La sindrome emorragica del digiuno è una malattia a localizzazione intestinale che negli ultimi 30 anni è stata ripetutamente segnalata negli allevamenti di bovine da latte ad alta produzione. Anderson la descrisse per la prima volta nel 1991, anche se è molto probabile che fosse già conosciuta negli anni ’60. Le caratteristiche principali di questa patologia sono la manifestazione sporadica, il quadro clinico ad andamento acuto caratterizzato da una gravissima enterite emorragica che interessa il tratto digiunale dell’intestino tenue, e l’elevatissimo tasso di letalità. 

Eziologia

La causa della sindrome emorragica del digiuno è ancora incerta, ma ci sono evidenze particolarmente forti che la mettono in relazione al Clostridium perfringens tipo A. Nella maggior parte dei campioni analizzati di contenuto intestinale si è riusciti a mettere in evidenza C. perfringens tipo A produttore di tossina α con una maggiore probabilità e in quantità significativamente più elevata rispetto ai campioni biologici provenienti da bovine decedute per altre cause gastrointestinali. C’è da dire però che C. perfringens fa parte della comune flora microbica intestinale e che i tentativi di indurre la malattia mediante infusione diretta di C. perfringens tipo A sono stati fallimentari. In ogni caso, questo tipo di clostridio sembra essere il maggiore sospettato, sicuramente in associazione ad alcuni fattori predisponenti l’attività patogena. Alcuni autori riconoscono in Aspergillus fumigatus un altro potenziale candidato, soprattutto in associazione a C. perfringens tipo A. Questa ipotesi sembra essere corroborata da numerose evidenze che denunciano la presenza costante di DNA di A. fumigatus in tessuti di vacche decedute per sindrome emorragica del digiuno, DNA che invece non viene repertato in bovine morte per altre patologie gastrointestinali.

Fattori di rischio

Alcuni fattori di rischio sembra che abbiano un’importanza cruciale per l’espressione clinica della sindrome della malattia emorragica del digiuno. Circa il 60% dei casi descritti colpisce le bovine in lattazione entro i primi 100 giorni dal parto, e solo un 20 % si manifesta a metà lattazione. Gli episodi riportati durante il periodo dell’asciutta sono veramente rari e più del 90% dei casi è descritto in bovine secondipare o pluripare. L’alimentazione riveste un ruolo decisivo come fattore di rischio, poiché le bovine alimentate con unifeed ad elevato contenuto energetico sono le più predisposte; il pascolo si è invece dimostrato un fattore di protezione, dal momento che le segnalazioni di episodi di sindrome emorragica del digiuno sono molto rare nelle vacche al pascolo. Probabilmente l’acidosi ruminale, e in generale le razioni povere di fibra, rappresentano un fattore di rischio importante. Per concludere, le caratteristiche di una bovina candidata ideale alla sindrome emorragica del digiuno sono le seguenti: vacca secondipara o pluripara ad alta produzione nei primi 100 giorni dal parto e alimentata con unifeed particolarmente ricco in concentrati

Sintomatologia clinica

I segni clinici della sindrome emorragica del digiuno riflettono una condizione patologica ad andamento acuto/iperacuto caratterizzata da una compromissione grave dell’intestino tenue. La sintomatologia tende a progredire verso un rapido peggioramento delle condizioni generali ed esita spesso nella morte della bovina. L’effetto combinato di un’emorragia massiva intestinale e la severa tossiemia determinano una profonda depressione, anoressia, un calo improvviso della produzione di latte, cute ed estremità fredde e una riduzione della temperatura corporea. All’esame ispettivo si mettono spesso in evidenza fascicolazioni muscolari, tremori e digrignamento dei denti. L’addome appare disteso mentre all’esame di auscultazione i reperti principali sono l’assenza o riduzione dei rumori ruminali e intestinali, un suono metallico (PING) durante l’auscultazione con percussione del fianco destro e rumori di guazzamento più o meno circoscritti all’esame di auscultazione con ballottamento (sempre sul fianco destro). All’esplorazione rettale il reperto è abbastanza caratteristico: melena o feci scarse frammiste a coaguli di sangue o ancora ematochezia, parete del rumine tesa e anse intestinali (tenue, colon e cieco) distese.

Esami di laboratorio

Il quadro ematologico è caratterizzato da leucocitosi con un aumento, in particolare, dei granulociti neutrofili. Questo reperto è dovuto al rilascio di neutrofili dal midollo osseo come conseguenza della liberazione imponente di citochine infiammatorie. La presenza di coaguli nel lume intestinale e la stasi comportano spesso un’ostruzione con conseguente ipokaliemia, iponatriemia e alcalosi metabolica. Un reperto piuttosto frequente è l’iperglicemia che determina una glicosuria piuttosto marcata; ciò è una conseguenza diretta dello stress sperimentato dalle bovine, che induce una massiccia liberazione di cortisolo e adrenalina. Ipocalcemia, ipermagnesiemia ed iperfosfatemia sono da attribuire alla disidratazione e una ridotta perfusione renale (iperfosfatemia), e all’insufficienza delle paratiroidi dovuta all’alcalosi metabolica (ipocalcemia). La concentrazione di azoto ureico ematico (BUN) è frequentemente aumentata negli episodi di sindrome emorragica del digiuno. Completa il quadro un aumento significativo dei seguenti parametri enzimatici: aspartato aminotransferasi, sorbitolo deidrogenasi, γ-glutamil – transferasi e lattato deidrogenasi come conseguenza del danno epatico acuto ed un aumento della creatin-chinasi come diretta conseguenza dell’imponente degenerazione della muscolatura liscia intestinale. 

Reperti necroscopici

Il reperto necroscopico caratteristico della sindrome emorragica del digiuno è una severa distensione dell’intestino tenue che interessa principalmente il tratto digiunale, più raramente il duodeno o l’ileo. Le anse colpite possono apparire di colore rosso scuro fino a violaceo e il contenuto è nettamente emorragico con la frequente presenza di coaguli di sangue particolarmente voluminosi. L’esame istologico delle porzioni interessate dalle lesioni mette in evidenza una severa enterite emorragica caratterizzata da edema della parete ed ampie aree di emorragia submucosale. Nei casi particolarmente gravi si ha la totale distruzione della normale architettura intestinale con aree di necrosi molto estese. 

Trattamento 

La sindrome emorragica del digiuno ha una prognosi raramente favorevole, per cui qualsiasi tipo di intervento è caratterizzato da una percentuale di successo piuttosto bassa. Il trattamento medico è indicato nelle primissime fasi della malattia e prevede la somministrazione di antibiotici, preferibilmente β-lattamine (penicilline) ogni 8/12 ore, associata ad una fluidoterapia aggressiva con elevati volumi, farmaci antinfiammatori non steroidei (flunixin meglumine) e analgesici (metamizolo). Il trattamento chirurgico sembra essere più indicato in fase conclamata della malattia e si caratterizza per un sensibile aumento della percentuale di successo con un incremento apprezzabile del tasso di sopravvivenza. L’approccio chirurgico prevede una laparotomia con accesso dal fianco destro con due possibili soluzioni: la rimozione dei coaguli intraluminali (per enterotomia) e/o dei segmenti devitalizzati dell’intestino (enterectomia) oppure la riduzione e frammentazione manuale dei coaguli intraluminali senza effettuare l’enterotomia. 

Conclusioni

La sindrome emorragica del digiuno è una malattia intestinale particolarmente temibile che, sebbene presenti un andamento sporadico, si caratterizza per un elevatissimo tasso di mortalità anche ricorrendo ad una terapia. La vaccinazione con presidi immunizzanti commerciali dovrebbe fornire una protezione, a patto che l’agente eziologico fosse realmente C. perfringens di tipo A produttore di tossina α, ma la realtà dei fatti è che i casi di malattia si osservano anche in allevamenti in cui le vaccinazioni sono effettuate regolarmente ed in modo corretto.

A fronte di ciò, la raccomandazione principale resta quella di tenere sotto controllo quelli che appaiono essere dei fattori di rischio importanti, come la qualità delle materie prime offerte alle bovine, una razione correttamente formulata ed una attenzione particolare alla prevenzione dell’acidosi ruminale. Qualora si venga chiamati ad intervenire sulla malattia in atto, si raccomanda di informare scrupolosamente il cliente della scarsa percentuale di successo della terapia e del tasso di sopravvivenza generalmente ridotto che caratterizzano questa patologia.