Il caldo e le problematiche ad esso connesso non possono essere evitate, ma è possibile ridurli adottando interventi manageriali che hanno come compito quello di cercare di contenere la T°C rettale degli animali entro il range di 38.5- 38.9 °C. La difficoltà si manifesta nel momento in cui la temperatura ambientale supera i 26°C e l’umidità relativa il 40%. La combinazione tra temperatura ed umidità ambientale rientrano nel parametro THI (temperature humidity index) che non deve essere maggiore di 72.L’incapacità di contenere la temperatura corporea entro certi limiti crea ripercussioni negative sia sulla produzione latte che sulla sfera riproduttiva. I ricercatori riportano riduzioni di produzione latte che si manifestano in modo eclatante soprattutto per bovine che superano i 33Kg/gg in misura di 3-6 Kg/gg, ed un abbassamento del tasso di concepimento anche del 30-40% (Ingraham, 1979; Johnson et al 1963) imputabile soprattutto a perdite embrionali, che per alcuni avvengono nei primi 7gg (Putney et al) per altri intorno ai 6-14 gg (Ryan et al 1993). Si ritiene causa di perdita embrionale l’incapacità di autodifesa dell’embrione al caldo, in quanto ancora inadatto nel produrre le heat shock protein (proteine che proteggono l’embrione dal danno delle alte temperature). Inoltre il caldo riduce la lunghezza ed intensità dell’estro il quale dura 11,5 h rispetto alle 16 h. Nebel et al riportano che le frisone manifestano il calore con 4.5 salti in estate rispetto agli 8.6 dell’inverno. La mancata rilevazione del calore risulta del 76-82% da giugno a settembre contro 44-65% da ottobre a maggio (Thatcher and Collier, 1986).Verificare se in allevamento esiste un sistema idoneo di controllo del caldo è possibile eseguendo un’ indagine a random sulle bovine (almeno 10) riguardo a: temperatura corporea: non deve superare i 39°C. Le bovine aumentano l’evaporazione corporea (attraverso maggiore afflusso di sangue sulla superficie corporea) rimanendo in piedi, riducendo cosi le ore di riposo. Importante è che il calore accumulato nel giorno possa essere disperso nella notte ed avviene se T°C ambientale < 21 per circa 3-6h (Muller et al 1994).

Frequenza respiratoria: si passa dai normali 25-30 atti/minuto agli 80-100 atti/minuto (in caso di eccessivo stress). Finalizzato ad aumentare l’evaporazione polmonare con dispersione di calore (circa il 15%), però risulta inefficace se l’umidità relativa ambientale è elevata. L’aumento degli atti respiratori (polipnea) causa maggior perdita di CO2 (anidride carbonica) alterando il pH del sangue; per ristabilire il pH la bovina compensa con maggior perdita di elettroliti con le urine (soprattutto sodio e potassio). Inoltre la polipnea causa una perdita di produzione di saliva in misura di 18 L/gg ( prodotti normalmente 150-190L/gg) con perdita di 50-80 gr di minerali. Questo è uno dei motivi per cui vanno addizionate nelle razioni i macrominerali persi.

Consumo idrico il consumo di acqua è correlato all’assunzione di alimento, produzione latte e clima. Nei periodi caldi aumenta del 29%, passando dai 70-80 L/gg ai 150 L/gg.

Assunzione sostanza secca: riduzione di ingestione del 22% per pluripare e 6% primipare (Johnson, L.Hahn). La fibra aumenta produzione calore corporeo (Beede and Collier 1986).Intensificare i controlli sulla mandria, apportare correzioni di gestione ed alimentari, sono doverosi nella stagione calda.

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