
Abbiamo chiuso i conti economici e le analisi benchmark per l’annata 2025.
Si tratta di un campione di oltre 60 aziende con più di 15.000 vacche in mungitura, i cui dati economici sono stati tenuti costantemente aggiornati nel corso dell’anno 2025 e validati singolarmente prima delle elaborazioni. Queste aziende hanno consegnato circa l’1,5% del totale del latte prodotto in Italia.
Dato che non si tratta di un campione casuale, per ragioni statistiche non si può affermare che i dati ottenuti siano rappresentativi dell’intero comparto. Le aziende, avendo volontariamente partecipato, non costituiscono né la media italiana né la distribuzione normale delle realtà.
Certamente i numeri sono significativi ed affidabili, aggiungo, per coloro che hanno inteso avere confronti con realtà imprenditoriali stimolanti.
La lettura individualizzata dei dati offre inoltre a ciascuna azienda la possibilità di analizzare e fare chiarezza sulle possibili soluzioni ai punti critici che ogni azienda ha.
Una prima lettura è esattamente questa: non esiste un’azienda “perfetta”; ogni azienda ha criticità che solo un confronto serio può mettere in luce.
Chi mai ha l’abitudine di confrontarsi sull’incidenza della spesa per paglie e lettiere con altre aziende? Eppure esiste una variabilità di spesa tra le aziende di oltre tre centesimi per litro di latte venduto! Sembra impossibile? Lo è anche per chi scopre di essere tra le aziende il cui costo è ai massimi. Ma come potrebbe far luce su un aspetto che potrebbe sembrare insignificante se non avesse la possibilità di confrontare, in anonimo, i propri risultati economici con quelli di altre aziende?
E l’incidenza dei costi per detergenti e disinfettanti? A maggior ragione ora che sono ben diffusi i robot di mungitura!
Ogni riga dei conti economici presenta una variabilità enorme nei risultati tra le diverse aziende che, se non fosse misurata attraverso le fatture d’acquisto, sembrerebbe incredibile. Stiamo parlando di centesimi per litro di latte per ogni riga del conto economico, che assommano a tanti centesimi per litro di latte. Ricordo che, per una stalla di 200 vacche che consegni 25.000 hl di latte, ciascun centesimo corrisponde a 25.000 €/anno. Diversi centesimi corrispondono a diverse volte 25.000 €!
Si nota anche che le aziende che usano questi strumenti di confronto, anno dopo anno migliorano le singole righe del proprio conto economico. Quando uno conosce, solitamente agisce.
Forse questo è uno dei motivi per cui registriamo, anno dopo anno (il 2025 è l’ottavo), ampliamenti nella forbice dei costi di produzione. In altre parole, si va ampliando la differenza nei costi di produzione tra le aziende più efficienti e le aziende meno efficienti.
Si registra inoltre la tendenza, che tuttavia non costituisce una regola, per la quale le aziende che ottengono prezzi di vendita del latte maggiori tendono ad avere costi di produzione maggiori.
Come dire che c’è maggior rilassamento sui costi laddove il prezzo di vendita costituisce un buon paracadute.
E tutto questo cosa dice per il 2026, che si prospetta meno interessante del 2025?
Anzitutto per il 2026 possiamo già registrare una grandissima variabilità nei valori di consegna del latte prodotto. Accanto alle aziende che conferiscono a cooperative che trasformano nelle Dop più affermate, abbiamo aziende che hanno addirittura difficoltà a trovare l’acquirente.
Si aggiunge, dunque, un ulteriore elemento di variabilità per il quale l’azienda non ha strumenti per incidere.
A maggior ragione, dato che la situazione di eccesso di latte sul mercato potrebbe essere un problema presente anche nel futuro, credo valga la pena di fare il massimo sforzo per essere nel gruppo delle aziende più efficienti, laddove l’efficienza non si misura tanto nella media produttiva quanto sul costo di produzione del litro di latte venduto.
Il vostro qual è?



















































































