tramite acqua di qualità è fondamentale per il raggiungimento del potenziale produttivo quanti-qualitativo e per garantire la salute animale. Una perdita idrica del 10% determina ridotto appetito, prostrazione, irrequietezza e minor produzione di latte, mentre una del 15-20% porta alla cessazione delle funzioni fisiologiche e a morte. La somministrazione di acqua non potabile può essere fonte di patogeni e di composti tossici.

Consumo idrico

Il soddisfacimento dei fabbisogni idrici viene espletato tramite tre fonti: l’ingestione di acqua di abbeverata, l’ingestione di acqua contenuta negli alimenti e tramite l’acqua prodotta dal metabolismo dei nutrienti. Ovviamente quest’ultima quota è insignificante se confrontata con l’acqua ingerita in forma libera o contenuta negli alimenti. Numerosi sono i fattori che influenzano il consumo volontario di acqua da parte della bovina. La ricerca scientifica ha proposto diverse equazioni per la stima del consumo idrico. Le principali variabili correlate positivamente sono: produzione lattea giornaliera, ingestione di sostanza secca, percentuale di sostanza secca della dieta, digeribilità della razione, tenore proteico e di sodio della stessa nonché fattori ambientali come temperatura e umidità relativa. È possibile stimare che per ogni litro di latte prodotto, in funzione della temperatura ambientale e del contenuto d’acqua della dieta, il fabbisogno idrico sia compreso fra 3-4 litri. Nel caso della vacca asciutta le principali variabili relazionate positivamente alla quantità di acqua necessaria sono: tenore in sostanza secca della dieta, ingestione alimentare ed il contenuto proteico della dieta stessa. L’ ingestione idrica avviene più volte durante la giornata ed è generalmente associata ai pasti o alla mungitura. In tal senso la velocità di assunzione dei liquidi varia da 4 a 15 litri/minuto.

Qualità dell’acqua

I principali criteri per la valutazione della qualità delle acque sono cinque: caratteristiche organolettiche, caratteristiche fisico-chimiche, presenza di composti tossici, presenza di eccessi di sali e proprietà microbiologiche. I parametri sono gli stessi presi in considerazione per valutare l’acqua ad uso umano.

Caratteristiche organolettiche

L’odore e il sapore dell’acqua varia in funzione della presenza e quantità delle componenti organiche o inorganiche disciolte o sospese in essa. L’odore di origine organica deriva dalla presenza di materiale quale feci, residui alimentari o alghe. Il gusto può essere salato (presenza di NaCl e KCl), pungente (solfato di calcio), amaro (solfato di magnesio), metallico (presenza di ferro e rame).

Caratteristiche fisico-chimiche

Il pH dell’acqua di abbeverata dovrebbe essere compreso fra 6,5-8,5, preferibilmente neutro. Valori di pH al di fuori di questo range possono disturbare l’attività della microflora ruminale, il processo digestivo e l’assorbimento dei nutrienti. La salinità, i solidi totali disciolti e i sali totali solubili sono tutte misure dei composti solubili presenti nell’acqua. Il principale componente è il cloruro di sodio ma altri componenti importanti associati alla salinità sono bicarbonati, solfati, calcio, magnesio e silicati. Altri composti secondari, ritrovabili in minori concentrazioni, sono ferro, nitrati, potassio, carbonati, fosforo, boro e fluoruri. L’NRC 2001 consiglia di non utilizzare acqua di bevanda contenente più di 5000 ppm di sali solubili, sebbene già da 3000 ppm si possa registrare rifiuto dell’acqua e riduzione della produzione. Anche la durezza dell’acqua rappresenta la quantità di minerali disciolti, principalmente sali di calcio e magnesio presenti come carbonati o sali non-carbonati (somma di solfati, cloruri e nitrati). A seconda della concentrazione di sali disciolti (mg/L) l’acqua può appartenere a una delle seguenti categorie: dolce (0-60); moderatamente dura (61-120); dura (121-180) e molto dura (>180 mg/L). L’elevata durezza dell’acqua deve essere ridotta.

I cloruri nell’acqua si trovano come sali di potassio, sodio, magnesio e calcio. L’eccesso di cloro influenza negativamente le caratteristiche organolettiche dell’acqua (odore e sapore). I solfati nell’acqua possono reagire con calcio e magnesio. Nel caso del solfato di magnesio si ha acqua amara e l’eccessiva presenza può dare diarrea (tutti i solfati hanno effetto lassativo) ed altre turbe gastroenteriche, specialmente nel giovane bestiame. L’acido solfidrico di origine organica o inorganica è il componente solforato a maggior tossicità e già concentrazioni pari a 0.1 mg/L possono ridurre il consumo idrico.

Attenzione particolare va prestata ai livelli dei composti azotati dell’acqua (ammoniaca, nitrati e nitriti), che indicano tutti contaminazione  con sostanza organica. Considerando specificatamente i nitrati dell’acqua, l’azoto nitrico può essere utilizzato dalla microflora ruminale per la sintesi di proteina batterica ma, a livello ruminale, si può verificare anche la riduzione a nitrito. Qualora assorbito, il nitrito riduce la capacità di trasporto dell’ossigeno da parte dell’emoglobina e, in casi gravi, può quindi determinare asfissia. I principali sintomi di intossicazione acuta sono dunque asfissia, respiro difficoltoso, incremento del numero di pulsazioni, schiuma alla bocca, convulsioni e colorazione scura delle mucose. L’intossicazione moderata da nitriti determina riduzione della performance produttiva, infertilità, aborti, carenze vitaminiche indotte (soprattutto nel caso della vitamina A) e malessere generale. La concentrazione di nitrato ritenuta sicura per i ruminanti è inferiore ai 44 mg/L, tuttavia, in caso di problemi legati ai nitrati, vanno analizzati e considerati anche i livelli presenti negli alimenti dato che gli effetti dei nitrati di acqua ed alimenti sono additivi.

Altri micro-minerali nutrienti o contaminanti (fra gli altri ferro, manganese, rame, piombo, zinco, arsenico e fluoro) possono talvolta essere ritrovati nell’acqua di bevanda a livelli potenzialmente pericolosi per la salute della bovina. L’NRC 2001 riporta delle linee guida per i livelli di oligoelementi nutrienti e contaminanti che non dovrebbero essere superati.

Qualità microbiologica

L’accertamento della qualità microbiologica dell’acqua è volto a determinare la presenza di agenti patogeni (batteri, virus e parassiti come coccidi e nematodi) potenzialmente pericolosi. L’analisi microbiologica più comune è la determinazione dei coliformi totali, sebbene esista un test maggiormente specifico volto alla determinazione dei coliformi di origine fecale. I coliformi fecali possono essere determinati in maniera diretta così da poter ottenere informazioni a riguardo della fonte di contaminazione dell’acqua. L’effetto dei coliformi ingeriti tramite l’acqua di bevanda sulla salute dell’animale e sulla popolazione microbica ruminale non è noto.

Conclusioni

Soddisfare i fabbisogni idrici della bovina da latte tramite acqua di buona qualità igienicamente sana, in riferimento ai cinque criteri sopra esposti, è il presupposto per ottenere elevate prestazioni produttive, buona salute degli animali e prodotti finali di alta qualità. Ecco perché l’acqua d’abbeverata deve ricevere la stessa attenzione dedicata generalmente alla razione alimentare. Ad oggi alcuni contaminanti hanno effetti sconosciuti sulle performance produttive. Questo è particolarmente vero nel lungo periodo: acque con bassi livelli di contaminanti consumate per molto tempo. La scarsa qualità dell’acqua può ridurre le performance produttive e determinare patologie aspecifiche, quindi è un aspetto chiave delle procedure utilizzate per investigare le cause di tali problematiche.