Negli ultimi decenni il mondo della zootecnia ha visto un progressivo e a volte inaspettato processo innovativo. Quindici anni fa il seme sessato, i robot di mungitura e la genomica erano ancora agli inizi e nessun allevatore si sarebbe mai aspettato di usare queste tecnologie giornalmente. Come conseguenza di queste e altre innovazioni, l’industria del latte ha accelerato verso il futuro. Oggi fecondiamo le nostre vacche con seme sessato di tori genomici e le mungiamo con i robot più avanzati. La produzione media ha continuato a salire così come le dimensioni delle mandrie per mettere le aziende in condizioni di essere competitive sul mercato attuale e su quello futuro.

Alle volte la forte competizione di mercato trova gli allevatori impreparati e incapaci di trovare i giusti strumenti manageriali per dare all’azienda maggior profitto migliorando la qualità del latte e la sanità della mandria.

Conoscere ed imparare è sempre stato il mio motto da quando mi sono laureato presso la Facoltà di Medicina Veterinaria di Parma e, durante gli anni passati a viaggiare all’estero, ho avuto la grande opportunità di migliorare le mie conoscenze tecniche sulla gestione della mandria, ma anche di incontrare le eccellenze della Veterinaria e della Zootecnia nel mondo come il Dr. Andrew Johnson, “The Udder Doctor”, che mi ha insegnato le più avanzate tecniche di controllo degli impianti di mungitura e della gestione della mandria.

L’incredibile balzo in avanti dell’industria del latte richiede continui aggiornamenti. La gestione delle Mastiti e delle Cellule Somatiche sono i punti critici per il successo economico dell’azienda da latte.

Fermiamoci un attimo e chiediamoci cos’è una Mastite. Nella mia esperienza, in Italia e in altri paesi, la mastite è pressoché sempre correlata ad una infezione batterica, così che il senso comune tende ad identificare la mastite con l’infezione della mammella.

Proviamo a cercare la definizione di mastite su internet: “La mastite è un’infiammazione della ghiandola mammaria…”. Quindi la mastite non è un’infezione ma la reazione infiammatoria ad un danno arrecato alla mammella. I batteri sono solo una delle cause che provocano questa reazione infiammatoria. Agenti chimici o fisici possono anche loro determinare la reazione infiammatoria della mammella, come anche la combinazione di fattori biologici (batteri), fisici (impianto) e chimici.

Quindi per gestire e prevenire il problema mastiti e aumentare il profitto aziendale dobbiamo considerare quello che il Dr. Johnson chiama il “triangolo della mastite” , cioè la commistione degli effetti che la componente umana (il mungitore/il manager), l’ambiente e l’impianto hanno sulla sanità della mammella.

Vediamo alcuni suggerimenti, facili da mettere in pratica, che ci aiutano a ridurre l’incidenza di mastiti. La regola principale è che la vacca dovrebbe vivere in un ambiente ASCIUTTO, PULITO E CONFORTEVOLE 24 ore al giorno per 7 giorni alla settimana. L’ambiente dove vivono le vacche riflette le scelte manageriali. Un allevatore in gamba dovrebbe sempre “ascoltare” le sue vacche perchè le vacche non mentono mai. Le vacche sono, di natura, animali puliti; se offri loro la possibilità di scegliere non andranno mai a sdraiarsi sulle loro feci o nel liquame. L’obiettivo principale della vacca è quello di abbassare la propria temperatura corporea e respirare aria fresca e ossigenata. Quindi l’allevatore in gamba cercherà di offrire alla vacca sempre una lettiera pulita e asciutta ma, oltre a ciò, farà in modo che quella lettiera sia confortevole attraverso una ventilazione adeguata, incoraggiando così la vacca a sdraiarsi su quella lettiera. Ricordiamoci sempre che le vacche in un ambiente confortevole fanno più latte.

Confrontiamo ora la lettiera permanente con le cuccette. La lettiera permanente è quella più vicina alle condizioni naturali di vita dell’animale. Quando le vacche hanno la possibilità di scegliere (vacche al pascolo) si distribuiranno su un’ampia superficie se quest’area offre riparo al caldo e al sole o, viceversa, si concentreranno sotto la poca ombra disponibile (un albero). Le vacche sono erbivori, quindi mangiano e camminano, non hanno una tana dove andare a nascondersi o dove allevare la prole, quindi non si preoccupano di “sporcare”. In altre parole defecano ogni volta che ne sentono il bisogno e non si curano dove.

Se abbiamo a disposizione un’area ampia e ombreggiata, ci saranno maggiori possibilità che le vacche si sdraieranno su una superficie asciutta e pulita ma, come purtroppo succede nelle stalle, non avendo questa possibilità, le vacche saranno costrette a sdraiarsi sulle proprie deiezioni e così facendo sporcheranno la mammella. Come ben sappiamo feci ed urine sono umide e rappresentano un’ottima fonte di alimento per i batteri quando si mischiano al materiale della lettiera. La vacca, sdraiandosi su questa miscela di cibo batterico, offrirà il tepore per favorire una crescita batterica esponenziale. Più batteri, più mastiti!

Le cuccette non sono un giaciglio naturale per la bovina, ma, se progettate propriamente, possono essere una soluzione molto vantaggiosa.

Le cuccette sono molto più facili da gestire per ottenere una lettiera asciutta, pulita e confortevole e inoltre riducono l’area occupata che, nel nostro paese, è un problema importante.

La progettazione delle cuccette non è un parametro standard. “One size fits all”, come leggiamo sui cappellini da baseball americani, non è la risposta esatta. Prima di tutto dobbiamo imparare a formare i gruppi in base alle dimensioni degli animali e non in base ai giorni di lattazione. Se le vacche sono troppo piccole per le dimensioni delle cuccette, si sdraieranno troppo in avanti e finiranno per defecare nell’ultimo terzo della cuccetta, esattamente dove si pone la mammella quando la vacca è a riposo. Esiste una correlazione diretta fra dimensioni adeguate delle cuccette e incidenza delle mastiti. Più letame c’è in cuccetta, più alte saranno le cellule somatiche nel frigo del latte. La posizione adeguata della vacca in cuccetta è fondamentale per una qualità del latte eccellente.

Il materiale di lettiera è il secondo punto importante. Materiali organici (paglia, stocchi, segatura) favoriscono maggiore crescita batterica rispetto a materiali inorganici ma, ancora più importante, più piccole sono le particelle della lettiera organica maggiore è la crescita batterica. In Italia, dove la maggior parte delle cuccette sono su paglia, tendiamo a tritare la paglia prima di metterla in cuccetta per ridurne il consumo. Così facendo “pre-digeriamo” il cibo per i batteri e creiamo una specie di spugna che assorbe e mantiene l’umidità creando così un ambiente molto più favorevole per la crescita batterica.

Il terzo ma altrettanto importante punto è la ventilazione. A prescindere di come pulita e asciutta sia la lettiera della cuccetta, se non ventiliamo adeguatamente l’area di riposo proprio dove la vacca mette la testa quando si sdraia, non ci sarà modo di far andare la vacca in cuccetta. La priorità per la bovina è di respirare aria fresca e di abbassare la sua temperatura corporea e lei andrà sempre dove c’è corrente anche se il solo posto con questi requisiti è la corsia dove opera il raschiatore.

L’altra area dove concentrare la nostra attenzione è la sala di mungitura. L’impianto di mungitura è la macchina più importante dell’azienda ma anche quella che ha meno manutenzione. Per qualche ragione abbiamo un’attenzione paranoica al giusto momento per raccogliere il fieno di medica ma non poniamo alcuna attenzione, in generale, al momento giusto per cambiare le tettarelle in sala di mungitura.

Come dice sempre il Dr. Johnson “La qualità del latte non può essere migliorata una volta che esce dalla vacca”. Inoltre, nei vari periodi trascorsi con lui ad imparare, ho imparato che ogni allevatore può produrre latte con una conta cellulare totale inferiore a 200.000. Abbassando l’incidenza delle mastiti e la conta cellulare, miglioriamo il profitto aziendale. Il profitto aziendale è strettamente correlato alla qualità del latte.

La buona pratica di gestione della sala di mungitura, si basa su due elementi del triangolo della mastite: una corretta preparazione della mammella e un impianto che funzioni correttamente. Ovviamente, se il triangolo è debole in uno di questi due punti, tutto quello che abbiamo fatto per migliorare l’ambiente è reso vano.

L’allevatore moderno lavora con vacche ad elevata produzione, quindi l’obiettivo è di mungerle GENTILMENTE e VELOCEMENTE per evitare che i batteri penetrino nel capezzolo durante la mungitura.

Per fare ciò dobbiamo migliorare la nostra procedura di preparazione della mammella alla mungitura per ottenere un capezzolo che sia PULITO, ASCIUTTO e BEN STIMOLATO e mantenere costantemente sotto controllo il funzionamento dell’impianto.

L’unico modo per controllare adeguatamente un impianto di mungitura è durante la mungitura stessa. Un impianto di mungitura ben strutturato è un fattore critico per ottenere latte di qualità eccellente ma anche una mungitura efficiente.

Moltissimi studi condotti negli USA dimostrano che il tempo minimo richiesto, dalla sgrizzatura dei primi getti all’attacco del gruppo, non dovrebbe essere inferiore ai 90” e non superiore ai 180”. Se non rispettiamo questi parametri la vacca non avrà un rilascio di ossitocina adeguato per una mungitura rapida e completa. Oltre il 75% dei casi di sovra-mungitura si manifestano all’inizio della mungitura, mentre è credenza diffusa che la sovra-mungitura si manifesti alla fine. Avendo monitorato diverse mungiture, posso confermare che pochissime vacche rilasciano copiosamente il latte non appena attaccate. Il risultato di una preparazione affrettata e inadeguata porta ad un periodo di mungitura più lungo, congestione dei capezzoli e formazione di calli di ipercheratosi. In altre parole andiamo a distruggere le naturali difese del capezzolo, giorno dopo giorno, mungitura dopo mungitura, e favoriamo un facile ingresso dei batteri in mammella.

Una corretta routine di mungitura permetterà di mungere le vacche più velocemente anche se il periodo di preparazione fosse più lungo.

La procedura che consiglio, d’accordo con il Dr. Johnson, è la seguente:

  1. Pulire a secco il piano della mammella e i capezzoli per asportare i residui di sporco più grossolani e disinfettare con un prodotto per il pre-dipping
  2. Sgrizzare due getti di latte per ogni capezzolo
  3. Asciugare completamente i capezzoli e attaccare ed allineare il gruppo.

Dovremmo procedere sempre allo stesso modo, iniziando sempre dalla prima vacca della fila e mantenendo i 90” fra la sgrizzatura e l’attacco del gruppo.

Durante la mungitura i pulsatori aprono e chiudono le tettarelle. Ci sono 4 fasi nel ciclo di pulsazione: A, B, C e D. Le due fasi più importanti sono la fase B e la fase D. la fase B è quella del flusso di latte e dovrebbe essere regolata fra 490 e 525 ms. La fase D è quella del massaggio e non dovrebbe mai essere inferiore ai 220 ms. La chiave è quella di regolare il sistema sulle vacche a maggiore produzione.

Il vuoto dell’impianto è molto importante per una corretta mungitura, ma non è il più importante. Il vuoto assolutamente più importante da controllare è il vuoto operativo nel collettore al picco di mungitura per comprendere come il vuoto influisca sulla salute del capezzolo e il flusso del latte. Un impianto di mungitura che non viene controllato durante la mungitura, non è controllato adeguatamente. Un vuoto corretto al collettore durante il picco di mungitura è un fattore critico per una mungitura veloce e gentile.

Può sembrare difficile da comprendere, ma un vuoto basso crea maggiori problemi ai capezzoli e alla qualità del latte di un vuoto corretto.

Infine, ma non meno importanti, sono la linea del latte e le parti in gomma. Ogni restrizione, crepa, curva a U o a 90° nel tubo lungo del latte finisce per rallentarne il flusso, che a sua volta riduce il vuoto operativo nel collettore, che a sua volta prolunga la mungitura.

Sappiamo che una vacca ad alta produzione può esser munta in meno di 5 minuti. Sfortunatamente questo non avviene in molte sale a causa della sistemazione errata dell’impianto.

Il mio obiettivo è di condividere con gli allevatori che fossero interessati le conoscenze acquisite e l’esperienza in questo campo ed aiutarli a diventare più competitivi e di successo. Essere un allevatore non è un mestiere facile. Sicuramente dietro tanto lavoro c’è tanta passione e dedizione ma anche tante, troppe cose da sapere. Conoscenza dell’agricoltura, dei macchinari, delle costruzioni, conoscenze legali e finanziarie e, soprattutto, della gestione della mandria. Ecco perchè credo che un allevatore innovativo debba affidarsi ad un professionista esperto, che lo aiuti prima di tutto a migliorare le proprie conoscenze e che fornisca un supporto specifico atto a migliorare il profitto dell’azienda.

L’obiettivo per il successo è di fare sempre quello che è meglio per la vacca senza eccezioni. Le vacche felici sono vacche sane e producono ricchezza.

Autori:

  • Dr. Camillo Cannizzaro
  • Dr. Andrew P. Johnson, DVM