15 Ottobre 2025

Clostridium perfringens è un batterio Gram-positivo anaerobio obbligato, ubiquitario nel suolo e nel tratto gastrointestinale di molti animali domestici. Nonostante la sua presenza come commensale, in alcuni contesti caratterizzati da condizioni favorevoli, può trasformarsi in un patogeno opportunista letale, soprattutto nei bovini giovani (leggi anche “Clostridiosi nei bovini: inquadramento eziologico e manifestazioni cliniche principali“). Il potenziale patogenetico di questo microrganismo risiede principalmente nella sua capacità di produrre un ampio repertorio di tossine. Comprendere i meccanismi d’azione di queste tossine è cruciale per una diagnosi tempestiva, una gestione terapeutica appropriata e l’impostazione di strategie preventive efficaci.

Clostridium perfringens è classificato in 5 tipi in base alla produzione di tossine (A, B, C, D ed E). Le tossine prodotte sono almeno 16 ma quelle con maggiore importanza dal punto di vista clinico sono 4 e sono indicate come “tossine maggiori”. Queste agiscono a livello intestinale (gastroenterotossiemie) o sistemico (edema maligno o gangrene gassose).

Tossina alfa

La tossina α (alfa) è una proteina enzimatica (fosfolipasi zinco-dipendente) composta da 370 amminoacidi, prodotta da tutti i tipi di C. perfringens. L’azione principale prevede la degradazione di alcuni fosfolipidi di membrana, la fosfatidilcolina e la sfingomielina, innescando una lisi cellulare. La tossina alfa induce anche emolisi e l’attivazione della cascata infiammatoria.

In associazione con una tossina minore, la perfringolisina O, potenzia i meccanismi di adesione leucocitaria portando alla formazione di aggregati leucocitari responsabili di alterazioni del microcircolo che provocano anossia e necrosi dei tessuti; condizione di anaerobiosi ideale per la proliferazione di C. perfringens.

Il ruolo della tossina alfa nelle gastroenterotossiemie è ancora dibattuto ma è stata spesso messa in relazione a enteriti ed abomasiti. Il suo coinvolgimento è decisamente più documentato nelle gangrene gassose dei tessuti sottocutanei, dei muscoli e della mammella.

Tossina beta

La tossina beta è una proteina enzimatica composta da 336 amminoacidi prodotta dai tipi B e C di C. perfringens. È termolabile, rapidamente degradata dalla tripsina e pepsina ma è resistente a valori bassi di pH. Il meccanismo d’azione principale prevede la formazione di pori sulle membrane cellulari con un meccanismo simile alla tossina alfa prodotta da Staphilococcus aureus.

La formazione di pori altera le cellule endoteliali e epiteliali dell’intestino provocando un efflusso di K⁺ e ingresso di Na⁺, Ca²⁺, Cl⁻ con una conseguente lisi osmotica e il rilascio di citochine proinfiammatorie (TNF-α, IL-1β). Il danno epiteliale facilita il passaggio a livello sistemico della tossina, con possibile coinvolgimento del sistema nervoso e la comparsa di segni neurologici.

Nel bovino, la tossina beta è il principale fattore di virulenza associato alle forme enterotossiemiche e alle enteriti necrotico-emorragiche iperacute, specialmente nei vitelli neonati. La patologia è causata prevalentemente da C. perfringens tipo C, meno frequentemente da tipo B. l’esordio è spesso iperacuto o acuto, con sintomi di dolore addominale intenso, depressione, diarrea emorragica e, talvolta, morte improvvisa senza segni premonitori. Le lesioni anatomopatologiche più evidenti sono:

  • Necrosi emorragica diffusa dell’intestino tenue (prevalentemente ileo)
  • Presenza di liquido emorragico nella cavità peritoneale
  • Trombosi dei vasi della lamina propria
  • Pseudomembrane intestinali ricche in fibrina

Tossina epsilon

La tossina epsilon è il principale fattore di virulenza di C. perfringens di tipo B e D ed è la terza tossina più potente prodotta dai clostridi dopo quella botulinica e tetanica. La tossina epsilon è liberata come proto-tossina e poi attivata nella forma definitiva da proteasi come la tripsina, la chimotripsina ed alcune metallo-proteasi, chiamate tossine lambda, sempre prodotte da C. perfringens.

L’attività principale consiste nella formazione di pori che danneggiano l’endotelio vascolare. Le manifestazioni cliniche predominanti derivano dall’edema cerebrale e polmonare a causa dall’aumento della pressione sanguigna, la stimolazione della contrattilità muscolare liscia e l’incremento della permeabilità vascolare.

La malattia è comune e ben descritta nella specie ovina e caprina (dove provoca anche enterocolite) ma molto meno nella specie bovina. I casi clinici naturali riportati in letteratura per questa specie sono piuttosto limitati.

Tossina iota

La tossina iota è prodotta dal C. perfringens tipo E ed è una tossina binaria composta da due proteine indipendenti. Entrambe le componenti proteiche sono necessarie per svolgere l’azione tossica. Sono prodotte durante la fase esponenziale di crescita dei clostridi e necessitano di un’attivazione da parte di alcuni enzimi proteolitici come la tripsina e la chimotripsina.

Dopo l’attivazione, la tossina iota interagisce con dei recettori specifici di membrana e svolge la sua funzione tossica attraverso la formazione di pori. Un effetto particolarmente interessante della tossina iota è la depolimerizzazione dei filamenti di actina delle cellule muscolari che porta ad una disorganizzazione delle fibrille muscolari ed una conseguente inibizione della contrattilità del tessuto muscolare liscio. Il suo ruolo patogenetico nei ruminanti è ancora poco definito, ma fortemente sospettato in forme enteriche emorragiche acute nei vitelli da carne.

Tossine minori

Perfringolisina O

La Perfringolisina O, nota anche come tossina theta, è una citolisina prodotta da tutti i ceppi di Clostridium perfringens, capace di legarsi alle membrane delle cellule eucariote contenenti colesterolo. Strutturalmente, la Perfringolisina O è organizzata in quattro domini: il dominio C-terminale (dominio 4), media il legame con il colesterolo che concentra le molecole sulla membrana bersaglio, favorendo l’oligomerizzazione di 40–50 monomeri in complessi a forma di arco o di anello, che successivamente formano pori di 300–450 Å di diametro.

Dal punto di vista patogenetico, la Perfringolisina O svolge un ruolo sinergico con la fosfolipasi C nelle lesioni gangrenose e nell’edema maligno in uomini e animali. Pur non essendo essenziale per la malattia, contribuisce alla distruzione tissutale, modulando la risposta infiammatoria e favorendo l’adesione e l’accumulo leucocitario (leucostasi) nei vasi adiacenti alle lesioni.

PFO potrebbe inoltre agire in sinergia con l’enterotossina epsilon (ETX) nelle forme di enterotossiemia di ospiti naturali come ovini e caprini, aggravando l’esito clinico delle enterotossiemie.

Tossina beta2

La beta 2 è una tossina relativamente recente, descritta per la prima volta da Gibert et al. (1997). La tossina sembra agire, almeno in parte, come tossina formante pori ed è altamente sensibile alla proteolisi da parte della tripsina. La tossina Beta 2 è stata associata a enteropatie in suini, bovini, equini, ovini, caprini e in alcune specie selvatiche, con segni clinici quali diarrea acquosa o emorragica, dolore addominale e calo della condizione corporea.

Le lesioni macroscopiche più comuni comprendono emorragie e necrosi diffuse dell’intestino, linfonodi mesenterici ingrossati ed emorragici, ispessimento e congestione della parete abomasale. È stato ipotizzato che la tossina beta 2 possa agire in sinergia con altre tossine maggiori di C. perfringens nella patogenesi delle enteriti necrotico-emorragiche, soprattutto in condizioni predisponenti di disbiosi intestinale.

Tuttavia, il suo significato patogeno non è completamente chiarito rendendo necessario un ulteriore approfondimento per definire il reale ruolo di questa tossina nella patologia enterica.

Enterotossina

L’enterotossina è una proteina di 319 amminoacidi costituita da un dominio N-terminale, responsabile della formazione di pori e dell’attività citotossica, e da un dominio C-terminale deputato al legame recettoriale.

Il meccanismo d’azione inizia con il legame della tossina ai recettori claudin, proteine chiave delle tight junctions epiteliali ed endoteliali. Si forma un piccolo complesso che si inserisce nel doppio strato lipidico, creando un poro cation-selettivo che determina un ingresso incontrollato di ioni di calcio (Ca²⁺) e un aumento della permeabilità cellulare, causa diretta della diarrea.

L’enterotossina mostra una sensibilità in tutte le specie di mammiferi testate e agisce prevalentemente a livello dell’ileo, dove provoca un accorciamento dei villi e una desquamazione epiteliale, lesioni necessarie per il passaggio di fluidi ed elettroliti nel lume intestinale. La produzione di enterotossina avviene durante la sporulazione, con un accumulo intracellulare fino alla lisi dello sporangio e il rilascio nel lume intestinale.

Sebbene il ruolo dell’enterotossina sia ben documentato nella patogenesi delle tossinfezioni alimentari umane, la sua importanza nelle patologie animali resta meno chiara. Casi clinici riportano l’associazione dell’enterotossina con diarrea in cani, suini, cavalli, caprini e alcune specie selvatiche (pinguini, leopardi, tartarughe), ma mancano criteri diagnostici standardizzati e dati epidemiologici consolidati.

Riflessioni cliniche e ricorso alla vaccinazione

Le clostridiosi rappresentano un’urgenza veterinaria a decorso spesso iperacuto. La presenza di C. perfringens nel tratto intestinale è, di per sé, insufficiente per confermare una diagnosi: è essenziale il rilevamento della tossina e la correlazione con le lesioni caratteristiche (es. enterite necrotico-emorragica, distensione gassosa del tenue, enfisema sottocutaneo e tissutale precoce, ecc.).

La risposta terapeutica è spesso limitata, motivo per cui la prevenzione mediante vaccinazione polivalente è strategicamente prioritaria, soprattutto negli allevamenti con un alta densità di animali e performance produttive elevate.

Nel bovino, la prevenzione delle clostridiosi si basa sull’immunizzazione attiva tramite vaccini polivalenti contenenti anatossine. Le anatossine sono tossine batteriche inattivate chimicamente con sostanze che mantengono l’immunogenicità ma fanno perdere la tossicità. In questo modo, dopo essere state iniettate possono stimolare una risposta immunitaria protettiva specifica.

I vaccini destinati ai bovini includono generalmente anatossine di Clostridium perfringens tipo C e D, ma spesso anche di tipo A e altri agenti clostridici (es. C. chauvoei, C. septicum, C. sordellii, C. novyi, C. tetani).

Nei vitelli nati da madri non vaccinate, la prima somministrazione è consigliata a partire dalla 2ª–3ª settimana di vita, seguita da un richiamo dopo 3–4 settimane. Nei vitelli nati da madri vaccinate è consigliabile aspettare le 8 settimane di vita in modo da avere un’interferenza minima con gli anticorpi colostrali.

Nelle bovine adulte, la vaccinazione è particolarmente utile in fase di asciutta, poiché consente il trasferimento passivo di anticorpi colostrali al neonato, proteggendolo nelle prime settimane, quando è più vulnerabile alle enterotossiemie.

L’efficacia della profilassi vaccinale è strettamente correlata:

  • alla corretta tempistica del protocollo vaccinale
  • alla conservazione e somministrazione adeguata del vaccino
  • alla presenza di un sistema immunitario efficiente nel soggetto vaccinato.

La vaccinazione non sostituisce una corretta gestione igienico-alimentare, ma rappresenta comunque una barriera immunologica fondamentale contro i ceppi ipertossinogeni di C. perfringens, che possono manifestarsi in seguito a dismicrobismi intestinali, variazioni alimentari brusche o condizioni di stress.

About the Author: Marco Spagnolo

Veterinario Libero Professionista. Email: marcospag@yahoo.it

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