La metrite puerperale è una condizione patologica particolarmente importante nel moderno allevamento di bovine da latte e da carne. La finestra temporale in cui si osserva è quella tipica del post-partum (0-20 giorni), in particolare nei primi 10 giorni dal parto. I.Martin Sheldon et al. nel 2006 hanno fatto chiarezza sulla terminologia usata dai vari ricercatori per riferirsi alla metrite, proponendo una classificazione ormai ampiamente accettata dalla comunità scientifica:

  • METRITE di grado I o METRITE CLINICA caratterizzata da un utero scarsamente involuto e secrezioni vaginali purulente senza nessun altro segno di malattia.
  • METRITE di grado II o METRITE PUERPERALE, condizione in cui la bovina presenta un utero scarsamente involuto, perdite vaginali acquose di colore rosso-bruno e di odore fetido ed alcuni segni clinici quali febbre (>39.5°C), depressione e calo della produzione di latte.
  • METRITE di grado III o METRITE SETTICA evoluzione della metrite puerperale con evidenti segni di shock settico (ipotermia, decubito permanente, inappetenza ecc.).

Durante la gravidanza l’utero è sterile ma subito dopo il parto si assiste ad una intensa colonizzazione da parte di batteri che vedono in Escherichia coli per primo e Arcanobacterium pyogenes successivamente i principali rappresentanti. In seguito diverse specie di Prevotella, Fusobacterium necrophorum e Fusobacterium nucleatum (tutti anaerobi)completano il quadro. Da questo momento sarà il complesso equilibrio tra sistema immunitario della bovina e capacità patogena dei batteri a decretare l’evoluzione in un post partum  fisiologico oppure patologico con lo svilupparsi di una delle tre forme di metrite sopra citate. Le basi patogenetiche della metrite inoltre sono intimamente legate ai vari aspetti gestionali, alimentari e igienici dell’allevamento ed una sua alta incidenza è uno straordinario strumento che ci informa che qualcosa non va nel periodo di transizione. Ad esempio una o più delle seguenti condizioni potrà avere come “sintomo” un aumento delle metriti puerperali sopra al 10% (considerata come soglia di allarme) sul totale dei parti :

  • Preparazione al parto errata o inesistente.
  • Scarsa igiene della sala parto.
  • Manovre ostetriche non corrette (igiene!).
  • Gestione del gruppo post partum inadeguata o inesistente.
  • Ipocalcemia.
  • Chetosi/steatosi epatica.
  • Ritenzione di placenta.
  • Bilancio energetico negativo.
  • Infezioni virali o batteriche.

La diagnosi di metrite prevede prima di tutto che le vacche siano osservate precocemente dopo il parto. Purtroppo alcuni allevatori (e veterinari!) sono ancora restii ad includere l’immediato post partum nella visita ginecologica di ruotine. È responsabilità del veterinario sensibilizzare i propri clienti sull’importanza di una diagnosi precoce, facendo leva sugli effetti disastrosi che le infezioni uterine hanno sulla fertilità. È ampiamente dimostrato che la metrite ha un effetto negativo su ovaie e ipotalamo-ipofisi a causa dei lipopolisaccaridi (LPS) di provenienza batterica (E. coli) e delle prostaglandine (PGE e PGF) di provenienza uterina. È intuitivo anche il legame tra metrite ed endometrite. L’esplorazione rettale è il metodo maggiormente utilizzato, tuttavia a causa dell’alto numero di falsi negativi dovrebbe preferirsi la mano in vagina, a patto che le condizioni igieniche vengano scrupolosamente rispettate.

La terapia è ancora oggi oggetto di un vivace dibattito scientifico. Di solito le metriti di I grado non necessitano di alcun intervento. Personalmente, per le metriti di grado II, prediligo il trattamento antibiotico per via generale per 5 giorni associato ad un FANS (flunixin meglumine) per 1-2 giorni ed ad un prudente massaggio uterino, soprattutto per favorire l’eliminazione del gas che talvolta si forma in utero. L’ uso di prostaglandine, ergometrina e lavande uterine è ancora molto popolare anche se la loro efficacia clinica è messa in discussione da più parti. La metrite di grado III  è un emergenza: non esiste una terapia standard ma va adattata ad ogni singolo caso con un’adeguata terapia di supporto atta a contrastare lo shock settico.

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