Nel 1986 O.J. Ginther affermò: “L’ultrasonografia è l’innovazione tecnologica più importante nella ricerca e nella clinica riproduttiva degli animali da reddito dopo l’introduzione della palpazione rettale e il dosaggio ematico degli ormoni”. In effetti grazie all’ecografia le conoscenze sulla fisiologia e fisiopatologia dell’apparato riproduttore femminile si sono moltiplicate, con evidenti ripercussioni positive sul management della fertilità nella specie bovina. La facile reperibilità in commercio di unità ecografiche ultracompatte ha dato la possibilità ai buiatri di campo di servirsi di un esame collaterale rapido, particolarmente attendibile e, tutto sommato, economico. La vecchia idea che bollava l’acquisto dell’ecografo come una spesa elevata e difficilmente ammortizzabile non sta più in piedi dal momento che si trovano facilmente sul mercato strumenti nuovi (ma anche ottimi usati) con un prezzo inferiore ai 5.000 euro.

Le potenzialità applicative della tecnica ecografica sono numerose e gli ottimi professionisti si distinguono per la capacità di poterle padroneggiare con disinvoltura, ottenendo dallo strumento ultrasonografico informazioni precise capaci di supportare un servizio di elevatissima qualità. In questo articolo prenderemo in considerazione unicamente la diagnosi precoce di gravidanza; d’altronde l’85% dei veterinari che si occupano di ginecologia bovina utilizza l’ecografo esclusivamente per la diagnosi precoce di gravidanza (Gnemmi e Maraboli, 2008).

Come ho sottolineato in un mio precedente articolo (Diagnosi manuale di gravidanza nella specie bovina) la palpazione rettale è ancora la tecnica più utilizzata per la diagnosi di gravidanza nella specie bovina, tuttavia l’ultrasonografia presenta una serie di vantaggi che la rendono assai popolare tra coloro che si interessano a tempo pieno di riproduzione:

  • Esame rapido e particolarmente attendibile già a partire dai 28/30 giorni post-fecondazione;
  • Eliminazione immediata dei dubbi e delle incertezze comuni quando si palpa manualmente;
  • Minore manipolazione di utero e ovaie: minor rischio per l’embrione/feto;
  • Riduzione della fatica fisica.

Così come per la diagnosi manuale anche quella ecografica richiede un rispetto scrupoloso delle regole. Il retto deve essere svuotato accuratamente avendo cura di non far penetrare dell’aria. La presenza di feci e/o aria determina degli artefatti che rendono l’immagine ecografica di scarsa qualità e quindi meno attendibile.

Come prima cosa si cerca il corpo luteo andando a visionare entrambe le ovaie. L’assenza di un corpo luteo è incompatibile con una gravidanza, per cui in quel caso la bovina sarà sicuramente non gravida. Se il corpo luteo è presente si considerano due elementi: 1) posizione e 2) numero. La posizione è importante per orientarci nella ricerca dell’embrione dal momento che, nella bovina, quest’ultimo si impianta nel corno dello stesso lato dov’è posizionato il corpo luteo. Il numero dei corpi lutei determina il numero degli embrioni presenti, infatti in presenza di corpi lutei multipli la probabilità di una gravidanza multipla è superiore al 50%. La gravidanza gemellare omozigote è rara, rappresentando appena l’1%-4% delle gravidanze gemellari e, in questo caso, il corpo luteo è singolo. Stabilire se una gravidanza sia singola o multipla è di grande importanza in un quadro di gestione riproduttiva, dal momento che il rischio di perdita embrionale è significativamente più alto nella gravidanza gemellare.

Individuata l’eventuale presenza, numero e posizione del corpo luteo si procede con la ricerca dell’embrione. Mettere in evidenza l’embrione è la condizione necessaria per definire gravida la bovina. L’utero va esaminato per intero e i movimenti devono essere molto lenti, soprattutto nelle diagnosi di gravidanza precoci. Il punto fermo dell’individuazione dell’embrione ci porta a dover stabilire il limite minimo di giorni post-fecondazione dopo i quali poter effettuare una diagnosi di gravidanza certa, accurata e sicura per la sopravvivenza del prodotto del concepimento. Non esiste un limite oggettivo. La qualità della macchina ecografica e il suo settaggio, così come l’esperienza e la capacità professionale dell’operatore, sono elementi importanti che possono fare la differenza tra iniziare a fare diagnosi a 25, 27 o 30 giorni dalla fecondazione. Il consiglio che mi sento di dare ai neofiti è di praticare il più possibile iniziando a fare diagnosi a partire dai 40-45 giorni. Si può scendere gradualmente di un giorno alla volta quando si sarà sufficientemente abili da individuare il 100% degli embrioni senza eccessive manipolazioni dell’utero. In questo modo, nel giro di qualche mese (a seconda dell’intensità di pratica), si raggiungerà il proprio giorno limite. In realtà ciò che è importante ai fini di una corretta gestione riproduttiva di un allevamento di bovine da latte o carne è l’individuazione certa degli animali sicuramente non gravidi dal momento che sono quelli che maggiormente incidono sulla “qualità” dei parametri riproduttivi. In quest’ottica è possibile spingersi a fare diagnosi di non-gravidanza a 25 giorni post fecondazione. In ogni caso, il pensiero dominante deve essere sempre quello di fornire un servizio rapido e affidabile e non di gareggiare con se stessi o altri a chi fa diagnosi più precoci. Sarà quindi la coscienza professionale di ciascun buiatra a decidere i limiti temporali entro cui operare con diligenza.

Una peculiarità straordinaria dell’esame ultrasonografico è la possibilità di valutare la qualità della gravidanza in corso, cioè verificare con estrema precisione se l’embrione sia vitale o meno. I segni di buona salute, sofferenza o morte embrionale sono numerosi, più o meno attendibili e richiedono vari gradi di esperienza da parte dell’operatore. Tra tutti, il più semplice da considerare e mettere in evidenza è, senza dubbio, il battito cardiaco, ben evidente già a 25 giorni di gravidanza e la cui frequenza deve essere tra i 120 e i 130 battiti per minuto. Nella mia attività pratica seguo una regola tanto semplice quanto efficace: se il battito c’è l’embrione è vivo, e se la frequenza è così alta da non poterla contare è in buona salute.

Per concludere, possiamo riassumere che una corretta diagnosi ultrasonografica precoce di gravidanza si sviluppa attraverso una serie di punti in rigorosa successione:

  • Svuotare accuratamente il retto dalle feci e impedire l’ingresso di aria.
  • Stabilire la presenza, la posizione e il numero del/dei corpo/i luteo/i.
  • Individuare l’embrione (condizione necessaria dello stato di gravidanza).
  • Valutare la vitalità attraverso il battito cardiaco.

Ancora oggi l’indagine ecografica è al centro di un acceso dibattito fra sostenitori e “detrattori” di questo straordinario strumento d’indagine clinica. C’è quasi una specie di disprezzo; come se usare l’ecografo sminuisse le capacità “manuali” del buiatra. Il mio invito è quello di superare queste convinzioni limitanti e superficiali con l’augurio che la moderna buiatria riesca finalmente ad apprezzare ed utilizzare pienamente tutti gli strumenti che la scienza, insieme alla tecnologia, mette a disposizione. Mi auguro che il pensiero dominante sia orientato all’obbiettivo di dare il servizio migliore possibile e, in quest’ottica,  al considerare gli strumenti di indagine collaterali per ciò che realmente sono: un sostegno alla nostra professionalità.

 

DOI 10.17432/RMT.2016-2506