
La Dermatite Nodulare Contagiosa, o “Lumpy Skin Disease”, è una patologia virale infettiva e contagiosa di notevole rilevanza epizootica. Colpisce i bovini ed è causata da un Capripoxvirus altamente resistente e trasmesso principalmente da vettori ematofagi.
Originariamente confinata all’Africa sub-sahariana, la malattia ha progressivamente invaso nuove aree geografiche e la sua espansione ha assunto caratteristiche pandemiche, ponendo nuove sfide sanitarie e gestionali anche per i Paesi europei, tra cui l’Italia.
In questo articolo si analizzano in dettaglio l’eziologia, la patogenesi, i segni clinici, le modalità di trasmissione, la diagnostica e le misure di controllo e prevenzione, con l’obiettivo di fornire strumenti aggiornati e rigorosi per la sorveglianza e l’intervento precoce in ambito buiatrico.
Eziologia
Il patogeno responsabile è il Lumpy Skin Disease Virus (LSDV), un virus a DNA a doppia elica appartenente al genere Capripoxvirus, famiglia Poxviridae. È strettamente correlato geneticamente al poxvirus ovino e al poxvirus caprino, con i quali condivide i meccanismi patogenetici e antigenici.
Il LSDV è caratterizzato da un’elevata stabilità ambientale: può sopravvivere per più di 30 giorni nelle croste cutanee essiccate e nei tessuti contaminati, il che lo rende molto difficile da eradicare negli ambienti infetti.
Distribuzione geografica
Dalla fine del XX secolo, la Dermatite Nodulare Contagiosa si è estesa rapidamente:
- Africa sub-sahariana (endemica)
- Medio Oriente e Turchia (dal 2012)
- Balcani e Europa orientale (dal 2015)
- Asia meridionale e sud-orientale (dal 2019)
- Russia, Caucaso, Cina e Kazakistan (2020-2023)
Fino ad oggi l’Italia è stata ufficialmente indenne, ma il rischio di introduzione è sempre stato concreto, specialmente attraverso i movimenti transfrontalieri e i vettori provenienti dalle aree infette. A fine giugno 2025 è stato confermato il primo caso clinico di Lumpy Skin Disease sul territorio nazionale (Nuoro).
Modalità di trasmissione
La trasmissione avviene principalmente tramite vettori ematofagi:
- Zanzare (Aedes spp.)
- Mosche pungenti (Stomoxys calcitrans)
- Zecche (Rhipicephalus spp.)
- Culicoidi
La trasmissione diretta è meno efficiente, ma possibile, attraverso il contatto con secrezioni, lesioni cutanee e strumenti contaminati. Il virus può essere presente anche nello sperma, rendendo plausibile la trasmissione venerea o iatrogena. I fattori predisponenti alla malattia sono i seguenti:
- Clima caldo e umido
- Allevamenti estensivi o transumanti
- Alta densità di vettori
- Presenza di animali non vaccinati
Patogenesi
La patogenesi della Lumpy Skin Disease (LSD) è strettamente legata al tropismo del Lumpy Skin Disease Virus (LSDV) per le cellule endoteliali, i fibroblasti e le cellule del sistema mononucleato fagocitario. Dopo l’inoculazione, che avviene principalmente per via meccanica attraverso la puntura di vettori ematofagi, il virus segue un percorso patogenetico che può essere suddiviso in tre fasi:
- Ingresso e primo sito di replicazione
L’LSDV entra nell’ospite bovino per via transcutanea, principalmente tramite le punture di insetti vettori. Il virus viene inizialmente fagocitato da cellule dendritiche e macrofagi tissutali a livello dermico e trasportato ai linfonodi regionali, dove inizia la sua prima replicazione.
- Viremia primaria e disseminazione sistemica
Entro 4–8 giorni dall’infezione, si instaura una viremia primaria, con la diffusione del virus nel sangue associato a leucociti (monociti, linfociti, neutrofili). Questa fase permette al virus di raggiungere organi bersaglio a livello sistemico, come la cute, il polmone, il fegato, la milza, la mammella e l’apparato genitale.
- Lesioni vascolari e tropismo per la cute
Uno degli aspetti più caratteristici del LSDV è il suo spiccato tropismo per la cute. Il virus infetta selettivamente le cellule endoteliali e perivascolari del derma e del sottocute, provocando una vasculite necrotizzante, una trombosi dei piccoli vasi e ischemia con una conseguente necrosi dei tessuti.
Questi eventi sono responsabili della formazione dei classici noduli cutanei visibili clinicamente, che rappresentano delle aree di infiammazione, necrosi e rigenerazione fibroblastica. La progressione di queste lesioni può portare a ulcerazione, essudazione e formazione di croste dure aderenti, spesso con dolore marcato e sovrainfezioni batteriche secondarie.
Coinvolgimento sistemico
Oltre alla cute, l’LSDV può danneggiare vari distretti sistemici.
- Polmoni: alveolite interstiziale e bronchite necrotica, con possibili complicazioni respiratorie
- Sistema riproduttivo: necrosi testicolare, epididimite, metrite e aborto
- Mammella: mastite necrotizzante
- Congiuntiva: congiuntivite fibrinosa ed edema palpebrale
Risposta immunitaria
L’infezione stimola sia l’immunità innata (interferon, cellule NK, macrofagi attivati) sia l’immunità specifica:
- Risposta anticorpale: IgM precoci seguite da IgG neutralizzanti; non sempre correlate con la protezione clinica.
- Immunità cellulo-mediata: fondamentale per la clearance virale e la protezione clinica post-vaccinale.
Tuttavia, nei soggetti immunologicamente naïve (mai venuti a contatto con il virus) o in condizioni di stress, la risposta è insufficiente a limitare la disseminazione virale, determinando delle forme cliniche severe.
Eliminazione del virus
Il virus può essere eliminato per settimane attraverso:
- Lesioni cutanee (croste, essudati)
- Secrezioni oculari, nasali e orali
- Sperma e secrezioni vaginali (possibile trasmissione venerea)
- Feci e urine in caso di localizzazione viscerale
Quadro clinico
Il quadro clinico della Lumpy Skin Disease (LSD) è estremamente variabile in funzione di diversi fattori, tra cui:
- la razza (più sensibili i bovini Bos taurus, in particolare le razze da latte)
- lo stato immunitario dell’animale
- l’età e la condizione fisiologica
- la virulenza del ceppo virale
- la coinfezione con altri patogeni
- la presenza o meno di vaccinazione pregressa
Il periodo di incubazione varia da 2 a 4 settimane. Tuttavia, può essere più breve in caso di elevata carica virale o in soggetti immunodepressi. Il tasso di mortalità è generalmente basso (<1%), ma può aumentare in soggetti giovani o immunocompromessi. Il tasso di morbilità è invece molto elevato (fino al 100% in popolazioni naïve). La gravità clinica e l’impatto economico non derivano tanto dalla letalità del virus, quanto dalla perdita di produzione, dalle complicanze secondarie, dalla compromissione del benessere animale e dalle restrizioni sanitarie.
Sintomi generali (fase prodromica)
Nella fase iniziale, spesso aspecifica, si osservano:
- Ipertermia persistente (fino a 41–41,5 °C)
- Anoressia
- Letargia, depressione del sensorio
- Tachipnea
- Scialorrea e lacrimazione (epifora)
- Congiuntivite con edema palpebrale
- Linfoadenomegalia (in particolare dei linfonodi prescapolari e precrurali), molto ben rilevabile alla palpazione
In questa fase, nei soggetti gravidi, l’infezione può provocare l’aborto.
4 – 10 giorni dopo l’iniziale ipertermia, nel 40 – 50% degli animali infetti si sviluppa il classico quadro sintomatologico caratterizzato dalla comparsa di noduli cutanei dolenti.
Lesioni cutanee (vedi fig.1)
La manifestazione clinica più tipica della LSD è rappresentata dalla comparsa improvvisa di noduli multipli, distribuiti in modo generalizzato. Le caratteristiche di queste neoformazioni sono riassunte nell’elenco.
- Numero: da pochi a centinaia.
- Diametro: da 1 a 7 cm.
- Distribuzione: testa, collo, dorso, fianchi, addome, perineo, arti, scroto, prepuzio.
- Consistenza: duri, tesi, poco dolenti inizialmente.
- Evoluzione:
- Centro necrotico con formazione di escara e successiva ulcerazione.
- Caduta della crosta con possibile formazione di cicatrici permanenti.
- Le lesioni possono drenare essudato sieroso, emorragico o purulento.
In alcuni casi si formano delle aree necrotiche profonde adese al sottocute che possono persistere per settimane.

Figura 1 – Sintomatologia clinica nel bovino affetto da LSD. A – Noduli disseminati sull’intera superficie corporea. B – Cheratite e scolo oculare. C – Noduli e croste a livello di mammelle e capezzoli. D – Lesioni nodulari cutanee e croste. E – Lesione nodulare ulcerata con tessuto di granulazione. F – Lesioni crostose confluenti. Fonte iconografia: IZS Teramo
Manifestazioni secondarie e complicazioni
Le complicazioni sistemiche sono frequenti, soprattutto nei soggetti gravemente colpiti:
- Edema marcato in sede giugulare, sottomandibolare, addominale e mammaria.
- Nei tori, edema dell’apparato genitale esterno, talvolta con fimosi o prolasso prepuziale secondario.
- Nelle vacche, mastite necrotizzante, con alterazione qualitativa e quantitativa del latte e perdita funzionale di uno o più quarti.
- Zoppia per lesioni cutanee a carico degli arti e delle articolazioni
- Artrite, secondaria a localizzazione virale o sovrainfezione.
- Dispnea, tachipnea e scolo nasale mucopurulento.
- Focolai polmonari interstiziali per vasculite alveolare.
- Infertilità temporanea nei maschi, per orchite ed epididimite.
- Aborto nelle bovine gravide, probabilmente mediato da febbre alta, compromissione endometriale e danno diretto placentare.
Diagnosi
Nelle aree endemiche o a rischio, la presenza di noduli cutanei multipli associati a febbre e linfoadenopatia è altamente suggestiva di Lumpy Skin Disease. Una buona visita clinica è spesso sufficiente ad avanzare un sospetto fondato. Naturalmente per la conferma diagnostica è necessario il ricorso agli esami di laboratorio. Nel Manuale Operativo “Lumpy Skin Disease” (Dermatite Nodulare Contagiosa), redatto dal centro di referenza IZS dell’Abruzzo e Molise G.Caporale, sono riportate minuziosamente le procedure da intraprendere per il campionamento e la diagnosi di laboratorio.
Prevenzione e controllo
La Lumpy Skin Disease rappresenta una patologia ad elevato impatto economico e sanitario. La sua capacità di diffondersi rapidamente tramite vettori e di persistere a lungo nell’ambiente rende la prevenzione e il controllo fondamentali per la gestione della malattia, sia nei paesi endemici che in quelli indenni a rischio. I punti chiave della strategia di gestione sono:
- Prevenire l’introduzione del virus in aree indenni
- Limitare la diffusione del virus nella popolazione bovina
- Eliminare rapidamente i focolai clinicamente manifesti
Vaccinazione
La vaccinazione rappresenta lo strumento più efficace per prevenire l’introduzione e la diffusione del virus nelle popolazioni bovine. Attualmente sono disponibili tre tipologie di vaccini:
- Vaccini vivi attenuati omologhi (es. ceppo Neethling):
- Attualmente i più utilizzati nei programmi nazionali di controllo.
- Inducono una risposta immunitaria robusta sia umorale che cellulo-mediata.
- Durata dell’immunità: 6–12 mesi.
- Possibili effetti collaterali: formazione di noduli nel sito d’iniezione, lieve febbre, reazioni locali.
- Vaccini eterologhi (es. vaccini contro Sheep Pox Virus o Goat Pox Virus):
- Utilizzati in situazioni d’emergenza o in regioni a bassa disponibilità del vaccino omologo.
- Efficacia parziale e durata dell’immunità ridotta.
- Vaccini inattivati:
- In sviluppo, particolarmente indicati per:
- animali in lattazione avanzata
- vitelli
- animali in quarantena
- Richiedono somministrazioni multiple e adiuvanti per stimolare un’adeguata risposta immunitaria.
- In sviluppo, particolarmente indicati per:
Per approfondire lo studio della vaccinazione della Dermatite Nodulare Contagiosa, si raccomanda la lettura di questo articolo.
Controllo dei vettori
La trasmissione della Dermatite Nodulare Contagiosa è strettamente legata alla presenza e alla densità dei vettori ematofagi. Di conseguenza, il controllo entomologico è un pilastro essenziale della prevenzione.
- Uso regolare di ectoparassiticidi (organofosfati, piretroidi, ivermectina):
-
- Bagni, pour-on, spray o impregnazione ambientale.
- Attenzione allo sviluppo di resistenze.
- Gestione ambientale:
- Eliminazione di ristagni idrici.
- Rimozione frequente delle deiezioni e del letame.
- Rotazione delle aree di pascolo.
- Barriere fisiche:
- Reti anti-insetto negli allevamenti intensivi.
- Utilizzo di ventilazione forzata per disturbare il volo degli insetti.
- Insetticidi ambientali e larvicidi:
- Trattamenti puntuali nelle zone di ovodeposizione.
Quadro normativo
Nel contesto della normativa europea sulla Sanità Animale, la Dermatite Nodulare Contagiosa è categorizzata come malattia di categoria A, ovvero malattie elencate che normalmente non si manifestano nell’ Unione europea e per le quali, una volta rilevate, devono essere adottate immediatamente misure di eradicazione.
Bibliografia essenziale
- Manuale operativo Lumpy Skin Disease (Dermatite Nodulare Contagiosa)
- Lumpy Skin Disease Technical Disease. https://www.woah.org/en/disease/lumpy-skin-disease/
- European Food Safety Authority (EFSA). Scientific Opinion on Lumpy Skin Disease. EFSA Journal.
- https://www.veterinariapreventiva.it/simevep/attualita-simevep/lumpy-skin-disease-dermatite-nodulare-contagiosa-dei-bovini
- Review: vaccine and vaccination against Lumpy Skin Disease https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC8539040/



















































































