L’effetto significativo (P<0,05) riscontrato delle Classi di NEFA pre-parto sugli enzimi epatici (Grafici 3 e 4), suggerisce che i NEFA possano essere un indicatore dello stato di salute del fegato. Infatti, una più intensa lipomobilizzazione pre-parto risulta essere connessa ad una maggiore concentrazione plasmatica della AST nella prima settimana di lattazione, e ad una minore concentrazione della ALT sia nella settimana precedente che in quella successiva al parto. L’effetto sui livelli di AST può essere spiegato, oltre che dal fisiologico aumento dell’attività di questo enzima durante la lattazione, anche da una situazione di lipidosi epatica, per la quale la AST è uno degli indicatori più sensibili. Più in generale l’aumento della AST rivela nel bovino, come negli altri animali, la presenza di danno epatico, indipendentemente dalle manifestazioni cliniche. L’effetto sulla ALT trova invece difficile spiegazione, anche se è riportato in letteratura un fisiologico calo della ALT tipico proprio di questo periodo. Ad ogni modo, lo stato di chetosi si accompagna generalmente ad un’alterazione più o meno accentuata degli enzimi epatici. In tale circostanza, infatti, nella cellula epatica si verifica il massiccio ingresso di aminoacidi di provenienza muscolare, che, ad opera delle transaminasi, vengono trasformati in chetoacidi e quindi in glucosio per far fronte al fabbisogno energetico. L’aumento intracellulare delle transaminasi si traduce pertanto in un loro maggiore riversamento nel sangue, evento dosabile attraverso le relative analisi di laboratorio.

Grafico 3. Effetto delle Classi NEFA pre-parto sul livello delle AST nei vari periodi oggetto di studio

ambiente e mng 3

 *,**: asterischi diversi entro lo stesso periodo indicano differenze statisticamente significative (P<0,05) tra le 2 Classi NEFA

Grafico 4. Effetto delle Classi NEFA pre-parto sul livello delle ALT nei vari periodi oggetto di studio

ambiente e mng 4

*,**: asterischi diversi entro lo stesso periodo indicano differenze statisticamente significative (P<0,05) tra le 2 Classi NEFA

Infine, il livello di UREA plasmatica è risultato significativamente maggiore (P<0,05) nella prima settimana post-parto per le bovine che presentavano NEFA elevati (≥0,40 mEq/l) a fine gravidanza. Una simile condizione può essere associata a lipidosi epatica, ma anche ad un maggior catabolismo proteico per la produzione di amminoacidi gluconeogenetici in risposta al BEN.

Gli altri effetti che sono risultati significativi riguardo alle concentrazioni di NEFA e BHB sono le minori concentrazioni ematiche di calcio e fosforo post-parto e le maggiori concentrazioni di cloro pre-parto negli animali con chetonemia elevata (BHB≥0,60 mmol/l) a fine gravidanza (P<0,05). Una minor concentrazione plasmatica di calcio e fosforo nella prima settimana di lattazione può essere in una certa misura fisiologica, in quanto dovuta alla montata lattea ed alla produzione del primo colostro, estremamente ricco di questi due elementi. Il fatto che il calo sia più pronunciato nei soggetti con BHB pre-parto elevato è un’ulteriore indice del fatto che ipocalcemia e ipofosforemia sono associati allo sviluppo di chetosi clinica o subclinica.

Alcuni parametri ematici misurati nel pre-parto, sono risultati essere predittivi dell’insorgenza di patologie tipiche del post-parto (Tabella 2) e del livello produttivo futuro delle bovine (Tabella 3).

I dati mostrano una prevalenza significativamente maggiore di metrite (42%) e di mastite (29%) negli animali che presentavano valori di NEFA pre-parto ≥0,40 mEq/l. Infatti, è noto che concentrazioni elevate di NEFA alterano la risposta immunitaria ed infiammatoria della vacca in transizione, e che gli adattamenti metabolici al BEN hanno profonde conseguenze non solo sulla disponibilità di energia, ma anche sulla risposta infiammatoria ed immunitaria. La mobilizzazione dei lipidi può alterare l’equilibrio tra lo sviluppo dell’infiammazione e la sua risoluzione, favorendo in tal modo risposte infiammatorie eccessive che sono tra i maggiori eventi fisiopatologici di alcune malattie della vacca in transizione, comprese mastite e metrite. Inoltre, i cambiamenti nella concentrazione e composizione dei lipidi plasmatici, dovuti alla lipomobilizzazione, influenzano direttamente l’attività dei leucociti aumentando la suscettibilità alle patologie.

Tabella 2. Percentuale di patologie post-parto in funzione delle classi di NEFA, BHB e Glucosio rilevate nel pre-parto.

tabella 2 Ambiente e mngt
Analogamente, gli animali con BHB pre-parto ≥ 0,60 mmol/l sono risultati avere maggiore prevalenza di mastite (29%) e di dislocazione abomasale (7%). In particolare, valori elevati di corpi chetonici (BHB>1,40 mmol/l,) sono associati ad un maggior rischio di dislocazione abomasale (3 – 8 volte), metrite, chetosi clinica, endometrite, prolungato periodo anovulatorio post-parto, maggior gravità delle mastiti, e minore produzione di latte nella prima fase di lattazione.

Nonostante sia riportato come la maggior correlazione con le patologie puerperali sia rappresentata dal livello di NEFA post-parto, da questo studio si può indicare come i valori di NEFA e BHB misurati a fine gravidanza risultino essere validi indicatori del rischio di insorgenza di patologie del post-parto.

Un altro indice che ha riportato un effetto sullo sviluppo di patologie post-parto è la glicemia basale rilevata a fine gestazione. Normalmente, la concentrazione basale di glucosio ematico cala bruscamente al parto per poi risalire gradualmente durante le settimane successive. La riduzione della concentrazione di glucosio durante la prima settimana di lattazione corrisponde, a livello metabolico, da una parte al sequestro del glucosio nel tessuto mammario, dall’altra ad uno stato di bilancio energetico negativo, che si rispecchia nel corrispondente aumento di NEFA e BHB ematici. Di conseguenza, non stupisce che nel presente studio soggetti con glicemia basale pre-parto inferiore al livello normale siano risultati essere quelli con maggiore prevalenza di dislocazione abomasale (7%). Probabilmente questi animali, partendo già da una situazione di ipoglicemia pre-parto, sono stati quelli con BEN post-parto più grave, che si sa essere associato allo sviluppo di patologie puerperali, tra le quali la dislocazione stessa.

Infine, nel presente studio non è stata rilevata alcuna differenza significativa nella prevalenza di patologie post-parto sulla base dei valori di BCS relativi al pre-parto. In effetti, in letteratura è riportato che ai fini della predisposizione a patologie del puerperio è più significativo valutare la perdita di BCS durante la prima fase di lattazione. Infatti, animali più grassi al parto e che perdono più di un punto di BCS in lattazione sono più sensibili allo stress ossidativo, hanno maggiori livelli di NEFA plasmatici, hanno maggiore probabilità di sviluppare patologie metaboliche e hanno maggiori problemi di fertilità. Anche animali troppo magri al momento del parto (BCS<2,50) presentano un maggior rischio di andare incontro a disturbi metabolici post-parto, come la chetosi. Al contrario, bovine con ridotto BCS ma con bassi livelli di NEFA e BHB plasmatici, tendono a presentare una minor incidenza di malattie metaboliche.

Per quanto concerne i parametri produttivi (Tabella 3), sembra che le bovine con livelli di NEFA nel preparto maggiori di 0,40 mEq/l tendano ad avere un tenore proteico più basso nella successiva lattazione mentre, al contrario, la concentrazione di grasso risulta più alta, con conseguente maggiore rapporto grasso/proteina rispetto alle bovine con NEFA <0,40 mEq/l nel pre-parto (P<0,05). Questo può essere dovuto al fatto che una maggior quantità di NEFA circolanti, associata alla trasposizione di tutto il glucosio disponibile verso la mammella, consente un aumento della sintesi mammaria di trigliceridi, mentre la sintesi proteica rimane costante o addirittura diminuisce al peggiorare del BEN. Una correlazione tra rapporto grasso-proteina (Gr/Pr) e BEN è stata riscontrata anche in altri lavori, ed è stata riportata una diminuzione significativa della produzione a 305 giorni per quegli animali che avevano NEFA e BHB alti nel pre-parto.

Tabella 3. Media±SEM dei parametri produttivi in base alle Classi di NEFA.

tabella 3 amb e mngt
a,b: lettere diverse sullo stesso parametro indicano differenze statisticamente significative (P<0,05) tra le Classi NEFA relative al pre-parto.

CONCLUSIONI

Il periodo di transizione rappresenta la fase più critica del ciclo produttivo della vacca da latte. È in questo arco di tempo infatti che si concentra la maggiore prevalenza di patologie da produzione (ritenzione placentare, metrite, mastite, dislocazione abomasale, collasso puerperale, zoppia, problemi di fertilità, ecc.), che costituiscono la principale causa di riforma in allevamento. È ormai noto che l’insorgenza di queste patologie è strettamente legata all’entità ed alla capacità delle bovine di adattarsi allo stato di Bilancio Energetico Negativo che caratterizza questa particolare fase produttiva. Il monitoraggio e la prevenzione delle patologie puerperali sono quindi di fondamentale importanza per assicurare la salute ed il benessere degli animali in allevamento, con conseguente economicità per l’allevatore.

A questo scopo, lo studio condotto si è proposto di individuare alcuni parametri facilmente misurabili in campo che siano indicativi dello stato metabolico presente delle bovine e quindi predittivi dello sviluppo di patologie puerperali.

In accordo con quanto riportato in letteratura, gli indici misurabili a fine gravidanza che sono risultati essere maggiormente correlati all’insorgenza di patologie nel post-parto (metrite, mastite e dislocazione abomasale) sono stati il BHB, i NEFA e la glicemia basale.

l BHB e la Glicemia basale sono facilmente misurabili in campo grazie a dispositivi portatili e rappresentano quindi un utile strumento per il veterinario aziendale. Per quanto riguarda i NEFA invece, essi sono il miglior parametro predittivo pre-parto, ma per la loro misurazione non è ancora disponibile alcun test di campo, ed è quindi necessario rivolgersi ad un laboratorio di analisi.

Tuttavia, una volta constatato lo stato metabolico delle bovine, rimane tuttora difficile consigliare il tipo di intervento da effettuare sugli animali esaminati, in quanto ci sono ancora poche informazioni in letteratura relative all’efficacia e al modo di utilizzo a scopo profilattico di glicole propilenico, destrosio, sali di propionato, corticosteroidi o insulina. Una delle possibili terapie è l’infusione endovenosa di soluzione glucosata al 50% e di integratori minerali per quelle bovine che presentano la condizione peggiore. Consigliato è anche l’uso di epatoprotettori per prevenire patologie in grado di causare deficit epatici.

Considerando la difficoltà nell’attuare un piano terapeutico rapido ed efficace, tale studio evidenzia come l’approccio alle patologie peripartali deve essere basato sulla prevenzione a livello di allevamento. Essenziale deve essere quindi la collaborazione tra allevatore, veterinario, nutrizionista, ed eventualmente altri professionisti, in modo da risolvere le condizioni che portano gli animali ad un eccessivo BEN.

(Bibliografia disponibile presso gli autori)

Autori:

Enrico Fiore, Marcello Lora, Alessio Bortolami, Leonardo Armato, Massimo Morgante, Matteo Gianesella

Dipartimento di Medicina Animale, Produzioni e Salute – Università degli Studi di Padova.