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15 Luglio 2025

In allevamento, come nella vita, la verità non è sempre necessaria… ma è sempre utile. E a volte è strategica.

Negli animali di interesse zootecnico, la maternità è quasi sempre un dato certo: basta osservare. Anche se, in alcuni casi, non è nemmeno così immediato — nei caprini, ad esempio, adozioni e scambi tra madri possono vanificare la maternità dichiarata. La paternità, invece, è un accertamento ben più complesso: errori umani nella scelta delle dosi seminali, gruppi di monta con più riproduttori, stalloni che saltano i recinti, errori nei registri di stalla, possono rendere il padre registrato un dato altamente incerto.

Un padre sbagliato nei registri significa valori genetici sbagliati e inaccurati. E valori genetici sbagliati portano a decisioni sbagliate, errori d’accoppiamento, progressi genetici rallentati. O peggio: finti progressi, apparenti.

Nelle popolazioni con registro anagrafico, o comunque a ridotta consistenza, l’assenza di un pedigree accurato impedisce semplicemente la selezione.

In questo articolo vi spieghiamo come l’accertamento di parentela non sia solo una questione anagrafica.

A cosa serve davvero conoscere la paternità

Conoscere il vero padre non è un vezzo: è un prerequisito per stimare correttamente il valore genetico degli animali, specialmente in programmi di selezione. Le misure fenotipiche (peso, accrescimento, qualità del latte o della carcassa) da sole dicono poco se non si conosce l’origine genetica dell’individuo. È la relazione tra genotipo e fenotipo, mediata dal pedigree, che consente di attribuire il merito (o il demerito) alle famiglie genetiche e di prendere decisioni selettive efficaci.

In assenza di paternità certa:

  • le stime di ereditabilità perdono precisione;
  • gli indici genetici (EBV) risultano distorti;
  • il rischio di accoppiamenti tra consanguinei inconsapevoli aumenta;
  • l’efficienza selettiva si riduce drasticamente.

Per razze a diffusione limitata o in conservazione, questa incertezza può compromettere completamente l’intero piano genetico; escamotage statistici possono solo in parte correggere queste lacune (Gomez M. e col. 2021).

STR o SNP: gli strumenti per l’accertamento

Ora ricordiamo quali sono gli strumenti a disposizione per verificare la paternità.

  1. STR (microsatelliti):
  • Marcatori genetici altamente polimorfici normalmente neutri, ovvero che non influenzano direttamente i caratteri fenotipici.
  • Costi contenuti.
  • Una buona affidabilità si ottiene con 12–18 loci ben scelti (www.isag.us/committees.asp).
  • Ancora ampiamente utilizzati nei programmi ufficiali, specie nelle razze locali o in conservazione.
  • Tuttavia, richiedono manodopera specializzata per l’interpretazione e il controllo qualità dei risultati in laboratorio.
  • Il principale svantaggio è la scarsa standardizzazione tra laboratori: i risultati ottenuti in un laboratorio non sono direttamente confrontabili con quelli di un altro senza l’impiego di test di allineamento e calibrazione periodici (Pompanon et al., 2005).
  1. SNP (Single Nucleotide Polymorphisms):
  • Più numerosi ma meno informativi singolarmente: si usano panel da centinaia o migliaia di SNP.
  • Maggiore precisione anche tra soggetti imparentati (Tokarska et al., 2009).
  • Estrema riproducibilità tra laboratori, grazie a piattaforme standardizzate.
  • I dati SNP possono essere integrati con informazioni genomiche aggiuntive, ad esempio per calcolo dell’EBV genomico(Strucken et al., 2015).
  • I costi sono in genere più elevati rispetto agli STR, ma in calo costante, grazie all’ammortizzazione delle piattaforme e alla crescente automazione del processo.
  • Per ultimo questi marcatori possono essere coinvolti in funzioni specifiche di interesse selettivo, e quindi una singola analisi per la parentela può restituire anche informazioni di geni utili (e.g Scrapie, caseine, colore dei mantelli ecc.).

Un possibile svantaggio è il rischio, moderato ma concreto, di centralizzazione dei servizi di genotipizzazione presso poche grandi aziende (spesso multinazionali), che possono permettersi workflow elevati per rendere il processo economicamente sostenibile.

La probabilità di esclusione e le diverse strategie di accertamento

Quando si parla di accertamento genetico della paternità, uno dei concetti chiave da comprendere è quello di probabilità di esclusione. In termini semplici, si tratta della probabilità che un test genetico riesca ad escludere con certezza un soggetto come padre biologico di un individuo, sulla base dell’incompatibilità dei genotipi. Maggiore è questa probabilità, maggiore è l’affidabilità del test nel determinare chi non è il padre.

La probabilità di esclusione dipende da diversi fattori, tra cui il numero e il tipo di marcatori genetici utilizzati (microsatelliti o SNP), la frequenza degli alleli nella popolazione e, soprattutto, quanti genitori si conoscono al momento dell’analisi.

Quando si dispone del solo genotipo del presunto padre e del figlio, il test si basa esclusivamente sulla coerenza genetica tra questi due soggetti. In questo caso, è necessario utilizzare un numero maggiore di marcatori per ottenere una buona affidabilità. Baruch e Weller (2008) hanno stimato che, in assenza della madre, servono almeno tra 39 e 54 SNP per raggiungere una probabilità di esclusione del 99%, a seconda della variabilità allelica del panel.

Se invece si ha a disposizione anche il genotipo della madre, la situazione cambia radicalmente. In questo caso, il test può controllare con maggiore precisione l’origine degli alleli trasmessi al figlio, riducendo il numero di marcatori necessari. Nello stesso studio (Baruch e Weller, 2008), è stato dimostrato che 15-17 SNP ben scelti sono sufficienti per ottenere la stessa affidabilità (99%) nel caso in cui entrambi i genitori siano noti. Tuttavia anche per esigenze pratiche dei laboratori di servizio (l’efficacia di un set di marcatori può essere specifico di una razza) si tende a utilizzare panel di minimo 100 marcatori.

Un esempio concreto può aiutare a chiarire il meccanismo. Supponiamo di usare tre marcatori microsatellitari.

  • Al locus 1, il figlio ha alleli 120/126
  • Il presunto padre ha 118/124
  • La madre ha 118/120

In questo caso, il figlio può avere ereditato il 120 dalla madre e il 126 da un altro individuo. Ma il presunto padre non ha il 126, quindi qui c’è un conflitto.

Supponiamo poi che al locus 2 il figlio abbia 138/140, la madre 136/138, il presunto padre 140/142. Tutto regolare: 138 può venire dalla madre, 140 dal padre.

Al locus 3, il figlio ha 150/150, la madre 150/152, il presunto padre 148/150. Anche qui, compatibilità.

Figura 1: Un esempio di analisi di parentela con microsatelliti. Si noti come l’ultimo padre è incompatibile in quanto il figlio non ha ereditato nessuno dei due alleli del soggetto.

Cosa succede? Su tre loci, uno è incompatibile. Se ci fossero 10 o 15 marcatori, e solo 1 o 2 incompatibili, potremmo pensare a un errore di laboratorio o a una mutazione de novo. Ma con così pochi dati non possiamo escludere il padre con certezza: servono più loci per aumentare la probabilità di esclusione. Se invece due loci su tre mostrassero alleli che il figlio non può aver ereditato dal padre, l’esclusione sarebbe già statisticamente molto forte.

Un altro approccio utile è quello dell’assegnazione individuale, che non si basa sull’esclusione ma sulla comparazione diretta tra il profilo genetico di un individuo e una serie di candidati genitori. Questo metodo si usa tipicamente quando si ha un gruppo ristretto di potenziali padri (ad esempio in una mandria a monta naturale con pochi tori), e permette di individuare il candidato con meno conflitti genetici rispetto al figlio. È un sistema efficace, ma richiede un’adeguata copertura genetica e la conoscenza del background di popolazione, perché non si basa su un criterio binario (escluso/non escluso), ma su una valutazione probabilistica (Tokarska, et al., 2009).

Esiste infine un’altra strategia interessante, soprattutto quando si dispone di più figli nati dallo stesso accoppiamento. Genotipizzare più figli full-sib (fratelli pieni) dello stesso padre aumenta l’efficacia dell’analisi: anche se i marcatori sono pochi, l’informazione cumulativa derivante da più soggetti permette una maggiore precisione nella ricostruzione dei legami parentali. Questo approccio è stato descritto efficacemente da Wang (2007), che ha dimostrato come l’inclusione di più individui correlati migliori la capacità di assegnare correttamente la paternità, specialmente in popolazioni con bassa variabilità genetica.

In ogni caso, la chiave è sempre il numero e la qualità dei marcatori utilizzati. Tokarska et al. (2009), ad esempio, confrontando STR e SNP in una popolazione con bassa diversità genetica (il bisonte europeo), hanno mostrato che i SNP offrono una maggiore accuratezza nei test di paternità, grazie alla loro standardizzazione e alla minore suscettibilità agli errori di interpretazione.

In sintesi, sapere quali soggetti confrontare e con quali strumenti fa tutta la differenza. L’analisi con entrambi i genitori è sempre preferibile, ma anche in assenza di uno dei due è possibile raggiungere livelli molto elevati di affidabilità — a patto di scegliere con cura i marcatori e comprendere le dinamiche probabilistiche che stanno dietro a ogni assegnazione genetica.

Per quali animali è importante, e perché anche quelli destinati al macello contano

C’è l’idea diffusa che l’accertamento di paternità serva solo ai riproduttori iscritti a un registro o coinvolti in programmi di selezione ufficiali. In realtà, è proprio negli animali destinati al macello che la conoscenza della genealogia diventa strategica. Sono loro a fornirci i dati fenotipici più concreti, quelli su cui si costruiscono i valori genetici e si prendono decisioni di selezione.

Prendiamo il caso del progeny testing: valutare un toro o un ariete non significa guardare il suo fenotipo, ma osservare le performance della sua progenie. Tuttavia, se non sappiamo con certezza chi sono i figli, i dati fenotipici non sono più utilizzabili a fini genetici. È una catena che si rompe all’origine.

Lo stesso principio vale per il modello BLUP (Best Linear Unbiased Prediction), che consente di stimare il valore genetico (EBV) degli animali tenendo conto dei legami parentali e dei fenotipi osservati. Quando questi legami sono errati o incerti, gli EBV sono distorti, la selezione viene indirizzata in modo scorretto e i risultati attesi non si realizzano (Pimentel et al., 2024).

Anche i modelli genomici si basano sull’integrazione di dati fenotipici e genotipici, e sono fortemente influenzati dalla corretta assegnazione dei genitori. Studi come quello di Cleveland et al. (2012) mostrano che l’accuratezza delle stime genomiche migliora in presenza di parentele note e verificate: più alta è la parentela tra gli animali di riferimento e quelli in valutazione, maggiore è l’affidabilità del GEBV.

Questo significa che gli animali da carne, anche se destinati alla macellazione, sono fondamentali per migliorare geneticamente la mandria. È attraverso di loro che possiamo capire quali riproduttori producono realmente soggetti con buona crescita, resa al macello, qualità della carcassa, efficienza alimentare. Senza paternità certa, questi dati si perdono o — peggio — vengono attribuiti al padre sbagliato, falsando l’intera valutazione.

In contesti con monta naturale multipla, dove diversi maschi coprono contemporaneamente un gruppo di femmine, il problema è amplificato. L’apparente “risparmio” nell’evitare il test di paternità comporta un costo genetico invisibile, fatto di selezione inefficiente, inbreeding non rilevato e occasioni mancate.

Inoltre, la verifica della paternità consente di monitorare il contributo genetico reale di ogni maschio: possiamo capire se un toro domina il pool genico, se certi soggetti non coprono affatto, o se c’è una variabilità che merita di essere gestita. Queste informazioni sono fondamentali anche in programmi commerciali, non solo in ambiti ufficiali o accademici (Tokarska et al. 2009).

In definitiva, testare anche gli animali che vanno al macello non è una spesa inutile, ma un investimento nel miglioramento genetico. Un dato fenotipico ha valore solo se sappiamo a chi appartiene, e quindi da chi deriva. Se non conosciamo il padre, stiamo buttando via informazione. E con essa, anni di potenziale selezione.

Paternità certa = selezione più efficace

Anche a costo di introdurre un po’ di complessità, vale la pena mostrare perché questo concetto sia così cruciale. Il miglioramento genetico in allevamento risponde infatti a una regola chiara, espressa da una formula che quantifica l’incremento medio delle produzioni per generazione, in funzione degli indici genetici e del valore degli animali miglioratori impiegati.

Dove:

  • ΔG è il progresso genetico ottenuto per generazione;
  • i è l’intensità di selezione (cioè, quanto scegliamo solo i migliori, spingo di più su un carattere);
  • r è l’accuratezza della selezione (quanto preciso è un indice di un toro ad esempio);
  • σA è la variabilità genetica disponibile (da qui che conservazione e selezione sono due facce della stessa medaglia! Più diversità più progresso);
  • L è l’intervallo tra le generazioni.

Ora fissiamoci sulla r, l’accuratezza. Avere la paternità certa aumenta le osservazioni fenotipiche disponibili (ad esempio le produzioni di latte di alcune bovine possono essere assegnate ad un toro loro parente): più figli valutati significa più accuratezza. Questo legame è espresso in modo semplice da un’altra formula:

Dove:

  • n è il numero di figli con misure (peso, latte, resa, ecc.);
  • è l’ereditabilità del carattere (quanto è influenzato dalla genetica).

All’aumentare di n e r, cresce anche il progresso genetico (ΔG), con un impatto particolarmente marcato sui caratteri a bassa ereditabilità, come fertilità, longevità, struttura degli arti e altri tratti funzionali.

Figura 2: Accuratezza del valore genetico stimato (EBV) in funzione del numero di figli osservati (n), per due livelli di ereditabilità (h² = 0.10 e h² = 0.40). L’aumento di n migliora r, ma l’effetto è più marcato per caratteri a ereditabilità elevata.

Conclusioni

L’accertamento genetico della paternità non è solo uno strumento di controllo: è un investimento sul futuro genetico della mandria. Che si tratti di selezione ufficiale, gestione della variabilità o valorizzazione del dato fenotipico, sapere “chi è il padre” è ciò che trasforma la zootecnia da mestiere empirico a strategia di miglioramento. La genetica non mente. Ma per farla parlare, dobbiamo prima ascoltare le sue regole.

Riferimenti citati

  1. Baruch, E., & Weller, J.I. (2008). Estimation of the number of SNP markers required for parentage verification. Animal Genetics, 39(5), 474–479. https://doi.org/10.1111/j.1365-2052.2008.01746.x
  2. Cleveland, M.A., Hickey, J.M., & Taylor, J.F. (2012). A common dataset for genomic analysis of livestock populations. G3: Genes, Genomes, Genetics, 2(4), 429–435. https://doi.org/10.1534/g3.111.001123
  3. Gómez, M., Rossi, D., Cimmino, R., Zullo, G., Gombia, Y., Altieri, D., Di Palo, R., & Biffani, S. (2021). Accounting for Genetic Differences Among Unknown Parents in Bubalus bubalis: A Case Study From the Italian Mediterranean Buffalo. Frontiers in Genetics, 12, 625335. https://doi.org/10.3389/fgene.2021.625335
  4. Pimentel, E.C.G., Edel, C., Emmerling, R., & Götz, K.-U. (2024). How pedigree errors affect genetic evaluations and validation statistics. Journal of Dairy Science, 107(6), 3716–3723. https://doi.org/10.3168/jds.2023-24070
  5. Pompanon, F., Bonin, A., Bellemain, E., & Taberlet, P. (2005). Genotyping errors: causes, consequences and solutions. Nature Reviews Genetics, 6(11), 847–859. https://doi.org/10.1038/nrg1707
  6. Tokarska, M., Marshall, T., Kowalczyk, R., Wójcik, J.M., Pertoldi, C., Kristensen, T.N., & Radwan, J. (2009). Effectiveness of microsatellite and SNP markers for parentage and identity analysis in species with low genetic diversity: the case of European bison. Heredity, 103(4), 326–332. https://doi.org/10.1038/hdy.2009.73
  7. Wang, J. (2007). Triadic IBD coefficients and applications to estimating pairwise relatedness. Genetical Research, 89(3), 135–153. https://doi.org/10.1017/S0016672307008902

About the Author: Vincenzo Landi

Professore Associato confermato, settore AGR/17 (Zootecnica e miglioramento genetico) presso il Dipartimento di Medicina Veterinaria, Università di Bari Aldo Moro.

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