22 Maggio 2026

Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto attuativo previsto dall’articolo 1, comma 2, del d.lgs. 136/2022, l’Italia definisce ufficialmente l’elenco delle malattie animali non comprese nel regolamento (UE) 2016/429 – la cosiddetta Animal Health Law – ma considerate comunque di interesse nazionale ai fini della prevenzione, della sorveglianza e del controllo sanitario.

Il provvedimento, pubblicato sulla G.U. n. 112 del 16 maggio 2026, rappresenta un ulteriore tassello nel processo di adeguamento del sistema veterinario italiano alla nuova governance sanitaria europea, chiarendo quali patologie potranno continuare a essere oggetto di monitoraggio e interventi specifici anche se non incluse tra le malattie armonizzate a livello UE.

L’Animal Health Law, infatti, ha ridefinito il quadro normativo europeo in materia di sanità animale individuando un elenco comune di malattie “elencate”, classificate secondo differenti categorie di intervento. Tuttavia, il regolamento consente agli Stati membri di mantenere misure nazionali per ulteriori patologie ritenute epidemiologicamente rilevanti per il proprio territorio o per specifici comparti produttivi.

È proprio in questo contesto che si inserisce il nuovo decreto ministeriale, che individua una serie di malattie soggette principalmente a misure di sorveglianza sanitaria, classificate prevalentemente in categoria E.

Tra quelle di maggiore interesse per il settore zootecnico e lattiero-caseario figura l’agalassia contagiosa degli ovini e dei caprini, patologia che interessa in particolare gli allevamenti ovicaprini da latte e che può determinare mastiti, artriti e importanti riduzioni produttive.

Particolarmente rilevante è anche l’inclusione di Streptococcus agalactiae, indicato per bovini, bufalini, ovini e caprini. Il batterio è storicamente associato alle mastiti contagiose negli allevamenti da latte e rappresenta ancora oggi un elemento centrale nei programmi di monitoraggio sanitario e di controllo della qualità del latte.

Nel nuovo elenco compare inoltre il CAEV (Artrite-Encefalite Caprina), malattia virale cronica che interessa soprattutto gli allevamenti caprini specializzati nella produzione lattiera e per la quale negli anni sono stati sviluppati specifici programmi di risanamento e biosicurezza.

Il decreto include anche altre patologie di interesse veterinario, tra cui la leptospirosi da Leptospira icterohaemorrhagiae nei carnivori, la leishmaniosi, la mixomatosi e la malattia emorragica virale del coniglio.

Più particolare il caso dell’infezione da SARS-CoV-2 nei visoni, classificata nelle categorie A, D ed E, a conferma dell’attenzione ancora mantenuta nei confronti delle specie sensibili che durante la pandemia hanno evidenziato un potenziale ruolo epidemiologico nella diffusione del virus.

Dal punto di vista operativo, il decreto fornisce la base normativa per l’attivazione di programmi di sorveglianza, monitoraggio e controllo da parte delle autorità competenti, consolidando il sistema nazionale di prevenzione sanitaria accanto al quadro armonizzato europeo.

Per il comparto zootecnico, il provvedimento conferma inoltre come alcune patologie produttive e gestionali, pur non rientrando tra le priorità sanitarie comunitarie, continuino a rappresentare un elemento strategico per la tutela della salute animale, della qualità delle produzioni e della sostenibilità degli allevamenti.

About the Author: Redazione Ruminantia

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