
La crescente integrazione tra i sistemi produttivi da carne e da latte ha reso gli incroci beef-on-dairy una delle strategie più interessanti per migliorare la sostenibilità economica e ambientale della produzione bovina. In molti Paesi, infatti, una quota sempre più rilevante della carne bovina deriva direttamente dagli allevamenti da latte, collocando gli allevatori dairy al centro del miglioramento genetico degli animali destinati alla filiera della carne. Per questo motivo, l’utilizzo di tori da carne su bovine da latte si è progressivamente diffuso con l’obiettivo di aumentare il valore dei vitelli eccedenti nei moderni sistemi lattiero-caseari (Berry, 2021, Cassandro, 2024).
Un vitello nato da un incrocio beef-on-dairy può infatti presentare migliori performance di crescita, una maggiore efficienza produttiva e caratteristiche della carcassa più apprezzate dal mercato rispetto a un vitello proveniente da linee esclusivamente da latte. Dal punto di vista genetico, tuttavia, i sistemi BoD rappresentano una sfida particolarmente complessa. Le performance degli animali meticci dipendono infatti dall’interazione tra genetiche molto differenti, quelle delle razze da latte e quelle delle razze da carne, coinvolgendo sia effetti genetici additivi sia componenti non additive e interazioni genotipo-ambiente.
I caratteri legati alla crescita e alla qualità della carcassa mostrano generalmente livelli di ereditabilità moderati o elevati (0.30–0.45), rendendo possibile un efficace miglioramento genetico attraverso la selezione (Berry, 2021). Diversa è invece la situazione per la facilità di parto, carattere che presenta un’ereditabilità molto bassa (≈0,01), ma che mantiene comunque una significativa variabilità genetica e importanti effetti materni (Garcia et al., 2025).
Proprio la facilità di parto rappresenta uno degli aspetti più delicati nei sistemi beef-on-dairy. Anche in presenza di livelli relativamente contenuti di distocia (12–27%), esiste infatti una notevole variabilità tra tori, evidenziando quanto una scelta accurata del riproduttore possa influenzare il benessere animale, la sopravvivenza neonatale e la gestione aziendale (Garcia et al., 2025).
La selezione dei tori risulta inoltre complicata dalle relazioni antagonistiche tra caratteri produttivi da latte e da carne. Studi precedenti hanno evidenziato correlazioni negative tra produzione lattea e conformazione della carcassa (da −0.43 a −0.22) (Berry, 2021), oltre a importanti differenze tra razze bovine. Un esempio noto è rappresentato dall’utilizzo di tori Belgian Blue, associato a un aumento del rischio di distocia rispetto ad altre razze da carne (Fouz et al., 2013).
Nel complesso, i sistemi beef-on-dairy offrono importanti opportunità per migliorare efficienza e redditività della filiera bovina, ma richiedono strategie genetiche sempre più mirate per bilanciare performance produttive, sostenibilità e funzionalità animale.
Le sfide genetiche ancora aperte
Nonostante il crescente interesse verso i sistemi beef-on-dairy, esistono ancora numerose criticità che limitano il pieno sviluppo di queste strategie produttive. Una delle principali riguarda proprio la valutazione genetica degli animali meticci. Le attuali predizioni genomiche risultano infatti meno accurate quando vengono applicate a popolazioni crossbred rispetto a quelle sviluppate all’interno delle singole razze pure.
Questo accade perché le popolazioni da latte e carne presentano basi genetiche differenti e condividono solo parzialmente i meccanismi genetici che regolano caratteri produttivi e funzionali (Berry, 2021). A complicare ulteriormente il quadro vi è la limitata disponibilità di grandi popolazioni di riferimento meticce, fondamentali per sviluppare sistemi di valutazione genomica più affidabili. Anche l’integrazione ancora incompleta dei pedigree dei tori da carne nei programmi genetici contribuisce a ridurre l’accuratezza delle valutazioni (Garcia et al., 2025).
Dal punto di vista pratico, questo significa che molte decisioni sulla scelta dei riproduttori vengono ancora effettuate utilizzando informazioni parziali, senza sfruttare completamente il potenziale della genomica. Inoltre, la separazione storica tra i programmi di selezione delle razze da latte e da carne ha rallentato lo sviluppo di strumenti genetici realmente integrati per i sistemi beef-on-dairy.
Di conseguenza, una parte dei vitelli provenienti dagli allevamenti da latte continua a essere sottovalutata, nonostante il loro potenziale produttivo possa essere significativamente migliorato attraverso strategie genetiche più mirate.
Le possibili soluzioni: genomica e selezione più integrata
Negli ultimi anni, la ricerca scientifica sta cercando di sviluppare nuovi approcci per superare questi limiti e rendere i sistemi beef-on-dairy più efficienti e sostenibili. Anche le associazioni allevatori, come ANAFIBJ e la FEDANA (Federazione delle Associazioni di razza e specie), si stanno interessando e coordinando per fornire nuovi servizi agli allevatori che praticano il beef-on-dairy (Cassandro, 2024).
Uno degli aspetti più promettenti riguarda la creazione di strumenti genomici specifici per le popolazioni meticce, in grado di migliorare la capacità di predire le performance future degli animali. Un esempio concreto di questo approccio è rappresentato dai primi indici Beef-on-Dairy sviluppati in Italia, che consentono di confrontare i tori delle principali razze da carne sulla base della distribuzione dei loro valori genetici per la facilità di parto, offrendo agli allevatori uno strumento più oggettivo per la scelta del riproduttore (Figura 1).

Figura 1. I primi indici Beef-on-Dairy tutti italiani. Distribuzione dei valori genetici unici dei tori per la facilità di parto nelle principali razze utilizzate nei programmi Beef-on-Dairy. Ogni violin plot rappresenta la distribuzione dei valori genetici dei riproduttori all’interno della razza, evidenziando la variabilità disponibile per la selezione.
La figura mostra chiaramente l’ampia variabilità genetica presente non solo tra le diverse razze da carne, ma anche tra i tori appartenenti alla stessa razza. Questo significa che la scelta del singolo toro può essere più importante della sola scelta della razza, soprattutto quando l’obiettivo è ridurre il rischio di distocia mantenendo elevate le performance produttive.
Parallelamente, l’aumento delle banche dati fenotipiche e genomiche potrebbe consentire la costruzione di popolazioni di riferimento più ampie e meglio connesse tra settore latte e settore carne. Un altro obiettivo fondamentale riguarda lo sviluppo di strategie di selezione più equilibrate, capaci di considerare contemporaneamente:
- facilità di parto,
- crescita dei vitelli,
- qualità della carcassa,
- efficienza produttiva,
- benessere animale.
In quest’ottica, la scelta del toro non dovrebbe basarsi esclusivamente sulle performance di crescita o sulla conformazione della carcassa, ma anche sulla capacità di ridurre problematiche funzionali come la distocia. Questo aspetto è particolarmente importante nei sistemi beef-on-dairy, dove l’equilibrio tra efficienza produttiva e gestione aziendale rappresenta uno dei principali fattori di successo.
Alcuni studi dimostrano già come una selezione strategica dei tori beef possa migliorare la redditività aziendale sfruttando la variabilità genetica presente all’interno delle razze e l’utilizzo di indici di selezione più bilanciati (Berry, 2021).
Innovazione e prospettive future
L’evoluzione dei sistemi beef-on-dairy potrebbe rappresentare una delle innovazioni più importanti per la bovinicoltura dei prossimi anni. L’integrazione tra genomica, raccolta dati e nuove strategie di selezione consentirà probabilmente di sviluppare programmi genetici sempre più specifici per gli animali meticci, superando gli attuali limiti delle valutazioni across-breed.
Le future applicazioni della genomica potrebbero permettere agli allevatori di selezionare con maggiore precisione i riproduttori più adatti alle diverse esigenze aziendali, migliorando contemporaneamente redditività, sostenibilità e benessere animale. Inoltre, una maggiore integrazione tra filiera latte e filiera carne potrebbe contribuire a un utilizzo più efficiente delle risorse produttive, valorizzando maggiormente i vitelli provenienti dagli allevamenti da latte e riducendo le inefficienze del sistema produttivo.
In questo contesto, il beef-on-dairy non rappresenta soltanto una strategia commerciale, ma una nuova frontiera della selezione genetica bovina, nella quale genomica, sostenibilità e gestione aziendale saranno sempre più strettamente collegate.
Collaborazione
Il presente contributo è stato realizzato nell’ambito della collaborazione tra FEDANA (Federazione delle Associazioni Nazionali di Razza e di Specie), ANAFIBJ (Associazione Nazionale Allevatori della Razza Frisona, Bruna e Jersey Italiana), le Associazioni Nazionali Allevatori delle razze bovine da carne (ANABIC, ANACLI e ANABORAPI) e l’Università degli Studi di Firenze, con l’obiettivo di promuovere la divulgazione scientifica e il trasferimento delle conoscenze sui sistemi beef-on-dairy e sulle innovazioni nella selezione genetica bovina.
References
Berry, D.P., 2021. Invited review: Beef-on-dairy—The generation of crossbred beef × dairy cattle. Journal of Dairy Science 104, 3789–3819. https://doi.org/10.3168/jds.2020-19519
Cassandro, M., 2024. The use of beef semen in Italian Holstein cows. ICAR meeting, Bled(Slovenia). https://www.icar.org/Documents/Bled- 2024/PPTs/5_zz_Cassandro_ANAFIBJ_22may2024_vs5.pdf
Fouz, R., Gandoy, F., Sanjuán, M.L., Yus, E., Diéguez, F.J., 2013. The use of crossbreeding with beef bulls in dairy herds: effects on calving difficulty and gestation length. Animal 7, 211–215. https://doi.org/10.1017/S1751731112001656
Garcia, A.O., Mikush, A.A., Cole, J.B., Tsuruta, S., Misztal, I., Guimarães, S.E.F., Lourenco, D., 2025. Genetic background of calving ease in beef-on-dairy. Journal of Dairy Science 108, 13577–13587. https://doi.org/10.3168/jds.2025-26503

















































































